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Locali distrutti a Cosenza, indagini serrate: ecco le prime ipotesi

Locali distrutti a Cosenza, indagini serrate: ecco le prime ipotesi

Un ordigno fatto esplodere dall’interno verso l’esterno nei pressi di piazza Bilotti. Un altro incendio di natura dolosa provocato contro una tavola calda in via padre Giglio. Due avvenimenti che, indubbiamente, sono legati tra loro non solo perché le due attività commerciali sono dello stesso imprenditore, ma soprattutto per le modalità di azione. La mano della criminalità organizzata con una richiesta estorsiva non andata a buon fine oppure c’è dell’altro? Ecco le prime risposte.

A Cosenza non avveniva una cosa simile da più di 20 anni. Altre esplosioni riguardavano cause non riconducibili ad intenti criminali, bensì a “truffare” le assicurazioni.

Oggi, però, è diverso. I carabinieri della Compagnia di Cosenza, gli artificieri del Comando Provinciale e tutti i militari dell’Arma impegnati nelle indagini, stanno seguendo l’ipotesi dell’incendio doloso a seguito di una azione estorsiva che sarebbe sfumata per il no della vittima. E come avrebbero agito? Si ipotizza che nel caso del bar in via Caloprese una o più persone abbiano forzato la saracinesca, piazzando l’ordigno collegato a una miccia per poi scappare dal luogo del delitto. Al momento, infatti, non sembrano esserci elementi sufficienti che fanno pensare a una bomba telecomandata. La zona, comunque, è dotata di più sistemi di videosorveglianza che sono al vaglio degli investigatori.

I carabinieri, inoltre, subito dopo aver sentito l’imprenditore di Cosenza hanno avviato decine di perquisizioni domiciliari a carico di presunti appartenenti alla criminalità organizzata, dalle quali per ora non sembrano essere emersi indizi particolari.

La tensione che si registra in città, dopo vari pentimenti, arresti e ritrovamento di armi, potrebbe aver cambiato gli equilibri all’interno della criminalità organizzata. Come sappiamo, non esiste più la confederazione tra “zingari” e italiani e questo potrebbe portare ad un mutamento dei rapporti tra i vari clan.

Per ora il coordinamento investigativo spetta alla procura di Cosenza, ma non vi sono dubbi che col passare delle ore gli elementi indiziari potrebbero far emergere un chiaro e netto coinvolgimento della ‘ndrangheta e a quel punto il fascicolo passerebbe alla Dda di Catanzaro che, stamattina, è stata informata dell’accaduto. (Antonio Alizzi)

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