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Analisi tattica: Cosenza, i limiti ci sono. Ma anche le motivazioni…

Analisi tattica: Cosenza, i limiti ci sono. Ma anche le motivazioni…

di Gianluca Gagliardi *
Secondo tempo con il Catania incoraggiante per una circolazione della palla migliore e per un maggiore movimento di tutta la squadra.

Cosenza-Catania ha visto di fronte due squadre con il morale diametralmente opposto: padroni di casa alla ricerca ancora della prima vittoria ed etnei che si presentano al Marulla forti di ben tre successi consecutivi. Proprio questo diverso stato d’animo penso abbia condizionato l’avvio della partita che ha visto gli ospiti prevalere per tutta la prima mezz’ora, grazie anche ad un maggiore tasso tecnico che ha consentito all’undici siciliano di avere la partita in totale controllo fino alla rete del vantaggio. Il Cosenza ha pagato lo scotto di una settimana travagliata e che l’ha visto allenarsi solo tre volte sotto la direzione del nuovo tecnico. Squadra inizialmente apparsa in totale confusione e abbastanza contratta in fase di possesso, tanto che l’insicurezza e la paura di sbagliare ha più volte reso difficili anche i passaggi più semplici.

Lucarelli ha presentato una squadra diversa in più ruoli rispetto alle precedenti occasioni, ma senza variarne il modulo. 3-5-1-1 con, in particolare, Mazzarani a fungere da interno sinistro e Di Grazia in appoggio all’unica punta Ripa. Queste le “novità” più rilevanti nel team rossazzurro.

Braglia si presenta con un Cosenza targato 4-2-3-1, preferendo in mezzo al campo due mediani dotati di corsa e muscoli rispetto alle geometrie e alle qualità di Loviso e Palmiero.

Proprio La maggiore tecnica individuale degli ospiti in mezzo al campo, dove agivano giocatori del calibro di Lodi, Biagianti e Mazzarani, al di là di ogni altro aspetto tattico e psicologico, ha consentito al Catania di avere un buon possesso nella costruzione del gioco riuscendo con facilità il più delle volte ad uscire palla al piede dal pressing portato dai padroni di casa. Fin quando i tre hanno retto dal punto di vista fisico (non a caso sono stati sostituiti tutti nella ripresa), il Catania ha tenuto le distanze giuste tra i reparti in entrambe le fasi. Lucarelli penso abbia chiesto ai due interni di centrocampo l’ inserimento da dietro senza palla, sapendo di poterne sfruttare abilità ed esperienza, oltre alla già citata qualità.

Cosenza invece incapace di costruire un’azione degna di nota, con troppi giocatori (compreso i difensori) a toccare la palla più di due volte. Manovra che risulta così lenta e prevedibile anche per la staticità dei due esterni d’attacco Caccavallo e Statella, mai entrati nel vivo del gioco se non serviti con la palla sui piedi. Bruccini e Calamai in difficoltà in fase di costruzione dove non sono mai riusciti a trovare lo spazio e la giusta postura per giocare in verticale. A nulla è valso il movimento di un volenteroso Baclet e una costante spinta dei due esterni bassi Corsi e Pinna. La mancanza di velocità nella manovra, il poco movimento senza palla, la mancanza di imprevedibilità nell’uno contro uno e lo scarso appoggio in fase conclusiva sono tutte cause della brutta mezz’ora del Cosenza di sabato sera.

Catania abbastanza esperto e pieno di ex per sapere come affrontare partite del genere e che dopo il vantaggio ha pensato solo a gestire l’1-0, forte anche di una linea difensiva a cinque ben dotata fisicamente e non particolarmente preoccupata dalle sollecitazioni dei rossoblù.

Gli ultimi 10 min e l’intervallo hanno consentito al nuovo tecnico silano di motivare al punto giusto la sua squadra che dallo svantaggio in poi e stata padrona del campo.

Secondo tempo migliore per una circolazione della palla più positiva e per un maggiore movimento di tutta la squadra. L’ulteriore accorgimento dato dal tecnico toscano con l’entrata in campo di D’Orazio per Corsi e conseguente passaggio ad un più propositivo 3-4-2-1, ha garantito al Cosenza ampiezza in fase di costruzione e una più alta imprevedibilità in mezzo al campo per la presenza tra le linee siciliane dei due bassotti Caccavallo e Mungo (e poi Liguori).

Tutto questo avvantaggiato da un Catania “morto” fisicamente e che è venuto meno in gestione e ripartenza quando entrava in possesso, nonostante il tecnico livornese abbia sfruttato tutti i cambi a sua disposizione modificando completamente centrocampo e attacco!

La pressione dei padroni di casa ha sì generato qualche occasione, ma ha altresì messo in evidenza qualche limite nell’organico rossoblù soprattutto se si vuole ancora recitare un ruolo importante in questo campionato.

Sicuramente Braglia saprà dove intervenire ripartendo da quanto di buono è stato fatto nel secondo tempo senza trascurare l’aspetto motivazionale di una squadra che ha bisogno di fare una “brutta partita” ma portare a casa i tre punti.
*Gianluca Gagliardi, allenatore ex Cosenza e Triestina

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