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Belvedere, il “Barone” Curcio: “La salvezza di quest’anno una delle mie imprese più belle”

Belvedere, il “Barone” Curcio: “La salvezza di quest’anno una delle mie imprese più belle”

“Belvedere è uno dei pochi casi al mondo dove, anzichè cambiare allenatore, si sono cambiati ben 11 calciatori. Ringrazio la società per questo. Da questi uomini si deve ripartire se si vuole provare a disputare un campionato di vertice il prossimo anno”.

 

Un girone di ritorno da grandissima squadra ed una salvezza sul gong che profuma di miracolo. La stagione del Belvedere è stata una vera e propria altalena di emozioni. Dall’inizio, segnato dai tantissimi punti interrogativi e dai risultati che non arrivano fino al ribaltone di dicembre con la squadra praticamente rifatta d’accapo. E poi il gran finale con gli amaranto che raccolgono 26 punti nel girone di ritorno e grazie all’ultimo match vinto contro il Comprensorio San Lucido, centrano la permanenza in Promozione, senza nemmeno passare dai play-out. Ne abbiamo parlato con l’artefice principale di questa impresa. Ovvero mister Tonino Curcio, per tutto il “Barone”.

Mister, partiamo dall’inizio. Cosa l’ha spinta ad accettare una sfida così impegnativa come Belvedere. Ricordiamo che lei ha accettato l’incarico quando ancora non era stata allestita nemmeno la rosa quest’estate. I dubbi sul futuro erano tantissimi, tant’è che la Coppa Italia viene disputata solo per onor di firma con i ragazzini della juniores.
“Diciamo che la serietà della famiglia Casella e della famiglia Raffo sono state per me una garanzia. Mi hanno spinto ad accettare fin da subito un progetto che, sulla carta, ci avrebbe dovuto portare a combattere per la salvezza. Sono stato rassicurato sul fatto che la rosa a disposizione sarebbe stata all’altezza del torneo di Promozione e quindi non ho avuto dubbi ad accettare”.

Però il girone d’andata è praticamente da incubo. La squadra raccoglie soltanto 6 punti ed a dicembre c’è aria di smantellamento. Viene nuovamente giocato un match con la juniores, contro la Juvenilia in casa, e da un momento all’altro sembra poter finire tutto. Cos’ha pensato in quei momenti.
“Certamente sono stati momenti difficilissimi nei quali ho provato anche a fare da collante tra i vari membri della società. Una volta che si è deciso di andare avanti, abbiamo praticamente rifatto l’organico. Forse Belvedere è uno dei pochi casi al mondo dove, anzichè cambiare allenatore, si sono cambiati ben 11 calciatori. Ringrazio la società per questo. Sono arrivati elementi importantissimi come i porteri Crocco e Simari, i difensori Filippo e Barca, i centrocampisti Morabito, De Pantis e De Rose. Gente che si è rivelata essere prima grandissimi uomini e poi grandi calciatori. Da lì in poi siamo ripartiti e ci siamo rimessi in carreggiata. Nonostante i soli 6 punti conquistati, la salvezza diretta non è mai stata troppo distante. Le nostre rivali erano avanti di 6/7 punti e c’erano tutti i presupposti per continuare a crederci”.

Qual è stato il momento più duro della stagione nel quale ha pensato di non riuscire a salvarsi e, al contrario, quello più bello dove invece ha visto la salvezza in tasca.
“Il momento più brutto è stato certamente dopo il pareggio interno contro il Fronti. Lì la squadra e la società sono state per un attimo con il morale sotto i tacchi. Era una partita fondamentale per continuare a credere nella salvezza che invece abbiamo sbagliato. In quella settimana c’è stato da lavorare tanto soprattutto sulla testa dei calciatori. Quello più bello invece, al di là dell’ultima partita contro il Comprensorio San Lucido che ci ha regalato la salvezza, è stata la partita in casa della Promosport, arrivata esattamente una settimana dopo il pareggio col Fronti. Aver vinto fuori casa una partita fondamentale ci ha restituito tutto l’entusiasmo perso 7 giorni prima e ci ha dato lo slancio finale per poter arrivare alla salvezza”.

Torniamo a domenica scorsa, quando contro il Comprensorio San Lucido la squadra soffre ma vince per 3-2, condannando i rossoblù alla retrocessione in Prima Categoria. La ciliegina sulla torta di un girone di ritorno meraviglioso. Dove sarebbe potuto arrivare con questa squadra fin dall’inizio?
“Domenica non abbiamo affrontato la partita nelle migliori condizioni possibili. Tra infortuni ed assenti non eravamo al meglio. Ma sapevamo di avere una grande chance e di non poter sbagliare. Così è stato. Questa squadra nel girone di ritorno ha tenuto un andamento da play-off, perdendo solo con Corigliano, Olympic Rossanese e Sambiase. Da questi uomini, con 2 o 3 innesti, si deve ripartire se si vuole provare a disputare un campionato di vertice il prossimo anno”.

A proposito di prossimo anno, parliamo di futuro mister. Quante possibilità ci sono di rivederla sulla panchina del Belvedere?
“Certamente ancora è presto per poterne parlare. A me sicuramente piacerebbe rimanere con le giuste condizioni”.

Tante imprese nella sua trentennale esperienza da allenatore. L’ultima prima di quest’anno, sfortunatissima, sulla panchina del Cutro in Eccellenza lo scorso campionato, dove sfiora una salvezza che sarebbe stata un’altra pietra miliare della sua carriera, anche se poi la squadra è stata ripescata. Si è rifatto quest’anno. Dove colloca la salvezza con il Belvedere e se c’è una dedica particolare.
“Sicuramente le emozioni che da una salvezza, soprattutto come quella di quest’anno, sono paragonabili a quelle di una vittoria del campionato. Come dice lei, il play-out perso lo scorso anno a Cutro, è una ferita ancora aperta, visto quello che abbiamo fatto in pochissimi mesi ed il rapporto stupendo che s’era creato con la società, la squadra e la città. Mi è rimasto un groppo in gola per non aver completato l’opera. Dovevo rifarmi e ci sono riuscito quest’anno. Questa salvezza, la colloco certamente tra le imprese più belle della mia vita e la dedico a mia figlia Erica, l’unica donna della mia esistenza, che ha attraversato un momento difficile durante l’ultimo periodo della sua vita”. (Alessandro Storino)

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