Tutte 728×90
Tutte 728×90
Tutte 728×90

Marcello Spadafora: «La mia vita dedicata al Cosenza. La B difendiamola insieme»

Marcello Spadafora: «La mia vita dedicata al Cosenza. La B difendiamola insieme»

L’ex dirigente del Cosenza Marcello Spadafora racconta quando mise da parte affetti e lavoro per sostenere la squadra. «Adesso guai a dimenticare quei momenti per scrivere il futuro».


Marcello Spadafora non è soltanto uno di quei tifosi con la certificazione di origine controllata, ma un uomo che ha dedicato al Cosenza parte della sua vita. Lo ha fatto quando la squadra non sapeva come partire in trasferta e catalizzando ogni tipo di rimostranza sulla sua persona. «Non mi è pesato – dice – perché sentivo di farlo e la gente l’ha capito. Ora gioisco al pari dei miei tanti amici per la riconquista della Serie B, ma guai a dimenticare il passato per scrivere il futuro».

Spadafora, come le piace essere ricordato: come un tifoso dal grande cuore o come un ex dirigente?
«Come un ex dirigente, perché lo sono stato in un periodo in cui farlo non era per niente facile. Un giorno, nel pieno della feroce contestazione a Mauro Nucaro, divenni anche presidente e fu un’emozione che non posso raccontare: realizzavo il sogno di tutti. Si fece l’impossibile per non rompere il giocattolo, anche fungendo da stampella degli altri e abbandonando il lavoro e gli affetti. Il calcio, vissuto dall’altra parte, ti entra nel sangue e diventa una droga».

Come sta succedendo al presidente Guarascio, non crede?
«Si è ritrovato catapultato in società non per passione, ma per motivi extra-sportivi. Il fatto che nel 2020 diventerà il presidente più longevo della storia mi sorprende, nessuno c’avrebbe puntato un centesimo. Col tempo si è fatto avvolgere dalla bandiera ed ora tiene molto alla sua squadra: la cosa è evidente».

Ci dia tre aggettivi per patron dei Lupi.
«Intelligente, solvibile e fortunato. Ha saputo gestire la società in un modo manageriale senza curarsi di ciò che pensavano all’esterno. Alla fine è andato in Serie B, magari anche con un po’ di buona sorte che non guasta mai, ma ha raggiunto l’obiettivo».

marcello bandierone

Come ha vissuto il campionato?
«La stagione era partita male, anzi malissimo. Il cambio di allenatore ha fatto sì che scattasse qualcosa nei calciatori e poi l’esplosione di Tutino e Okereke ha fatto il resto. I playoff sono stati strepitosi, affrontati con una freschezza frutto di un lavoro atletico efficace».

Cosa può portare il Cosenza alla Serie B?
«La promozione è un evento, una categoria che tanti ragazzi non hanno mai visto. Cambierà tutto, a partire dal livello tecnico. La città innanzitutto potrà portare uno stadio nuovo, anche se ancora i lavori minimi non sono stati completati. In più riporterà una tifoseria calda come poche dove merita. La stessa, finalmente, potrà fare affidamento sugli sportivi della provincia che in Serie C preferivano seguire le singole realtà locali».

Niente calciatori di Cosenza in squadra, favorevole o contrario?
«Contrario, contrario fermamente. E’ qualcosa che non condivido perché credo che un ragazzo della città debba sognare questa maglia e coltivare la sua passione in funzione di un esordio al Marulla. In più, dal punto di vista emotivo e caratteriale servono sempre elementi del posto in uno spogliatoio».

Chi avrebbe voluto vedere con la maglia rossoblù in B?
«La Mantia, vale a dire un ragazzo serio e un centravanti micidiale come pochi. Avrei fatto di tutto per trattenerlo. A prescindere da lui è arrivato il momento di investire nel modo giusto. Mi riferisco al settore giovanile e al non effettuare spese folli che potrebbero compromettere quanto di buono messo da parte».

Dal 2003 ad oggi tutti i protagonisti, per un motivo o per un altro, anche solo per una pizza a “La Strega”, hanno avuto a che fare con lei. A chi è rimasto più legato?
«Gaetano Intrieri e Mauro Meluso. Vi assicuro che Intrieri ha speso un sacco di soldi per la causa, ma lo ha fatto male perché consigliato peggio. La squadra gli era entrata nel cuore e non pensava ad altro. Meluso invece mi piaceva come si muoveva nell’ambito del calcio e lo ritengo un ds serio».

Tornerà un giorno a dare il suo contributo?
«Mi piacerebbe molto mettere a disposizione, come al solito in modo gratuito, la mia esperienza. Non direi mai di no».

Ricorda quando gli ultrà le dedicarono una copertina?
«Fu il momento più bello in assoluto. La curva disegnò uno striscione, c’era scritto “Marcello uno di noi” e su di Tam Tam e Segnali di Fumo c’era la mia faccia. Non lo dimenticherò mai, sono gesti che mi toccarono particolarmente».

Per Marcello Spadafora, in sostanza, cosa è il Cosenza?
«Il Cosenza è una sorta di figlio verso il quale ho una passione morbosa. Più si va avanti negli anni, più i sentimenti vengono amplificati. Per tornare in B abbiamo impiegato 15 anni, difendiamo la categoria fianco a fianco. Non chiedo nulla in più». (Antonio Clausi)

Related posts