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Rivera, Hugo Sanchez e Recoba: il calciomercato del Cosenza tra sogni e realtà

Rivera, Hugo Sanchez e Recoba: il calciomercato del Cosenza tra sogni e realtà

Rivera, Hugo Sanchez e Recoba sono stati nel tempo i tre nomi più clamorosi accostati al Cosenza, ma non sempre si trattava delle bufale. I rossoblù talvolta provarono davvero a prenderli… 

In tempo di calciomercato spesso se ne leggono di tutti i colori e nel mondo dei social, il web ha amplificato un fenomeno prima circoscritto alle piazze e ai classici ritrovi nei bar. A Cosenza sono tre, sostanzialmente, i nomi che nel corso dell’ultracentenaria storia del club hanno scatenato i dibattiti e le fantasie dei tifosi. Due sicuramente, vale a dire Hugo Sanchez e Recoba, mentre la storia del terzo resta invece avvolta in un alone di mistero e venne alla luce in un secondo momento.

GIANNI RIVERA TROPPO GRACILE. Correva la stagione 1960-1961 e l’undici di Del Morgine militava nel girone C della Serie C. Di colpo si infortunarono Ardit, Gallo e Costariol che si unirono allo squalificato Lenzi. La società decise così di intervenire sul mercato alla ricerca di un’ala e di un interno di centrocampo. Federico Bria nel suo libro “Vita da Lupi” racconta che i dirigenti Leonetti e Cozza si misero in moto subito e anche il presidente Lecce, dopo aver fallito alcune trattative epistolari e telefoniche, partì per Milano per incontrare il suo grande amico Gipo Viani. Di fronte alle pressanti ed insistenti richieste di Lecce, Viani gli presentò un ragazzino, un certo Gianni Rivera: «Troppo gracile» pare abbia sentenziato subito Lecce. Una volta appresa la giovane età del giocatore (17 anni) aumentarono le riserve sul rendimento in un campionato impegnativo come quello del Cosenza. AI prezzo di cessione poi («3 milioni di prestito», la risposta di Viani), Lecce andò su tutte le furie minacciando dl chiudere l’amicizia. Qualche anno dopo, però, Biagio Lecce tornò sull’argomento ridendo per lo scherzo che il patron del Milan gli riservò…

IL REGALO PER LA SERIE A. Il torneo 1988-1989 resta a distanza di trent’anni il più bello di sempre. Bruno Giorgi guidava una squadra fantastica, un mix di ragazzi terribili e di calciatori con gli attributi che arrivò ad un passo dalla Serie A. Fu la classifica avulsa a negare lo spareggio (di Pescara!) alla squadra più in forma del momento. In città, nel frattempo, iniziò a circolare una voce clamorosa: in caso di promozione il Cosenza avrebbe preso Hugo Sanchez dal Real Madrid. Fenomenale attaccante messicano, famoso per le sue rovesciate, secondo i ben informati sarebbe stato il regalo della società dell’epoca a tutta la città. Chiaramente qualcosa di impossibile, visto che soltanto dodici mesi più tardi vinse la Scarpa d’Oro con la maglia dei Blancos consacrandosi come attaccante di fama mondiale e tra i migliori della storia del calcio sudamericano. La notizia, ad ogni modo, fece il giro della città in un amen e in un clima di euforia collettiva non furono pochi quelli che acquistarono un sombrero sperando di regalarlo al futuro numero 9 dei Lupi.

«CE LO DATE RECOBA?». Alvaro Recoba era reduce dalla sua prima grande stagione in Italia. Fino a gennaio del ‘99 deliziò il presidente dell’Inter Moratti negli spezzoni di gara in cui fu chiamato in causa, poi passò al Venezia e si dimostrò letteralmente imprendibile. 11 reti in 19 gare spinsero a ragione i giornali a parlare di fuoriclasse in erba. In estate la famiglia Pagliuso intavolò un trattativa con l’imprenditore napoletano Di Maro per la cessione del Cosenza, ma intanto c’era da allestire la squadra per il campionato. Si decise di concordare gli acquisti e di salire insieme al calciomercato per non minare le operazioni di passaggio del club. Fatto sta che i quotidiani dell’epoca uscirono con un titolo a nove colonne: “Cosenza, fantasia Recoba”. I tifosi, increduli, pensarono ad un clamoroso abbaglio. Invece Luca Pagliuso e Di Maro entrarono davvero nel box dell’Inter chiedendo se l’uruguaiano potesse essere oggetto di un prestito al San Vito per dare l’assalto alla Serie A. Forse con un po’ di stupore di fondo per la coraggiosa richiesta, la risposta fu scontata. Ci si salutò con una stretta di mano e con l’idea che tentare non nuoce mica. (Antonio Clausi)

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