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Contraffazione e ricettazione, non fu “falso grossolano”: il tribunale di Cosenza lo assolve

Contraffazione e ricettazione, non fu “falso grossolano”: il tribunale di Cosenza lo assolve

Un uomo, S. B., era stato tratto in giudizio per il reato di contraffazione e ricettazione poiché durante un controllo effettuato dalla guardia di finanza nell’ottobre 2016 fu colto nell’intento di vendere 31 orologi recanti il macchio Cartier, Rolex, Bulgari, Omega e Wellington privo della documentazione fiscale di acquisto, ma oggi il Tribunale di Cosenza ha accolto la tesi dell’avvocato difensore Chiara Penna (nella foto) assolvendolo da ogni accusa.

Il tema evidenziato dalla difesa è stato quello del cosiddetto “falso grossolano”, che ha destato non pochi problemi in ambito giurisprudenziale poiché imprescindibilmente connesso al concetto di  “palese contraffazione”, che si traduce nella reale percezione della falsità di beni dalla manifattura scadente nonché dalla qualità scarsa.

Secondo la difesa, infatti, l’ipotesi di contraffazione di beni recanti marchi e loghi importanti, in vendita privi di documentazione di accompagnamento, viene meno in presenza di alcuni dati come la manifattura decisamente scadente o il prezzo di vendita troppo basso per trarre in inganno l’acquirente. 

Nel caso in questione, in cui per stessa ammissione dell’ufficiale della Guardia di Finanza non solo gli oggetti “potevano” essere falsi, ma non vi era neanche un fascicolo fotografico che documentasse le caratteristiche degli orologi sequestrati, non era possibile provare in alcun modo la grossolanità o meno della imitazione.

Ciò secondo la difesa rendeva il reato di contraffazione contestato non solo non provato, ma eventualmente impossibile.

Tale conclusione faceva venir meno di conseguenza anche il secondo capo di accusa: la ricettazione, anche perché dall’istruttoria dibattimentale non emergeva in alcun modo la prova che eventualmente l’imputato fosse a conoscenza della provenienza illecita degli orologi sequestrati.

Per tali motivi il Tribunale di Cosenza nella persona del giudice monocratico Piro, a fronte della richiesta di condanna a 1 anno di reclusione e 500 euro di multa avanzata dalla procura, accogliendo la tesi dell’avvocato Chiara Penna, ha assolto l’imputato.

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