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Braglia, il suo passato sulla strada che porta il Cosenza ai playoff

Braglia, il suo passato sulla strada che porta il Cosenza ai playoff

Il tecnico toscano torna dalla squalifica e dovrà affrontare subito Juve Stabia e Catanzaro, squadre che ha condotto in Serie B e i cui tifosi sono rimasti molto legati a lui. Ma non c’è spazio per i sentimentalismi.

Juve Stabia e Catanzaro non saranno due partite come tutte le altre per Piero Braglia. Il tecnico del Cosenza, al rientro dalla squalifica dopo tre turni passati in tribuna ad osservare i suoi uomini regalargli poche soddisfazioni, si ritroverà davanti due squadre nelle cui piazze ha lasciato ricordi indelebili e in cui è riuscito a fare breccia nel cuore dei tifosi.

Il Marulla ha imparato a conoscere il personaggio Braglia: populista quando è il caso di esserlo, ingegnoso nel cercare soluzioni ai problemi del gruppo, un po’ allergico al mondo della stampa e abile stratega in panchina. Braglia è anche uno che il primo giorno da allenatore della Juve Stabia disse: «Non mi impegno mai per più di un anno con una società, tanto finisce sempre che litigo con qualcuno e vado via». Finì che al Menti, idolatrato come forse solo al Ceravolo, rimase nei tre anni più belli della storia del club.

Nel primo (’10-‘11) arrivò quinto, vinse i playoff eliminando Benevento e Atletico Roma (una mezza corazzata all’epoca) e se ne volò in B con tanto di Coppa Italia sotto il braccio. Tra i cadetti chiuse la stagione al nono posto a margine di un campionato di alto livello in cui i fan gialloblu riassaporarono il calcio vero a distanza di 60 anni. Nel terzo torneo, invece, dopo aver raggiunto le 100 panchine fu esonerato per il rendimento al di sotto delle aspettative. Richiamato verso la fine non riuscì ad evitare la retrocessione. Il suo nome, tuttavia, da quelle parti rievoca emozioni e grandi ricordi. Del resto come avveniva a Catanzaro già da prima.

Braglia era stato un calciatore delle Aquile, una delle colonne del collettivo che ben figurò in Serie A e che portò la Calabria nella massima serie nazionale. Tornò al Ceravolo da allenatore nel 2003-2004 e grazie al 3-4-3 e ad un Giorgio Corona supersonico diede concretezza al sogno-B. Nel capoluogo ha lasciato tanti amici che non dimenticano le gesta sul campo.

Adesso, tuttavia, non c’è spazio per i sentimentalismi e Braglia è chiamato a dare una sterzata convinta al campionato del Cosenza nel rush finale. I playoff allargati rappresentano l’unico viatico per cambiare radicalmente il giudizio su un torneo disputato tra molti bassi e pochi alti, ma questo il tecnico toscano lo sa bene. E’ alla sua esperienza che si aggrappano i tifosi dei Lupi, convinti che al momento giusto quell’indicazione dalla panchina possa valere quanto un gol di un attaccante. (Antonio Clausi)

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