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LAQUEO | Usura ed estorsioni mafiose, chiuse le nuove indagini su quattro persone

LAQUEO | Usura ed estorsioni mafiose, chiuse le nuove indagini su quattro persone

La Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro nei giorni scorsi ha notificato l’avviso di conclusioni indagini a quattro persone coinvolte nell’operazione “Laqueo” che nell’agosto del 2016 aveva portato all’arresto di diversi soggetti accusati a vario titolo di usura ed estorsione mafiosa. 

Le nuove indagini del pubblico ministero Camillo Falvo, condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Cosenza, hanno riguardato Gianfranco Bevilacqua, Ermanna Costanzo, Domenico Fusinato (difeso dall’avvocato Giulio Vincenzo Mammoliti del foro di Roma) e Francesco Modesto, ex calciatore.

L’input a fare approfondimenti investigativi è arrivato dopo la decisione del tribunale del Riesame di scarcerare i soggetti indicati nel 415 bis per mancanza di gravi indizi di colpevolezza. Tra gli elementi di prova vi sarebbero anche altre dichiarazioni del collaboratore di giustizia Roberto Violetta Calabrese, pentito al centro dell’inchiesta per via dei suoi rapporti con la maggior parte delle persone raggiunte dall’ordinanza di custodia cautelare del gip Distrettuale di Catanzaro e soprattutto con diverse persone offese.

Nel caso di Bevilacqua, difeso dall’avvocato Roberto Le Pera, parliamo di una presunta usura commessa in concorso con Giovanni Guarasci ed Ermanno Costanzo, difesa dagli avvocati Pasquale Vaccaro e Gianmario La Cava, ai danni di un imprenditore con tassi usurai del 15% mensile. In questo caso non è chiaro quale cosca di ‘ndrangheta potesse trarre vantaggio dall’azione criminale, visto che testualmente nel capo d’accusa di parla di «capitali ricevuti in esecuzione del mutuo usurario» provenienti «dalla ’ndrangheta del reggino».

Infine il caso Modesto. L’ex calciatore, attuale allenatore del settore giovanile del Rende, dopo aver passato un periodo nel carcere penitenziario di via Popilia, aveva ottenuto la scarcerazione senza alcun applicazione di misura cautelare, perché il Riesame riteneva non sufficienti gli indizi per confermare o modificare la misura cautelare. Ad accusarlo, in concorso col cognato Luisiano Castiglia, era stato proprio Calabrese. E proprio il pentito sarebbe stato risentito in merito alle dichiarazioni rilasciate nel periodo in cui aveva iniziato a collaborare con la giustizia.

Sotto usura sarebbe finito un imprenditore edile di Cosenza, il quale sarebbe stato costretto ad eseguire dei lavori a casa di Modesto «a parziale estinzione del debito usuraio contratto» e «lavorazioni edili presso l’abitazione» dell’ex esterno sinistro. Il tutto per agevolare la cosca Lanzino, «poi federata a quella di Rango-zingari». Accuse, tuttavia, che già in diversi sedi sono state smontate dal collegio difensivo che ora è composto dall’avvocato Leo Sulla del foro di Crotone.

Il provvedimento di chiusura delle indagini porta la firma del procuratore capo Nicola Gratteri, del procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri e del sostituto procuratore Camillo Falvo.

Gli indagati ora avranno 20 giorni di tempo per presentare una memoria difensiva che potrebbe cambiare il loro destino processuale se dovessero convincere della loro estraneità ai fatti i magistrati antimafia.

Intanto il processo in abbreviato che doveva iniziare oggi presso il tribunale di Catanzaro è stato rinviato ad altra data. (Antonio Alizzi)

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