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Cosenza in B, è una svolta generazionale

Cosenza in B, è una svolta generazionale

Nel 1988 nacque e si cementò una generazione di tifosi che fece parlare l’Italia. A distanza di trent’anni la storia si ripete. A Pescara e ieri al Marulla c’erano le facce di chi non vede l’ora di invadere ogni stadio del paese.

Sembra che la festa non voglia finire mai, perché la B è piombata a Cosenza in modo inaspettato, in modo sublime, cementando soprattutto l’amore sopito della città e della provincia per i rossoblù. Cosenza, insomma, si è riappropriata di qualcosa che gli mancava per davvero: il calcio fatto a certi livelli.

Un paio di mesi fa commentavamo quello che credevamo fosse un punto di non ritorno: lo 0-3 con il Rende e la conseguente contestazione a Guarascio rappresentò un smacco enorme. A distanza di otto settimane si celebra la promozione in B: bellezza del football.

Maggio e giugno 2018 verranno ricordati come quelli del 1988 dove migliaia di supporter rossoblù si misero in giro per lo stivale al seguito dei Lupi e regalarono soddisfazioni enormi al cassiere del San Vito. Lì nacque una generazione di tifosi destinata ad invadere ogni stadio d’Italia. Lo stesso fenomeno si è ripetuto adesso.

A Pescara non c’era soltanto chi c’è sempre stato, ma c’erano volti nuovi, volti di ragazzi e ragazze che, attratti dal calcio in generale, non avevano mai pensato di essere travolti emotivamente da una squadra locale. A certificare la svolta è stata la giornata di ieri con il pullman scoperto a fare il giro di una città in festa e con un Marulla traboccante oltre il dovuto (perché la Curva Nord era maledettamente chiusa?).

Mamme con in braccio i bambini mentre i papà saltavano e ballavano sulle note del coro di Baclet, ragazzini entusiasti a caccia di selfie e con la sciarpa legata in fronte. In strada il delirio assoluto, bus bloccato in ogni quartiere dall’affetto della città.

Adesso viene il bello, perché l’Italia tornerà a parlare di nuovo dei fan del Cosenza, pronti ad una sfida che attendevano da 15 anni. Contro la Fincantieri, in uno stadio periferico del porto di Palermo, appena buttati fuori dai professionisti c’erano 39 sostenitori. Portarono uno striscione di contestazione verso squadra e dirigenti dell’epoca. Fu una scena che si ripeté molte altre volte. Fino a Pescara, dove si è chiuso un cerchio ed è iniziata la nuova era dell’oro. (Antonio Clausi)

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