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Usura ed estorsioni, l’allarme della procura: «Le vittime non sempre denunciano»

Usura ed estorsioni, l’allarme della procura: «Le vittime non sempre denunciano»

Un invito rivolto a chi soffre e non riesce ad uscire da una spirale criminale, nella quale è vittima e non aguzzino, al fine di interrompere sul nascere reati, tipo usura ed estorsioni, che penalizzano fortemente il tessuto sociale. 

Ma non sempre chi è parte offesa collabora con le forze dell’ordine, e quindi con i magistrati, forse perché ha paura o magari perché verrebbero meno quelle “garanzie” che in verità sono reati a tutti gli effetti.

Il grido d’allarme è stato lanciato questa mattina dal procuratore capo di Cosenza, Mario Spagnuolo, che ha spiegato come «questa sia forse la seconda, se non la prima, denuncia che abbiamo ricevuto in procura per episodi di questo tipo». E ha aggiunto che Cosenza «non è solo movida e divertimento, ma una città vittima della delinquenza che impoverisce le famiglie». Perché è solo un illusione ricevere del denaro in cambio di tassi usurai che, nel caso di specie, andavano dal 10% al 100%, come ha dichiarato il tenente colonnello Piero Sutera.

Dichiarazioni condivise dal procuratore aggiunto di Cosenza, Marisa Manzini, che ha elogiato l’operato dei carabinieri di Cosenza, e dal pubblico ministero Giuseppe Cava, che oltre a complimentarsi con i militari dell’Arma diretti dal capitano Jacopo Passaquieti, ha rilevato il fatto che «solo la prima vittima ha collaborato davvero, fornendo elementi utili ai fini investigativi, ma le altre non hanno avuto lo stesso atteggiamento».

In tutto ciò, rimane fuori la criminalità organizzata, anche se alcuni dei soggetti raggiunti dall’ordinanza di custodia cautelare «sono stati accusati in passato di associazione mafiosa e omicidio» ha chiarito Spagnuolo.

Il capitano Passaquieti, infine, ha svelato che nel corso delle perquisizioni effettuate alle prime luci dell’alba, i carabinieri hanno rinvenuto negli appartamenti dei soggetti arrestati, blocchetti di assegno e una lista contabile con tutte le somme ricevute e versate alle vittime. Insomma, ulteriori elementi che rafforzerebbero il quadro probatorio, anche se come ha detto il pm Cava «alla fine contano le sentenze di condanna».

L’inchiesta non comprende solo le 14 persone, alle quali il gip di Cosenza ha applicato le misure cautelari, ma l’indagine coinvolge anche altri soggetti, per i quali la procura di Cosenza spera di arrivare a dibattimento. (a. a.)

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