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Dal “Locale di Sibari” alla guerra di mafia: 50 anni di storia criminale

Dal “Locale di Sibari” alla guerra di mafia: 50 anni di storia criminale

Dal “Locale” di Sibari alla guerra di mafia di Cassano all’Jonio. Quasi 50 anni di storia criminale cosentina che, dopo l’omicidio di Leonardo Portoraro, torna alla ribalta della cronaca giudiziaria. Il lavoro che attende la Dda di Catanzaro e i carabinieri del Comando Provinciale di Cosenza non è affatto semplice. 

Dovranno sfogliare vecchi verbali, leggere vecchie sentenze e aggiornarle con le investigazioni odierne su cui vige il segreto istruttorio. E saranno chiamati, probabilmente, a valorizzare, o meglio, ad approfondire quegli elementi che oggi possono avere meno rilevanza rispetto a una logica che potrebbe portare l’inchiesta nella direzione di cui vi abbiamo parlato nei giorni scorsi.

Perché è vero che Portoraro, con la sua attività edile, poteva essere in grado di concorrere sui grandi appalti pubblici, ma gli inquirenti non sottovalutano neanche il fatto che la vittima avesse tanti nemici. Soggetti che potevano portare rancore per avvenimenti di cronaca , omicidi in particolare, riconducibili agli anni ’80 e ’90.

Un periodo in cui Portoraro faceva parte del “Locale di Sibari”, facente capo a Giuseppe Cirillo. L’omicidio di Mario Mirabile, però, cambierà tutto. Verranno stravolti gli equilibri e dal “Locale di Sibari” si passerà al “Locale di Corigliano”, istituito, organizzato e diretto da Santo Carelli. E tutto questo è contenuto nei faldoni del processo “Galassia”, la maxi inchiesta della Dda di Catanzaro, che negli anni 90’ fu come un uragano per le ’ndrine calabresi.

Furono processati tutte le cosche di maggior rilievo: dai reggini ai sanlucoti, dai vibonesi a quelli della Piana di Gioia Tauro, dai cirotani agli jonici cosentini, esponenti dei clan di Cosenza e della costa tirrenica cosentina. Insomma, c’erano proprio tutti.

Quello che vogliono capire oggi gli investigatori è chi ha covato odio e sete di vendetta nei confronti di Portoraro, che lo ricordiamo, fu incriminato per diversi omicidi, ma tutte le condanne ricevute in primo o in secondo grado, al termine dell’iter processuale, furono ribaltate con sentenze di assoluzione.

E spulciando tra i vari documenti investigativi, gli inquirenti hanno intenzione di ricongiungere alcune dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia in epoca recente che, di fatto, spiegano i passaggi contenuti nella relazione della Direzione Nazionale Antimafia relativa agli anni 2015 e 2016.

PROCESSO GALASSIA. Perché il processo “Galassia” è importante per capire il presente (e il futuro)? L’indagine, condotta all’epoca dai pubblici ministeri Giancarlo Bianchi e Salvatore Curcio, oggi rispettivamente giudice in Corte d’Appello a Catanzaro e procuratore capo di Lamezia Terme, mirò a neutralizzare tutte le cosche che in quel periodo andavano formandosi, soprattutto nella piana di Sibari.

Tra Giuseppe Cirillo e Santo Carelli non correva buon sangue ed entrambi si facevano forti dei rapporti con i clan reggini o vibonesi che, in quegli anni, deliberavano omicidi e concedevano il titolo di “Locale” a chi ne aveva i requisiti. Poi c’erano le varie ’ndrine, ossia i gruppi mafiosi che facevano riferimento al “Locale”, il cui “notaio” era il capo società.

L’assassinio di Mirabile, cognato di Cirillo, creò una profonda spaccatura tra Sibari e Corigliano. Secondo la Dda di Catanzaro, il delitto di mafia fu commesso, con l’assenso di tanti boss dell’epoca, per mantenere il controllo del territorio nella fascia Jonica, vista la solidità e forza intimidatoria del “Locale di Cirò”, in stretta collaborazione con il nascente “Locale” di Corigliano. Parliamo del 31 agosto del 1990, giorno in cui Mirabile fu ucciso in località Thurio.

La frattura fu talmente profonda che la scia di sangue coinvolse quasi tutte le famiglie mafiose, anche quella di Portoraro a cui venne ammazzato il fratello Giovanni (insieme a Salvatore Nigro): è il 18 gennaio del 1992. La risposta di Portoraro, secondo la Dda dell’epoca, non si sarebbe fatta attendere e la vittima dell’agguato di Villapiana, avrebbe deciso di eliminare Alfredo e Giuseppe Elia, nonché Santo Carelli, ma alla fine persero la vita Alfredo Elia e Leonardo Schifini. Delitti per i quali Portoraro fu assolto. (1/continua). (Antonio Alizzi)

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