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Richiesta milionaria del Ministero dello Sviluppo Economico annullata dal TAR

Richiesta milionaria del Ministero dello Sviluppo Economico annullata dal TAR

Il TAR della Calabria, ha annullato un provvedimento grottesco, riguardante denaro pubblico per circa 3 milioni di euro. Tutto parte dal fallimento di una società operante nel settore dei trasporti, intervenuto nel 2016, a seguito delle istanze presentate da alcuni creditori che non riuscivano a recuperare il loro credito.

Il Tribunale ordinario, preso atto dello stato di insolvenza dichiara quindi il fallimento della società e nomina un curatore fallimentare, al quale vengono demandati i compiti di liquidazione del patrimonio fallimentare, al fine di tentare di soddisfare tutti i creditori.

In tale ultima fase, come un fulmine a ciel sereno, arriva alla curatela fallimentare una richiesta di restituzione 2.721.845,08 euro, proveniente dal Direttore Generale del Ministero dello Sviluppo Economico.

In questa richiesta venivano specificate le somme che dovevano essere restituite: 1.208.509,13 euro quale capitale erogato tra il 1999 ed il 2004, nell’ambito dei patti territoriali per lo sviluppo delle province calabresi, e la restante somma a titolo di interessi e spese.

La restituzione di importi così rilevanti, ormai non più nella disponibilità della società fallita, avrebbe certamente compromesso l’intera procedura fallimentare e così il Curatore decide di impugnare il decreto del Ministero dello Sviluppo davanti al TAR di Catanzaro, affidandosi all’avvocato Giuseppe Carratelli “junior” del foro di Cosenza.

Quest’ultimo ha illustrato ai giudici amministrativi l’illegittimità della richiesta del Ministero e del relativo procedimento, anche in virtù del lungo tempo trascorso dall’erogazione delle somme, avvenuta oltre 10 anni fa.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Calabria ha accolto quindi tale tesi difensiva, ed ha annullato la richiesta milionaria del Ministero dello Sviluppo Economico.

Tuttavia i giudici amministrativi non si sono limitati ad accogliere il ricorso, ma hanno disposto la trasmissione degli atti di causa e della sentenza alla Procura della Corte dei Conti, atteso che l’ingiustificato ritardo nell’emissione del provvedimento di revoca del contributo ne ha determinato l’illegittimità e ha quindi impedito il recupero di somme di denaro che l’amministrazione ritiene non dovute.

Dovranno essere verificate, quindi, le responsabilità interne al Ministero dello Sviluppo Economico, ovvero dei funzionari statali che hanno impedito il recupero di ingenti somme di denaro pubblico.

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