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Castrolibero, no all’arresto di Greco e Figliuzzi: le motivazioni

Castrolibero, no all’arresto di Greco e Figliuzzi: le motivazioni

A nove mesi di distanza dall’udienza tenutasi a Catanzaro, il tribunale del Riesame in sede di Appello ha deciso sul consigliere regionale Orlandino Greco, già sindaco di Castrolibero, Aldo Figliuzzi, ex vicesindaco di Castrolibero, Mario Esposito, Alessandro Esposito, Marco Foggetti, Fabio Bruni e Giuseppe Prosperoso.

I giudici hanno rigettato la richiesta di misura cautelare per tutti gli indagati, ma in alcuni casi hanno motivato per mancanza di esigenze cautelari e in altri casi per mancanza dei gravi indizi di colpevolezza.

L’inchiesta riguarda il presunto accordo elettorale a Castrolibero tra l’allora sindaco Greco e il suo ex braccio destro Figliuzzi con presunti esponenti della cosca “Bruni-zingari” che nel 2008, avrebbero beneficiato di alcuni posti di lavoro in cambio dell’appoggio all’attuale consigliere regionale della maggioranza di Mario Oliverio.

Nel corso delle indagini, la Dda di Catanzaro e in particolare l’ex pubblico ministero antimafia Pierpaolo Bruni – oggi procuratore di Paola – avevano ricostruito tutti i passaggi chiave avvalendosi delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia come Ernesto Foggetti, Roberto Violetta Calabrese e Marco Massaro.

La prima richiesta di arresto non era andata a buon fine, poiché il gip Distrettuale Assunta Maiore aveva bocciato l’istanza cautelare dell’ufficio di procura coordinato dal procuratore Nicola Gratteri, accogliendola solo per la posizione di Mario Esposito, difeso dall’avvocato Antonio Gerace, scarcerato due settimane più tardi dal Riesame di Catanzaro. Decisione poi confermata dalla Suprema Corte di Cassazione. Il Riesame in sede di Appello ha rigettato la richiesta di arresto per il primo capo d’accusa per mancanza di esigenze cautelari.

Proprio nel primo capo d’accusa sono contenute tra le accuse più gravi ai politici di Castrolibero, mentre le altre fanno parte del capo d’imputazione, numero 3, riguardante il concorso esterno in associazione mafiosa, per il quale passa la linea difensiva degli avvocati Enzo Belvedere, Franco Sammarco e Marco Amantea che avevano sostenuto l’assoluta mancanza dei gravi indizi di colpevolezza.

Per il primo capo della rubrica imputativa il Riesame ha rigettato per tutti per mancanza delle esigenze cautelari, il che cambia la prospettiva processuale per i soggetti coinvolti. Le accuse riguardano il procacciamento di voti, avvalendosi del metodo mafioso, in favore dei due politici indagati. Episodi narrati nell’ordinanza che il gip aveva valutato in modo differenze rispetto alle condotte addebitate ai singoli indagati. Oggi invece non è così, ma viene meno l’esigenza di applicare la misura cautelare e non la gravità indiziaria sulla quale i giudici ritengono integro il quadro accusatorio della Dda di Catanzaro: la costituzione di un patto elettorale. E nel primo capo d’accusa ci sono Greco, Figliuzzi (difeso dall’avvocato Pasquale Naccarato), Marco Foggetti, Prosperoso (difeso dall’avvocato Rossana Cribari), Bruni (difeso dall’avvocato Nicola Rendace), Mario Esposito e i tre pentiti Ernesto Foggetti, Roberto Violetta Calabrese e Marco Massaro.

Per quanto riguarda Alessandro Esposito, difeso dall’avvocato Antonio Gerace, il Riesame ha rigettato la richiesta per i tre capi d’accusa per mancanza dei gravi indizi di colpevolezza.

Dunque rispetto all’ordinanza del gip Maiore cambia l’impostazione accusatoria e soprattutto quella difensiva. Le motivazioni sono tutte da leggere e analizzare. (Antonio Alizzi)

 

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