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Analisi tattica: la Casertana le prova tutte, ma sbatte contro il muro eretto da Pascali&co.

Analisi tattica: la Casertana le prova tutte, ma sbatte contro il muro eretto da Pascali&co.

*di Gianluca Gagliardi
Il Cosenza per domenica dovrà preparare e sviluppare una partita diversa o… magari la stessa visto la qualità dell’avversario. Braglia è tecnico abbastanza esperto per sapere che in gare di andata e ritorno così ravvicinate dettaglio, energie fisiche e mentali, fortuna e quella sana dose di coraggio possono avere la meglio rispetto alla qualità.

Martedì sera abbiamo assistito ad una “classica” degli ultimi anni accompagnata da quel clima amichevole che storicamente lega le due tifoserie. Squadre che dal canto loro ci hanno messo quel minimo di agonismo necessario, ma senza mai andare oltre il lecito né nei modi e né nei toni.
Cosenza in campo con la sorpresa Okereke dal 1’ e con un 3-4-3 iniziale in luogo del più classico 5-3-1-1. Casertana con un 3-5-2 a trazione anteriore più per predisposizione tattica che per qualità o caratteristiche dei singoli.

Braglia opta per Okereke e non Palmiero e quindi per un 3-4-3 con il chiaro intendo di cogliere di sorpresa l’avversario e magari dare più “fiducia” alla squadra per la ricerca di quel gol che avrebbe potuto abbattere le velleità dell’avversario di turno. E in effetti, complice uno svarione dell’ex Pinna, si è subito trovato il vantaggio che avrebbe dovuto obbligare gli ospiti a sbilanciarsi più del dovuto e al Cosenza di giocare di rimessa. Purtroppo per il Cosenza, l’intendo dura solo 10’ perché anche in questo caso, grazie ad un errore non di un singolo ma dell’intero reparto difensivo, gli ospiti trovano il pari e una buona dose di energia positiva.

D’Angelo, allenatore ospite, schiera un 11 capace di coprire bene il campo e sviluppare delle buone trame di gioco che trovava il suo meglio nella zona nevralgica del campo. L’ordine era quello di iniziare sempre l’azione da dietro pur mostrando un notevole impaccio nelle qualità tecniche dei tre difensori centrali dove spiccava il buon piede sinistro di Pinna.

Complice un’eccessiva libertà d’azione concessa al sempre verde Rajcic e a un’inferiorità numerica in mezzo al campo, i campani hanno avuto il predominio e il possesso per tutto il primo tempo con i giocatori locali portati ad abbassarsi per non subire il palleggio ospite.

Sviluppo che non ha avuto il giusto apice nelle conclusioni (se non per qualche mischia o cross) grazie all’attenta e folta presenza di giocatori calabresi a difesa di Saracco. Interessanti i cambi gioco cercati con insistenza alla ricerca dei 2 esterni Meola a destra e Finizio a sinistra sempre aperti sulla linea bianca e stabilmente nella trequarti dei lupi. Altrettanto pericolosi erano gli esterni campani nella chiusura sul secondo palo che ha provocato qualche apprensione oltre al già citato gol del pari che ha visto una linea difensiva statica e non attenta ad assorbire il prevedibile inserimento del Finizio, bravo a raccogliere una verticalizzazione di Rajcic che non è stato sicuramente veloce nell’esecuzione . Bravi anche gli interni nell’attaccare la profondità ogni qualvolta il loro compagno esterno riceveva largo.

Un primo tempo che ha visto insomma una Casertana protesa al dialogo palla a terra e a repentini cambi gioco e Cosenza più votato alle ripartenza e verticalizzazioni sulle punte. Altra differenza negli undici era nelle caratteristiche degli avanti con una maggiore fisicità e “presenza” nei 2  attaccanti ospiti (Padovan e Turchetta) contro la rapidità e velocità dei tre di casa dove il solo Tutino è riuscito ad incidere, non solo per il gol, ma per le numerose iniziative che hanno provocato e generato punizioni e ammonizioni per i difensori campani.

La capacità dei tre difensori di alzarsi e far gioco unita alla presenza dei due esterni nella trequarti del Cosenza e il movimento costante degli interni e delle due punte ha dato, come evidenziato all’inizio, un’idea offensiva al gioco degli ospiti ma che poche volte ha trovato concretezza per la mancanza, a mio avviso, di uno o più giocatori capaci nell’uno contro uno di saltare gli arcigni difensori a tinte rossoblu orizzontali.

Al contrario i tre del Cosenza non si sono mai aperti o sbilanciati alla ricerca del compagno o per creare superiorità nella manovra. Questo ritengo più per mentalità che per qualità dei giocatori. Altrettanto assente e stata la ricerca del gioco e di un possesso volto non solo alla ricerca del gol ma anche e soprattutto per rompere i ritmi di una partita che vedeva una sola squadra costretta a vincere.

Come già successo nella partita contro la Sicula, all inizio del secondo tempo Braglia corre ai ripari e inserendo Trovato e Palmiero in luogo di Okereke e dell’infortunato Calamai. Ritorna al suo 5-3-1-1 così da eliminare la supremazia ospite in mezzo al campo e garantendo una maggiore presenza di elementi locali.

Vero che la Casertana ha continuato ad avere il pallino del gioco, ma è pur vero che poche o nulle sono state le occasioni create dagli uomini di D’Angelo. Possesso agevolato per l’eccessiva rinuncia dei lupi a far gioco e per l’altrettanto eccessiva voglia di arrivare al 90’ prima possibile.

Non si può neanche dire che il tecnico ospite non le abbia tentate tutte. Prima l’ingresso di De Vena per Rajcic (una punta per un centrocampista) con cambio del vertice basso (De Rose) e dell’interno (Turchetta) e poi addirittura con una triplice sostituzione e cambio tattico da 3-5-2 a 3-4-3 con Santoro (un ‘99!) ad affiancare De Rose per finire negli ultimi 5’ con Tripicchio (altra punta) per Lorenzini (centrale difensivo) con una squadra ultra offensiva che nulla aveva più da chiedere e temere.

Resiste e avanza meritatamente il Cosenza che da domenica dovrà preparare e sviluppare una partita diversa o magari la stessa visto la qualità dell’avversario. Braglia saprà sicuramente optare per la scelta giusta, consapevole ed abbastanza esperto da sapere che in gare di andata e ritorno così ravvicinate dettaglio, energie fisiche e mentali, fortuna e quella sana dose di coraggio possono avere la meglio rispetto alla qualità.
*Gianluca Gagliardi, ex allenatore di Cosenza e Triestina

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