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Omicidio in Presila, Chimenti condannato a oltre 5 anni: nuova pena dopo la riqualificazione del reato

Omicidio in Presila, Chimenti condannato a oltre 5 anni: nuova pena dopo la riqualificazione del reato

Dopo aver improntato la linea difensiva sulla riqualificazione del reato, che ha portato l’imputato a non rispondere di omicidio volontario e tentato omicidio, ecco la nuova sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro sul delitto di Francesco Palazzo, imprenditore presilano ucciso da Leo Franco Chimenti il 21 settembre 2014. 

Convincente, secondo la Corte di Cassazione, la strategia difensiva dell’avvocato Gianluca Garritano che gradualmente aveva permesso di dimezzare, giudizio dopo giudizio, l’entità della pena, nonostante la scelta del rito abbreviato.

L'avvocato Gianluca Garritano
L’avvocato Gianluca Garritano

Infatti, il gup di Cosenza aveva condannato in primo grado Chimenti a 16 anni di carcere, poi diventati 8 anni in Appello. In Cassazione, invece, il processo ha preso una piega diversa, ovvero quella auspicata dalla difesa che da subito aveva parlato di una morte non voluta, ma avvenuta per eccesso colposo in legittima difesa. Teorema difensivo, come detto, che aveva trovato accoglimento dalla Suprema Corte, tanto da annullare con rinvio la prima sentenza di secondo grado.

Oggi, dunque, l’epilogo. La Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro ha rideterminato la pena a 5 anni e 4 mesi, accogliendo le richieste dell’avvocato Garritano.

Tra Palazzo e Chimenti vi erano problemi da tempo per questioni riguardanti il pascolo di alcune mucche che sconfinavano ripetutamente nel terreno della vittima. L’imputato fu inizialmente aggredito e reagì in modo eccessivo, rimanendo alla riqualificazione del reato, sparando nei confronti di Palazzo e di suo genero diversi colpi di arma da fuoco. Una domenica di sangue tra i monti della Presila che allarmò un’intera comunità. (Antonio Alizzi)

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