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‘Ndrangheta e politica a Castrolibero, se (un’altra sezione) della Cassazione inguaia Greco

‘Ndrangheta e politica a Castrolibero, se (un’altra sezione) della Cassazione inguaia Greco

Il caso giudiziario sul presunto patto elettorale tra la cosca “Bruni” bella bella (oggi Rango-zingari) e l’ex sindaco di Castrolibero, Orlandino Greco si complica più del dovuto. Infatti la seconda sezione penale della Cassazione ha pubblicato le motivazioni con le quali ha annullato con rinvio il provvedimento del tribunale del Riesame di Catanzaro circa la posizione di Alessandro Esposito, accusato, a vario titolo, di associazione mafiosa, voto di scambio ed estorsione. 

Gli ermellini, presidente Ugo De Crescienzo e relatore Sandra Recchione, hanno accolto il ricorso della Dda di Catanzaro che sia al gip quanto al Riesame di Catanzaro aveva chiesto l’arresto di Alessandro Esposito. Ma i giudici avevano respinto tali richieste, non applicando alcuna misura cautelare. Oggi, però, alla luce della sentenza della seconda sezione penale della Suprema Corte, la posizione del consigliere regionale Orlandino Greco potrebbe cambiare rispetto al reato di voto di scambio per il quale il Riesame aveva già escluso i gravi indizi di colpevolezza.

L’inchiesta, coordinata all’epoca dal pm antimafia Pierpaolo Bruni e condotta dal Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Cosenza, rimane al centro della cronaca giudiziaria.

ASSOCIAZIONE MAFIOSA. In merito al 416 bis, i giudici della Cassazione scrivono che «con riferimento alla valutazione della gravità indiziaria relativa alla partecipazione alle associazioni mafiose storiche il collegio ribadisce che il reato di partecipazione ad associazione di tipo mafioso si consuma nel momento in cui il soggetto entra a far parte dell’organizzazione criminale, senza che sia necessario il compimento, da parte dello stesso, di specifici atti esecutivi della condotta illecita programmata, poiché, trattandosi di reato di pericolo presunto, per integrare l’offesa all’ordine pubblico è sufficiente la dichiarata adesione al sodalizio con la cosiddetta “messa a disposizione”, in quanto idonea ad accrescere, per ciò solo, la potenziale capacità operativa ed intimidatoria dell’associazione criminale».

Nello specifico, la seconda sezione penale della Cassazione ritiene che «nel caso di specie, in contrasto con le richiamate linee ermeneutiche il collegio di merito, confermava le valutazioni del giudice per le indagini preliminari che aveva rilevato l’inidoneità delle dichiarazioni raccolte a dimostrare la gravità indiziarla a carico dell’Esposito in quanto non ne sarebbe stato identificato il “ruolo”; ciò nonostante fosse stato evidenziata dalla Procura ricorrente la capacità dimostrativa di plurime chiamate in correità (Adolfo Foggetti, Marco Massaro e Ernesto Foggetti) convergenti nell’inquadrare Alessandro Esposito come un affiliato della cosca Rango-Zingari, e che della prova di numerosi incontri tra gli indagati i collaboratori e lo stesso Alessandro Esposito».

VOTO DI SCAMBIO. Il 416 ter riguarda oltre che Esposito anche Orlandino Greco. E sul punto gli ermellini sono chiari: «La sentenza deve essere annullata anche nella parte in cui ritiene insufficiente il quadro indiziario relativo al reato previsto dall’art. 416 ter cod. pen. in relazione alla illecita attività dell’Esposito alla candidatura del Greco Orlandino nella campagna elettorale del 2013», ovvero quella relativa alle ultime Comunali di Castrolibero.

«Sul punto nonostante la richiesta di riesame proposta dal pubblico ministero fosse volta a chieder una rivalutazione del compendio indiziario composto dalle dichiarazioni dei già richiamati collaboratori di giustizia, oltre che del Greco Orlandino veniva affrontate con una motivazione apparente («il pubblico ministero non ha offerto elementi di valutazione diversi ed ulteriori rispetto a quelli esaminati dal primo giudice»: pag. 6 del provvedimento impugnato) che si risolve in un vizio di omessa motivazione. Si ribadisce che la motivazione apparente e, dunque, inesistente è ravvisabile quando sia del tutto avulsa dalle risultanze processuali o si avvalga di argomentazioni di puro genere o di asserzioni apodittiche o di proposizioni prive di efficacia dimostrativa, cioè, in tutti i casi in cui il ragionamento espresso dal giudice a sostegno della decisione adottata sia soltanto fittizio e perciò sostanzialmente inesistente».

Perché questo passaggio richiamato a pagina 4 della sentenza va in contrasto con quella emessa dalla sesta sezione penale? Quest’ultima aveva dichiarato inammissibili i ricorsi proposti dalla Dda di Catanzaro in quanto le contestazioni erano in fatto e non in diritto, ma la pubblica accusa aveva preparato allo stesso modo i reclami avendo ragione, come abbiamo visto, solo in un caso. E la posizione di Alessandro Esposito, visto il compito che spetterà al Riesame di unificare i giudizi sulla vicenda, potrebbe cambiare il volto processuale dell’inchiesta.

Come già ribadito, l’unico capo d’imputazione in cui rimangono i gravi indizi di colpevolezza per Orlandino Greco e Aldo Figliuzzi è quello della corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso.

Sarà dunque necessario attendere il nuovo pronunciamento del tribunale del Riesame di Catanzaro per capire quale sarà l’orientamento e se i giudici muteranno la loro decisione, richiamando le questioni messe nero su bianco dalla seconda sezione penale della Cassazione. (Antonio Alizzi)

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