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TERRA BRUCIATA | Il Riesame annulla una misura cautelare: la storia dell’indagine

TERRA BRUCIATA | Il Riesame annulla una misura cautelare: la storia dell’indagine

Cosenza è una città in cui la droga scorre a fiumi. E questo non può che essere un campanello d’allarme per le istituzioni, per le forze dell’ordine ma soprattutto per la magistratura che, di fatti, negli anni ha coordinato numerose indagini contro lo spaccio di droga. Tutto ciò, tuttavia, non è bastato a frenare l’ondata di sostanze stupefacenti che a Cosenza arrivano attraverso vari canali.

Non è un mistero infatti che negli ultimi 3 anni sia la procura di Cosenza sia la Dda di Catanzaro hanno condotte “campagne” investigative per fronteggiare una vera emergenza sociale che tocca tutte le fasce sociali: dal noto imprenditore al disoccupato, dall’impiegato pubblico allo studente universitario.

A Cosenza, ma anche in provincia, si sono registrati numerosi arresti nel contrasto del traffico di sostanze stupefacenti e le ultime operazioni della Dda di Catanzaro, “Gentleman”, “Job Center” e “Apocalisse”, e quelle della procura di Cosenza, “Factotum” e “Mater”, che hanno indubbiamente indebolito le dinamiche e le zone di spaccio cosentine, ma non hanno certamente azzerato il fenomeno, vista l’ultima indagine denominata “Terra bruciata” che si pone come ultimo filone d’inchiesta di “Mater”.

L’inchiesta “Terra Bruciata”, coordinata dalla procura di Cosenza, ha coinvolto oltre 60 persone, per le quali i magistrati cosentini aveva richiesto misure ben più dure dell’obbligo di firma, deciso poi dall’ufficio gip. Dalle investigazioni dei carabinieri della Compagnia di Cosenza sono emersi contatti profondi tra pusher e consumatori di droga, rilevandone la capacità di spacciare con modalità criptiche, poi decodificate dagli inquirenti come attività illecite per acquistare e vendere varie sostanze stupefacenti.

Dalle misure concesse, però, si percepisce che le indagini abbiano raggiunto un limite della responsabilità penale che, pian piano, il tribunale del Riesame sta rivedendo per tutte quelle posizioni che hanno invocato l’annullamento della misura cautelare meno afflittiva.

Nello specifico, il Tdl di Catanzaro ha annullato per illogicità delle motivazioni contenute nell’ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di G. F. C. D. E di 34 anni, difesa di fiducia dall’avvocato Eugenio Naccarato, il quale nel ricorso aveva sollevato tutte le incongruenze tra quanto affermato dalla pubblica accusa e quanto ratificato poi dal gip del tribunale di Cosenza. Conclusioni simili, si legge, che non contengono motivazioni individualizzanti sulla presunta responsabilità penale dell’indagata. Per questo, e per tanti altri motivi, il Riesame ha rimesso in libertà la ragazza coinvolta in “Terra bruciata”. (Antonio Alizzi)

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