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Nel favoloso mondo di BaTREt: “I gol? Vi racconto cos’è successo quando non segnavo”

Nel favoloso mondo di <i>BaTREt</i>: “I gol? Vi racconto cos’è successo quando non segnavo”

“Ho sofferto molto in questo periodo. Valutavo le mie prestazioni e mi rendevo conto che erano superiori rispetto a quelle dell’anno scorso, quando correvo molto di meno ma facevo più gol”.

Un tripletta per tornare ad essere un attaccante vero. Da brutto anatroccolo a cigno nel giro di 90 minuti. Gli ultimi del Cosenza. Che sono coincisi con il ritorno alla vittoria dei rossoblù, ma soprattutto con la ricomparsa, per la prima volta quest’anno, di Pierre Allan Baclet sul tabellino dei marcatori. Non una ma ben tre volte. Da Baclet a BaTREt il passo è stato breve. O meglio, breve lo è solo sembrato. Perchè dietro c’è una storia da raccontare. Fatta di fede, speranza e voglia di non arrendersi. Per se stesso, ma soprattutto per le sue adorate figlie. In esclusiva per Cosenza Channel, un Baclet forse mai così a cuore aperto, ci fa conoscere lati nascosti della propria personalità, nella settimana della sua rinascita.

Come ha vissuto emotivamente questi mesi in cui i gol stentavano ad arrivare?

“Male. Ho sofferto molto in questo periodo. Valutavo le mie prestazioni e mi rendevo conto che erano superiori rispetto a quelle dell’anno scorso, quando correvo molto di meno ma facevo più gol. E per un attaccante i gol sono tutto. Quest’anno, invece, mi sono sacrificato di più a livello di gioco, ma il gol non arrivava, complici a volte anche episodi sfortunati come pali e traverse. Al contempo i tifosi mi contestavano, perché si aspettavano molto da me, lo capisco. Insomma non è stato un bel momento. Per fortuna c’erano i compagni, che hanno sempre creduto in me, standomi vicino, e il mister, che ogni giorno non mancava di incoraggiarmi”.

Cosa le diceva?

“Mi diceva di stare tranquillo, di concentrarmi solo sulle prestazioni, cercando di dare il meglio che potevo, senza pensare ai gol, che poi quelli sarebbero arrivati. Mi diceva che presto mi sarei sbloccato e che una volta ricominciato a segnare, non mi sarei più fermato. E così è successo, finalmente. Sono uscito dal tunnel”.

Complice, forse, anche un voto a San Francesco di Paola. Ci racconta della sua recente visita al Santuario?

“Erano proprio i giorni di cui parlavo prima, in cui non stavo affatto bene psicologicamente. Dopo il pareggio in casa con la Sicula Leonzio, dove ancora una volta la fortuna non aveva girato dalla mia parte, mi fece una sorpresa mia madre, venendo a farmi visita dalla Francia. Così la domenica decisi di portarla a fare visita al Santuario di San Francesco, dove anche io non ero mai stato, pur avendone sentito molto parlare. Sono credente e mi è piaciuta molto questa esperienza. Ho seguito tutto il percorso e ho anche bevuto l’acqua benedetta del pozzo”.

Adesso dovrà tornarci per ringraziare.

“Si ho già in programma di ritornarci, non appena verrà a trovarmi mio padre, perchè voglio portarci anche lui”.

Dal suo profilo Instagram, si vede che parte del suo tempo libero lo trascorre in campagna, tra gli animali.

“Ho scoperto una fattoria a Vadue, gestita da un’associazione benefica che accoglie persone disabili. Porto lì mia figlia per farla stare a contatto con gli animali e con la natura. Al tempo stesso mi fa piacere aiutare delle persone meno fortunate di me”.

Ha altri hobby? Si dice che lei sia un grande appassionato di serie tv.

“Si (ride, ndr). In realtà io sono un tipo un pò solitario. Quando dobbiamo affrontare delle lunghe trasferte in pullman, mi isolo per tutto il viaggio con le cuffie e lo smartphone, e guardo le mie serie tv preferite su Netflix”.

Quali?

“Ne guardo tantissime. Di recente mi sono piaciute Narcos e Breaking Bad”.

Si descrive come un tipo solitario, eppure i suoi compagni dicono di lei che va d’accordo con tutti nello spogliatoio.

“Di carattere, non sono il tipo che per primo cerca il contatto gli altri. All’inizio resto sulle mie, ma solo finché non subentra la confidenza, dopodiché mi apro molto e ho stretto dei bellissimi legami con i miei compagni di squadra”.

Con qualcuno in particolare?

“Più di tutti con Angelo Corsi, poi con Mendicino, Mungo, Calamai. In generale si può dire che ho stretto maggiormente con chi c’era già dallo scorso anno, però mi trovo bene anche con i nuovi arrivati, come Tutino e Palmiero”.

Vi frequentate anche al di fuori degli allenamenti?

“Si, spesso ci raduniamo per mangiare insieme o anche semplicemente per stare sul divano e giocare alla Play Station, a Call of Duty o a Pes. Siamo dei ragazzi normali, con degli hobby normali”.

Lei è francese, ma parla con accento napoletano. Come mai?

(Ride di gusto, ndr) Arrivai in Italia quando avevo 18 anni ed ebbi prima due brevi parentesi, a Ravenna e in Sicilia, dove pero’ non spiccicavo ancora una parola di italiano. Subito dopo mi trasferii a Castellammare di Stabia e si può dire che io abbia imparato effettivamente lì la lingua. E’ una città a cui sono molto legato e dove torno sempre, ogni volta che posso. Mi potrei definire un francese-napoletano”.

Chi la conosce bene dice che lei vive in funzione delle sue figlie (nella foto).

“E’ verissimo: ho due figlie femmine, che si sa, con i papà hanno sempre un legame speciale. La più grande, Sara, compirà 10 anni tra un mese, mentre la seconda, Inaya, sta per compiere 4 anni. Loro impazziscono per me, ed io mi sciolgo. Sabato prossimo, approfitterò della squalifica per andare a trovare Sara, che vive a Napoli; la più piccola, invece, vive con me e non mi lascia solo un secondo”.

A giudicare dai video della piccola che posta sui social, pare che abbia la sua stessa passione per la musica.

“Si, anche se a me piace di più la musica Hip Hop, mentre lei va matta per il Raggaeton. L’ho iscritta anche a scuola di danza, dove segue le lezioni due volte a settimana. Le piace tanto ballare, ha una vera e propria passione”. (Carmen Esther Artusi)

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