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Tentata estorsione mafiosa a una sala giochi, assolti Abbruzzese e Zoubir

Tentata estorsione mafiosa a una sala giochi, assolti Abbruzzese e Zoubir

A tre anni di distanza dal loro arresto, arrivato per un decreto di fermo emesso dalla Dda di Catanzaro, Rocco Abbruzzese e Hamid Zoubir sono stati assolti dal tribunale collegiale di Cosenza per il reato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Assoluzione nonostante la richiesta di condanna molto pesante avanzata dalla Dda di Catanzaro, che in giudizio era rappresentata dal pubblico ministero Domenico Assumma. 

Hanno prevalso però le argomentazioni difensive avanzate dagli avvocati Rossana Cribari, Filippo Cinnante, Pasquale Marzocchi e Gaetano Bernaudo che nel corso del processo hanno smontato le accuse che erano state portate in udienza dalla Dda di Catanzaro al fine di provare la colpevolezza dei due soggetti che a livello investigativo erano stati inquadrati come affiliati al clan degli “zingari” di Cosenza.

I FATTI. «C’è un problema…. devi 17mila euro….voglio sapere il giorno preciso quando me li dai… Oramai i soldi li devi dare a noi…» è la frase incriminata che fa scattare tutta l’operazione giudiziaria a carico di Abbruzzese e Zoubir. I due l’avrebbero pronunciata, minacciando un imprenditore cosentino titolare di una sala giochi. Il debito della vittima con l’uomo, però, non sarebbe stato di 17mila euro, bensì soltanto di 2700 euro, che, secondo quanto pattuito, gli avrebbe versato entro il 20 gennaio 2015. Ma Abbruzzese e Zoubir arrivarono prima della scadenza. Poi si scoprirà la vera entità della somma dovuta.

Ma dietro a questa storia ce n’è un’altra che riguarda proprio la sala giochi. Un rapporto lavorativo-economico non andato bene tra due uomini, di cui uno è il fratello del proprietario della struttura ricreativa a scopo di lucro. Il problema principale era relativo all’affitto del locale e ai costi di gestione. Uno si fa da parte, l’altro deve pagare i debiti ossia somme di denaro prestate l’uno all’altro e alla fine ci si rende conto di non poter andare già avanti e si arriva al cambio societario. Cambio di società che prevede l’ingresso di un altro soggetto: siamo nel dicembre del 2014. Ma le spese sono maggiori delle entrate, così viene aperta un’altra sala giochi per cercare di ripianare un po’ tutto ma, secondo quanto riferito dalla persona offesa, entrano in scena i due imputati.

IL PROCESSO. Quando è stata sentita la persona offesa, il pubblico ministero all’epoca presente in udienza, il magistrato Camillo Falvo, incalzò la stessa chiedendo di ricordare diversi particolari della vicenda, risalenti a tre anni. Ma la persona offesa, però, rispose con tanti “non ricordo”, quasi a dire che la storia raccontata in dibattimento non era di sua conoscenza. Un atteggiamento che aveva fatto arrabbiare la pubblica accusa.

Poi nel processo entra un testimone, all’epoca dei fatti dipendente della sala giochi che oggi in udienza ha dichiarato di non aver mai assistito a minacce da parte di Rocco Abbruzzese al suo amico né di averlo mai visto all’interno della sala giochi. E infine ha spiegato che era a conoscenza del debito della persona offesa con il proprietario del locale che ammontava effettivamente a 17mila euro. Venuta meno la credibilità della parte offesa, il tribunale collegiale di Cosenza ha assolto con il secondo comma i due imputati.

Il pubblico ministero Assumma nel corso della requisitoria aveva chiesto 4 anni e sei mesi più una multa di 5mila euro per ciascun imputato e la trasmissione degli atti per il reato di falsa testimonianza nei confronti del testimone sentito oggi in udienza. (Antonio Alizzi)

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