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Analisi tattica: la paura di perdere fa la differenza

Analisi tattica: la paura di perdere fa la differenza

di Gianluca Gagliardi*
Cosenza e Sicula Leonzio hanno dato vita ad una partita molto guardinga dove il primo pensiero doveva essere quello di non prenderle e poi sperare che…. ?!?

Sinceramente sabato ho assistito alla partita più brutta della stagione e altrettanto sinceramente non me lo aspettavo da parte del Cosenza. Una settimana di grossa delusione, prima, per una brutta sconfitta nel derby e di una grossa speranza, poi, per l’ottimo risultato conseguito in quel di Catania in Coppa Italia, avrebbe dovuto dare ai rossoblù di casa quella spinta emotiva necessaria per aggredire gli impauriti ospiti reduci da buone prestazioni. ma dai risultati negativi.

Rigoli conferma quel 3-5-2 necessario a parer suo per dare più solidità alla fase difensiva a discapito di quella offensiva che vede il buon Arcidiacono sacrificarsi in un ruolo non propriamente naturale.
Braglia ripresenta il 4-3-1-2 scegliendo la fisicità di Bruccini a far da schermo alla difesa e riproponendo Mungo a ridosso delle due punte Baclet e Mendicino.

3-5-2, dicevamo, o 5/3/2 (un dettaglio poiché conta l’interpretazione del modulo) abbottonato con i tre centrali molto stretti e dotati di una buona fisicità che non ho mai visto aprire per giocare palla o superare la linea di metà campo. Completavano l’undici titolare due esterni dotati di una buona corsa (De Rossi a destra) e una discreta qualità (Squillace a sinistra); tre centrocampisti di cui uno (Daví) dedito a dare equilibrio e due (Marano e Gammone ) dotati di gamba e proiettati all’inserimento senza palla in fase di possesso; Arcidiacono e un modesto Ferreira in attacco. In definitiva squadra sempre accorta e attenta in fase difensiva con tutti i calciatori dietro la linea della palla che non hanno badato all’estetica quando si trattava di spedire la sfera in avanti.

Altra prova che testimonia l’intenzione di non voler rischiare nulla e quindi anche insicurezza nei propri mezzi da parte dei bianconeri, è stata la scelta di rinviare sempre lungo da parte del portiere alla ricerca (molto improbabile!) della spizzicata del timido Ferreira per lo sgusciante compagno di reparto.

Cosenza invece che fin da subito ha evidenziato una notevole difficoltà a fare gioco e a costruire un’azione degna di nota. Mai un giro palla da dietro alla ricerca di quell’ampiezza necessaria per “stanare” la strenua difesa ospite e mai tre passaggi consecutivi per la chiara difficoltà nel trovare spazi lungo la fascia centrale del campo. La scelta di posizionare Mungo alle spalle delle due punte in aggiunta ai tre centrocampisti, ha intasato ancor di più i venti metri che vanno dalla trequarti fino al limite dell’area dove la squadra ospite difendeva con ben sei elementi. Come evidenziato in precedenza, essi stavano molto stretti e corti.

Le uniche “emozioni” nel primo tempo le hanno regalate una “svirgolata” del piccolo Gammone, che da un cross proveniente dalla destra si è ritrovato al centro dell’area libero di calciare, e una traversa scheggiata dal volenteroso Baclet, che al terzo tentativo d’angolo si è smarcato sul secondo palo per sfruttare l’indecisa marcatura a zona dei difensori.

Zero tiri in porta e un po’ di confusione hanno chiuso un primo tempo deludente con la convinzione, più che speranza, che il secondo potesse essere sicuramente migliore. La ripresa è partita con gli stessi 22 attori protagonisti e con la stessa impostazione tattica ad eccezione di Statella/Calamai che avevano già invertito la rispettiva posizione di interni di centrocampo.

Dopo 10’ è stato Rigoli a portare qualche novità nei singoli, ma non nel modulo, con il doppio cambio D Angelo-Tavares per Marano-Ferreira. Solo al 15′ Braglia ha deciso di far entrare Palmiero per Calamai nel tentativo di dare geometria e profondità alla piatta manovra offensiva.

Probabilmente ci sarebbe potuto stare anche un cambio di modulo, almeno fino a quando sono rimasti in campo gli unici attaccanti a disposizione. Senza entrare nel merito o voler fare del calcio un gioco di parole, ritengo che un classico 4-4-2 avrebbe potuto consentire di trovare spazio e profondità sugli esterni dove i siciliani difendevano con un solo elemento. Creare superiorità sulle fasce laterali e consentire di arrivare sul fondo, avrebbe potuto esaltare le doti in particolare di Baclet, ormai quasi spremuto dal punto di vista fisico (questo penso sia stato il motivo del cambio).

Da tecnico penso che serva allenare e vivere una squadra durante la settimana per carpirne i reali valori non solo tecnici. ma soprattutto morali, da osservatore però ritengo altresì che le attuali compagini che occupano tra la 4° e la 10° posizione di questo modestissimo (ad oggi) campionato, non abbiano una rosa superiore a quella del Cosenza. I risultati dipendono da tante variabili, ma non si può prescindere dalle prestazioni che devono essere sempre fatte con la giusta dose di cattiveria e voglia agonistica.

Non aggiungere altro non è volontà, ma mancanza di appunti degni di nota negli ultimi 20’-25’ della partita. Mi piace, tuttavia, sottolineare come la contesa abbia trovato l’unico momento di enfasi all’uscita del mai dimenticato Pietro Arcidiacono. Per noi tutti Biccio!
*Gianluca Gagliardi, ex allenatore di Cosenza e Triestina

 

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