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Analisi tattica: i cambi danno ragione al Cosenza

Analisi tattica: i cambi danno ragione al Cosenza

di Gianluca Gagliardi*
Una partita non facile prima era diventata difficilissima dopo lo svantaggio. Vittoria e qualificazione meritata seppur bisogna evidenziare e ricordare che non bisogna aspettare lo schiaffo per reagire perché non sempre si ci riesce!

Mai come in questa occasione mi viene da dire ciò che io non ho mai amato dire: “ i cambi hanno fatto la differenza”!

Diana schiera un 4-3-3 leggermente votato all’offensiva non tanto per i tre davanti, quanto per le caratteristiche dei tre centrocampisti (in particolare di D’Angelo) più bravi nella fase di possesso e meno in quella di non possesso.Braglia ha risposto con il suo 5-3-1-1 scegliendo la “leggerezza” e la rapidità di Mungo e Trovato ad occupare i ruoli di interno destro e sinistro.La partita sin da subito ha avuto un tema ben preciso: siciliani alla ricerca del gol e rossoblù in attesa per colpire al minimo errore degli ospiti.

Buona la manovra degli undici di Diana, con un discreto giro palla e un buon movimento dei propri giocatori; movimento però più portato alla smarcatura e al movimento corto (venendo incontro) che alla ricerca della profondità. Vero è che il Cosenza schierato nella propria metà campo e con i cinque dietro ben allineati non lasciava tanto spazio alle proprie spalle, ma altrettanto vero è che se a un movimento corto non corrisponde uno lungo si finisce per giocare in 20 metri quadrati di campo e diventa impossibile trovare spazi.

Alla fine del primo tempo i numeri dicono zero tiri in porta per gli ospiti nonostante il maggior possesso palla e il gran da fare del mai dimenticato ex Arcidiacono. Le uniche “preoccupazioni” le ha create il buon Biccio con le sue accelerazioni e i suoi movimenti repentini che hanno costretto più volte i giocatori di casa al fallo.

Il Cosenza da parte sua aveva preparato e studiato nei minimi dettagli la fase difensiva e probabilmente, sapendo che gli avversari avrebbero cercato il gol e conoscendo le caratteristiche degli 11 siciliani inizialmente scesi in campo, attendeva per ripartire velocemente sfruttando eventuali “buchi” lasciati dai bianconeri. Da qui, presumo, la scelta di Mungo e Trovato piuttosto che di Calamai e Palmiero. Purtroppo quando si fa o si prepara una partita di “attesa” si corre il rischio di appiattirsi troppo e avere poi poca voglia o forza per ripartire e fare non 40, ma 60/70 metri di campo! Anche in questo caso i numeri però smentiscono l’evolversi della gara perché le uniche due occasioni di gol in un scialbo primo tempo le ha create il Cosenza!

L inizio della ripresa è stata un incubo per i padroni di casa che si sono trovati sotto dopo pochi minuti e per altri 15/20 li hanno visti  in balia dell’avversario che avrebbe potuto addirittura raddoppiare e probabilmente chiudere la contesa.

Fortunatamente per i Lupi arrivano i cambi da non confondere con i ricambi, perché non si tratta di una maggior o minore qualità dei giocatori che entrano o escono, ma piuttosto della scelta degli stessi e della conseguente sistemazione in campo!Doverosi e purtroppo scontati quelli effettuati dal buon Occhiuzzi, e non me ne voglia nessuno, disastrosi quelli effettuati dal tecnico ospite.

Doverosi per i Lupi perché occorreva più fisicità nel reparto di centrocampo e qualità nella metà campo ospite e altresì scontati per l’inconsistenza del pur bravo Trovato e per l’inefficienza di un difensore in più e magari poco portato alla costruzione quale è Idda!

Disastrosi perché, al di là di ogni singola opinione o altro verso il giocatore, non si può togliere quello che fino a quel momento aveva creato i maggiori problemi (vero Idda?). Da quel momento stesso della partita avrebbe potuto incidere ancor di più perché avrebbe potuto approfittare dei maggiori spazi e di quella profondità che mandano un giocatore come Arcidiacono a nozze! A mio avviso il tecnico siciliano nel momento in cui ha pensato di compiere l’impresa ha avuto il classico braccino corto e scegliendo un difensore in luogo di un esterno d’attacco ha dato un segnale “negativo” alla propria squadra, schierando la stessa con un 5-3-1-1 ormai proteso alla difensiva e senza più forza per ripartire.

Il Cosenza ha avuto forza (Calamai), imprevedibilità (Okereke), freddezza (Baclet), geometrie (Palmiero) dai cambi effettuati e altresì determinato la partita (gol effettuati da Okereke e Baclet), mentre Lescano per Foggia, piuttosto che Gammone per Bollino, nulla hanno potuto quando ormai le forze della propria squadra erano venute meno.

Vittoria e qualificazione meritata seppur bisogna evidenziare e ricordare che non bisogna aspettare lo schiaffo per reagire perché non sempre si ci riesce!
*Gianluca Gagliardi, ex allenatore di Cosenza e Triestina

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