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Saracco, il portiere delle coppe al cielo: «Cosenza, pensare che potevo andar via»

Saracco, il portiere delle coppe al cielo: «Cosenza, pensare che potevo andar via»

Saracco, titolare nella Coppa Italia vinta dal Cosenza nel 2015, racconta i momenti della svolta. «Braglia mi ha responsabilizzato con la sua scelta. Vi dico i tre momenti più della mia vita in rossoblù…».

Umberto Saracco è stato una delle piacevoli sorprese della gestione Braglia. Il portiere (nella foto tratta da solocosenza.com), che ha un contratto valido fino al 30 giugno del 2019, ha alzato da titolare il suo secondo trofeo dopo la Coppa Italia del 2015. Anche allora, limitatamente per quella competizione, Roselli gli affidò la difesa della porta rossoblù. «E’ una statistica curiosa – ha detto dalle colonne del Quotidiano del Sud – ma è innegabile come ci sia sempre bisogno di un pizzico di fortuna per compiere imprese simili».

Saracco sarà calciatore bandiera in Serie B: ha già giocato per quattro stagioni al Marulla. «Se penso ai primi giorni – confida il numero 22 dei Lupi – mi viene un po’ da ridere: la prima esperienza da Pro, così lontano dalla mia famiglia. Per fortuna ci hanno pensato i cosentini a farmi sentire come se fossi a casa. Quali i momento migliori? In ordine cronologico: il derby col Catanzaro, alla terza partita col Cosenza, davanti a 10.000 persone, fu un’emozione indescrivibile per un ragazzo proveniente da una Primavera. Poi la vittoria della Coppa Italia e la finale di ritorno: ho giocato da titolare le ultime 5 partite, rivedere lo stadio pieno è stato grandioso. In ultimo non posso non mettere i playoff: è stato un crescendo continuo, durante la finale sembrava di giocare in casa, la festa al ‘Marulla’, poi. La ciliegina sulla torta di un’avventura straordinaria».

Saracco non ha mai fiatato, anche nei momenti più bui quando la panchina lo vedeva protagonista la domenica. «Ho sempre pensato che parlare troppo sia solo una perdita di tempo: tutti gli allenatori ed i preparatori che ho avuto nel corso della carriera mi hanno insegnato che ciò che più conta è il lavoro. Cerco di trasmettere questi insegnamenti sul campo ogni volta che indosso le scarpette ed i guanti, sia per una partita che per un allenamento. Sicuramente è stato semplice, perché non è piacevole allenarsi tutti i giorni e non giocare mai».

Saracco che è legato da una forte amicizia a Corsi e che sente ancora quotidianamente ex calciatori del Cosenza come Ranieri e Meroni, aveva messo in discussione per i motivi di cui sopra la sua permanenza al Marulla. «Sì, in estate fino all’ultimo pensavo che le nostre strade potessero separarsi, poi sono arrivato in ritiro senza contratto (subendo peraltro un infortunio, ndr) e con l’andare della stagione e l’arrivo di mister Braglia sono diventato titolare: da lì in poi è stata un’escalation di emozioni fino a Pescara, non avrei potuto neanche sognare una cosa simile».

La svolta è arrivata prima della gara col Bisceglie, quando il tecnico gli disse che aveva scelto lui e non Perina come portiere titolare del Cosenza. «La prima cosa che ho sentito dentro di me era quella di una grande responsabilità nei confronti del tecnico, che mi ha dato questa fiducia e poi l’ha mantenuta per il corso di tutta la stagione, non lesinando anche complimenti – conclude Saracco – Ovviamente è stato anche emozionante: non era il mio esordio, ma giocare dopo aver aspettato per tanto tempo regala dei momenti magici. Di una cosa sarò certo: il mio legame con questa città, capace di accogliermi così calorosamente da farmi sentire come se fossi a casa, non lo dimenticherò mai».

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