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‘Ndrangheta, le indagini della Dia: «In provincia di Cosenza nuove compagini criminali»

‘Ndrangheta, le indagini della Dia: «In provincia di Cosenza nuove compagini criminali»

La relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia, depositata in Parlamento, riassume le attività svolte dall’Arma dei carabinieri, dalla polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza nel primo semestre del 2017, da gennaio a giugno. Ma come sempre fa una sintesi degli equilibri mafiosi in tutta Italia. E come sempre le attenzioni degli investigatori si concentrano sulla Calabria: la ‘ndrangheta.

E in questa direzione si collegano le attività illecite delle cosche cosentine sul territorio locale e in particolare sul territorio nazionale. Si fa riferimento a possibili insediamenti in Toscana, tra le pochissime regioni italiane dove le ‘ndrine non avrebbero una base operativa, e in Friuli Venezia Giulia. Ovviamente parliamo della criminalità organizzata cosentina che rispetto ai clan reggini, vibonesi e crotonesi non risulta abbia investito fuori regione. Dominano, in tutti i sensi, le altre cosche calabresi soprattutto al Nord e nel Lazio.

Nel caso di specie, ovvero della presenza della ‘ndrangheta in provincia di Cosenza, la Dia focalizza la sua attenzione sulla formazione dei gruppi e e di conseguenza sulla presunta cosca “Rango-zingari” che viene chiamata in causa in una indagine conclusa a Roma dove tra i reati contestati a un imprenditore c’era quello di usura.

Ma tra le note riportate che destano maggiore interesse c’è sicuramente l’arresto di un super latitante messicano che si era rifugiato a Paola sotto falso nome. Era ricercato dal 2012 dalle Autorità messicane e da quelle degli Stati Uniti, dove è stato condannato, due volte, alla pena dell’ergastolo, per aver riciclato il denaro dei narcotrafficanti messicani del “Cartello del Golfo” e dei “Los Zetas”.

Le indagini svolte negli anni passati e di recente nel Tirreno cosentino fanno pensare alla Dia un possibile mutamento della geografia mafiosa. E infatti scrive: «Non si esclude che, a causa dei forti ridimensionamenti dei clan storici, sullo scenario locale possano affacciarsi nuove compagini».

Nella relazione gennaio-giugno 2017 c’è spazio anche per il tema dell’accoglienza con l’operazione condotta dai carabinieri di Cosenza nel centro di Camigliatello Silano. Anche se, rispetto alla prima fase, l’inchiesta ha assunto contorni meno pesanti per la maggior parte degli indagati.

Domanda: la ‘ndrangheta è ancora forte nonostante confische, sequestri, arresti e condanne? La risposta è contenuta nella relazione, che approfondiremo in un altro servizio. (Antonio Alizzi)

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