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Analisi tattica: Derby bloccato, Cosenza senza cazzimma

Analisi tattica: Derby bloccato, Cosenza senza cazzimma

di Gianluca Gagliardi*
La capacità e l’umiltà di prendere e ricordare laddove si è fallito ieri al Marulla dovrà essere l’obiettivo della squadra in tutti i suoi componenti per arrivare a quei playoff con la giusta mentalità e maturità.

Il derby da sempre sensazioni particolari e ieri al Marulla, al di là delle presenze, si respirava quell’aria delle grandi occasioni. Il Cosenza aveva la possibilità di continuare la serie positiva ma soprattutto compiere un definitivo salto di qualità e maturità.

La partita ha visto due squadre affrontarsi a specchio con un 5-3-1-1 molto accorto e proteso magigormente alla difensiva. Dopo un discreto inizio degli ospiti durato una decina di minuti, la partita ha visto una sola squadra in campo per il resto del primo tempo. Cosenza a fare la partita e Reggina protesa alla difensiva. I padroni di casa, pur senza mai accelerare e dare un po’ di cattiveria e decisione alla manovra, sono riusciti a creare un paio di occasioni prima di sbloccare su rigore (Perez nel bene e nel male !). Maurizi, il tecnico ospite, aveva messo in campo un collettivo giovane e ben organizzato consegnando le chiavi della manovra offensiva a Castiglia e Provenzano (un ex del Cosenza). Come in tante occasioni, anche ieri si sono affrontate due squadre con lo stesso modulo e con tanti duelli individuali in ogni zona del campo. Molta intensità nella zona centrale che spesso ha generato tanta confusione e poca qualità e linearità nella manovra. Questo ha costretto, in particolare modo il Cosenza, ad una manovra tendente ad aggirare sugli esterni per la ricerca di quegli spazi utili per arrivare alla conclusione. Tanti passaggi in orizzontale e quasi mai la ricerca in verticale della profondità o a scavalcare la linea difensiva (apparsa abbastanza debole) eretta dai reggini. Manovra un po’ scolastica e scontata facile da leggere dai giocatori ospiti. Portieri inoperosi testimoniano quanto sia stato difficile portare un giocatore alla conclusione per entrambe le compagini. L’eccezione, come già accennato in precedenza, è l’occasione di Perez, al quale va dato il tempo per integrarsi e trovare quella fiducia necessaria che gli consentirà di tramutare in rete simili occasioni. Il primo tempo, ad ogni modo, resta avaro di emozioni.

Sbloccato il risultato doveva essere tutto più facile per i lupi di casa ed estremamente complicato per gli ospiti costretti alla ricerca di un pari che, alla vista di chi era in tribuna, sembrava impresa a dir poco ardua.

Il secondo tempo inizia con un Cosenza che lascia la manovra e il pallino del gioco a gli ospiti. Attendere l’errore e ripartire velocemente per sfruttare gli eventuali spazi che i reggini sarebbero stati costretti a lasciare, deve essere stato l’input imposto dal tecnico rossoblù ai propri giocatori. Attendere o attaccare alto possono essere entrambe efficaci armi perché dipendenti da troppe variabili o dalla lettura della partita, ma non chiuderla può essere una colpa che si può pagare caro!

Venti (20) minuti di noia dove le uniche annotazioni riguardano i cambi effettuati dai rispettivi allenatori con Braglia che decide di togliere Ramos per D’Orazio senza modificare nulla dal punto di vista tattico e Maurizi che leva uno spento Fortunato per Marino (un altro nativo del 98 per uno del 90), con quest’ultimo a fungere da mezzala destra e Castiglia portato davanti la difesa a dettare tempi e ritmo alla propria squadra.

Il pari ospite nasce da una palla persa al limite area ospite che ha consentito ad Hadziosmanovic di iniziare e finire l’azione senza incontrare ostacoli! La leggerezza in fase di possesso e l’incapacità di troncare sul nascere la ripartenza amaranto, sono l’inizio di una conclusione che ha visto la linea difensiva (in particolare modo D’Orazio) farsi trascinare dal cambio gioco ospite e dimenticarsi del 30 reggino arrivato a concludere all’altezza del secondo palo indisturbato.

Troppa grazia per la Reggina capace di dare nervo e un po’ di intensità alla propria manovra, ma altrettanto incapace o assente dal punto di vista qualitativo. Pesante punizione o quel famoso prezzo che si paga quando non si chiude una contesa alla portata dei padroni di casa, sono i due pomi della discordia.

Il Cosenza ha avuto l’occasione per riportarsi in vantaggio, frutto più di una reazione sui nervi e sui limiti degli avversari che da una manovra o giocata individuale. Chiara è apparsa sin da subito la superiorità fisica e tecnica dei rossoblù di Braglia a cui forse è mancata inconsciamente quella voglia di chiuderla perché coscienti della superiorità che ha impedito loro di primeggiare sull’avversario e metterci quella cazzimma di napoletana memoria, utile per arrivare all’obiettivo.

Ancor più grave è la conta degli ammoniti ed espulsi che ha visto primeggiare la truppa rossoblù finiti nel cadere nel classico tranello e farsi trascinare dai giocatori ospiti su un piano di battaglia poco congeniale. Eppure l’età media fra le due squadre vedeva una differenza di almeno 4 anni a favore dei lupi. La capacità e l’umiltà di prendere e ricordare laddove si è fallito ieri al Marulla dovrà essere l’obiettivo della squadra in tutti i suoi componenti per arrivare a quei playoff con la giusta mentalità e maturità.
*Gianluca Gagliardi, ex allenatore di Cosenza e Triestina

 

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