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Trocini VS Braglia, sfida a scacchi prima di Rende-Cosenza

Trocini VS Braglia, sfida a scacchi prima di Rende-Cosenza

Braglia deve vincere, mentre a Trocini può stare bene anche il pareggio. I due allenatori hanno pochi punti in comune, entrambi hanno scelto le porte chiuse. Entrambi si giocano tanto.

Allenamenti a porte chiuse e riserbo massimo sulle scelte di formazione. Forse più che per le tifoserie, Rende-Cosenza non è una partita come le altre per Braglia e Trocini. I due allenatori vivono una vigilia carica di significati, ma i 90’ di domenica hanno un peso specifico maggiore per il tecnico dei Lupi. Se i rossoblù dovessero vincere, infatti, non farebbero nulla di particolare vista la differenza di qualità tra le rose, viceversa altri problemi si sommerebbero ad un sacco già pieno di pensieri. I biancorossi, dall’alto della loro classifica, giocano per due risultati su tre e sulla cabala: al Lorenzon di recente sono cadute Reggina e Catanzaro e i cugini d’oltre Campagnano non vincono il derby in trasferta dal 1984.

FORMAZIONE. Braglia ancora non ha trovato la quadratura del cerchio e perfino la base di partenza delle ultime settimane, la retroguardia a quattro, potrebbe essere messa in discussione. Ipotizzare un Cosenza con la difesa a tre e con un centrocampo più folto potrebbe non essere un azzardo, ma il tecnico toscano ha abituato a sorprese quando dall’altoparlante vengono snocciolati gli undici titolari. Il 3-5-2 per Trocini è invece un dogma, un altare su cui consacrare la propria ascesa da guida tecnica. Non ha un undici di riferimento, ma una serie di pedine cardine attorno a cui ruota il fenomeno-Rende. La polivalenza di Gigliotti e Rossini gli regala la possibilità di aggiustare la formazione senza ricorrere ai cambi. Al Marulla solo Mungo ha questa preziosa capacità.

STILE. Grosseto è Toscana e Braglia ne tira fuori l’indole più caratteristica della Maremma. Irriverente e diretto, ama le battute per tagliare corto e per piacere ai tifosi. Non usa mezze parole, spesso sottolinea ciò che la gente vuole sentirsi dire. A Cosenza ha trovato una polveriera e, sebbene a Trinchera non sia piaciuta molto l’uscita, ha chiesto di aspettare gennaio per i giudizi. In ogni conferenza regala un titolo da sparare a nove colonne e spesso i messaggi che lancia hanno bersagli ben precisi. Esperienza, del resto, ne ha da vendere. Trocini è l’esatto opposto: pacato, mai sopra le righe, non ama la luce dei riflettori. La tuta con cui si presenta alle partite fotografa una forma mentis già delineata, tutta campo e sacrificio. In cuor suo sa che nel futuro ha il Cosenza, ma non lo dirà mai perché interpreta la parte con grande professionalità.

PROSPETTIVE. Su questo argomento, almeno sponda Cosenza, c’è un punto interrogativo grande come una casa. La chiarezza non è la specialità della casa, figurarsi su una programmazione da sempre assente nell’era Guarascio. Nessun volo pindarico, pertanto, al massimo un salto di qualche mese a quando Braglia chiederà al patron di rivoluzionare l’organico. Nei playoff, poi, cercherà di fare il massimo e di replicare le notti magiche targate De Angelis magari migliorandole. Fino a maggio, dovrà trascinarsi dietro una stagione maledetta. Pensare a cosa succederà a luglio oggi è impossibile, ma il toscanaccio punta a diventare definitivamente il riferimento del presidente come fece già Roselli. Trocini, invece, sta tessendo la sua tela. Non fa come Penelope ed ogni settimana completa un giro d’uncinetto in più: è lì in esposizione e farà gola a tanti. Domenica, tuttavia, di fronte si ritrova il condottiero più esperto della Serie C che non vuole dargli punti di riferimento. E’ già un complimento, giusto? (Antonio Clausi)

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