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Chi dirige il Pd rappresenta il popolo del Pd?

Chi dirige il Pd rappresenta il popolo del Pd?

A sentire le voci dei protagonisti nel Congresso regionale che si tiene a Lamezia Terme, il Pd calabrese si appresta ad iniziare una nuova fase. Che sia come quella passata (e presente) è presto per pensare di scommetterci un euro, ma se i protagonisti sono (e saranno) identici a quelli attuali la situazione non cambierà mai. 

Non sono servite al Pd calabrese le cocenti delusioni elettorali per fare un vero esame di coscienza. Pensate davvero che qualcuno si sia messo davanti allo specchio? Nessuno l’ha fatto, se ancora il segretario in carica Ernesto Magorno afferma che il commissariamento sarebbe la fine della democrazia nel Pd. E allora vien da chiedersi, se è meglio un commissario che fa filare tutti o un segretario che non è mai riuscito a tenere unito il partito. La prima ipotesi, quantomeno, è più suggestiva.

Il Pd non ha mai rinnovato la classe dirigente. Sul palcoscenico girano sempre gli stessi attori (non protagonisti) e chi vuole uscire dal coro, probabilmente, lo fa solo per rancore personale.

Cosa sarebbe successo se l’inizio del Governo Oliverio non fosse coinciso con l’inchiesta “Rimborsopoli”? Chi fu estromesso dalla Giunta regionale per il fatto di essere indagato, lasciando la poltrona alla Giunta tecnica, avrebbe fatto lo stesso percorso di protesta verso il Governatore di San Giovanni in Fiore? Come credere agli asini che volano in cielo.

E quando qualcuno voleva portare un vento di cambiamento, vedi Lucio Presta alle ultime elezioni Comunali di Cosenza, è stato costretto ad abbandonare di notte la nave, perché il Pd cosentino non lo voleva. Infatti, ha preso il 40% in meno dei consensi rispetto ad Occhiuto. Un vero capolavoro.

Poi c’è la questione che riguarda Oliverio. Il presidente della Giunta regionale sembra un corpo estraneo alla vita politica calabrese. Ha già deciso i nuovi ingressi in Giunta, quando manca meno di un anno alle prossime Regionali, e ha comunicato che intende ricandidarsi. Forse pensa che i voti presi dal Pd, briciole rispetto a cinque anni fa, siano un segnale contro il Renzismo, ma probabilmente dimentica che in quattro anni di legislatura nessuno si è accorto del cambio di passo alla Regione.

Infine, i giovani del Pd. Non deve essere facile crescere politicamente quando ci sono politici di professione che occupano le poltrone da circa 40 anni. Non deve essere facile, poi, stare nell’ombra e giocare le partite dalla panchina. Ma in tutto ciò non ci si rende conto di una cosa: il tempo passa, i giovani diventano adulti, i politici di professione viaggiano verso la pensione, e loro più che avvicinarsi nell’undici dei titolari, rischiano di andare in tribuna.

Se non sono i giovani del Pd a fare la rivoluzione, a coinvolgere il popolo del Pd, a creare un nuovo entusiasmo nei vari territori, come si può pensare che chi è sulla scena da quasi mezzo secolo, lasci il posto ai trentenni? Ai giovani chiediamo uno scatto d’orgoglio, anche a costo di prendersi qualche porta in faccia. Sono loro l’ultima speranza del Pd, no chi ha demolito un partito e costretto tanti milioni di cittadini a votare Movimento Cinque Stelle. (Antonio Alizzi)

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