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Bruni: «A Rende utilizziamo metodologie di allenamento moderno. Vi spiego…»

Bruni: «A Rende utilizziamo metodologie di allenamento moderno. Vi spiego…»

Il professor Michele Bruni sottolinea: «Da noi sono banditi esercizi tipo gli addominali sul materassino. Abbiamo preso atto dell’ evoluzione avvenuta nella metodologia dell’allenamento degli sport di squadra negli ultimi 10 anni».

Dall’inizio della stagione sempre più spesso si vedono al Lorenzon allenatori e giovani preparatori osservare con attenzione gli allenamenti del Rende. Il prof Michele Bruni, preparatore fisico del Rende, ci parla delle metodologie di lavoro utilizzate dalla squadra del tecnico Bruno Trocini.

«Siamo convinti che, come dice Guardiola “non ha senso nel calcio pensare alla condizione fisica in modo avulso dal gioco e dal modello di gioco” – spiega Bruni – Ecco che pertanto nei nostri allenamenti è presente la palla per l’80-90%. Organizziamo delle micro-situazioni di gara, i giochi di posizione, volti al miglioramento della funzionalità tecno-tattica e allo stesso tempo al condizionamento fisico, ma in modo funzionale alla gara».

Michele Brni continua: «E’ necessario perché ciò avvenga che le dimensioni del campo siano il più possibile vicino a quelle reali, così come i recuperi che devono essere quelli più frequenti in gara e cioè da 20”-40” fino ad un massimo di 60”-90”. Riteniamo fondamentale l’intensità nelle esercitazioni, che deve essere pari o superiore a quella della domenica, avvalendoci dei GPS lagalacolli con i quali monitoriamo i lavori. Allo stesso tempo monitorare i lavori ci permette di evitare che il carico della seduta diventi eccessivo   causando situazioni di overreaching».

«Prevediamo una spesa energetica di 20 25 kj/kg a seduta, per una spesa totale durante la settimana di 140 kj compresa la partita che apre il microciclo, corrispondente ad un consumo calorico di circa 2400 kc per un calciatore di 70 kg – aggiunge Bruni – Gli allenamenti durano da 60’ fino un massimo di 90’ e la palla è presente sin dall’attivazione dove già sono presenti dei concetti di tattica di squadra. Non sono previste doppie sedute all’interno del micro ciclo».

Bruni continua a spiegar ei metodi utilizzati al Lorezon nel dettaglio. «Utilizziamo i lavori “a secco” che devono servire ad integrare i lavori tecno-tattici proposti dal mister. Per quanto riguarda i lavori di forza, non ritenendone attuabile un miglioramento in atleti adulti e in tempi ridotti, l’obiettivo delle esercitazioni sarà il miglioramento di tipo coordinativo, con lavori con piccoli carichi, monopodalici e di tipo “balistico”. I classici addominali sul tappetino sono stati aboliti, alleniamo i muscoli del “core” in isometria senza il coinvolgimento dell’ileo-psoas per 10’ 15’ ad inizio settimana».

Nel corso della sua carriera i corsi d’aggiornamento sono stati tanti. «Quando ho cominciato a fine anni ‘90 il mio lavoro di preparatore, preparatori come il prof. Arcelli, il prof. Pincolini, Ventrone ecc. provenivano dall’atletica leggera e nel calcio introdussero mezzi di allenamento importati da quella disciplina, con grandi risultati – aggiunge Bruni – In 20 anni gli studi però sono andati avanti, grazie alla scuola portoghese di Vitor Frade, a quella spagnola, ai ricercatori italiani prof. Di Pampero, prof Colli , grazie all’americano Vern Gambetta , agli studi sulla forza di Boyle, ecc. E allora senza dimenticare gli insegnamenti dei maestri degli anni ‘90, tutti noi addetti ai lavori, preparatori, allenatori, direttori sportivi, , ma anche giornalisti e commentatori sportivi, dobbiamo prendere atto dell’ evoluzione avvenuta nella metodologia dell’allenamento degli sport di squadra negli ultimi 10 anni».

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