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Cosenza-Verona del 1998, Morrone e quel trasferimento alla Lazio

Cosenza-Verona del 1998, Morrone e quel trasferimento alla Lazio

Cosenza-Verona rievoca anche un momento particolare che alimentò la frattura tra la vecchia dirigenza e la tifoseria. Fu l’ultimo match giocato da Morrone in rossoblù: «Ricordo tutto di quel giorno, anche della possibile cessione alla Juve…».

Il 18 ottobre 1998 è una data che a molti non dice niente, ma per la storia del Cosenza è una di quelle che cambiò faccia ad una stagione iniziata bene e terminata come tante altre disputate in Serie B. Erano i tempi in cui Riccio segnava in rovesciata all’Olimpico e Sonzogni sbancava il San Paolo dopo aver conquistato in scioltezza la promozione qualche mese prima. In campo con la maglia numero 8 c’era Stefano Morrone, enfant prodigedella cantera dei Lupi e pomo della discordia tra la tifoseria e l’allora presidente Pagliuso.

Quel giorno Morrone giocò contro il Verona sospettando che da lì a qualche ora sarebbe stato ceduto nell’ambito dell’operazione che resta tuttora la più impopolare di sempre condotta dalla vecchia proprietà. Doveva andare alla Juventus, tanto che in tribuna Cuccureddu prese appunti. Finì per 5 miliardi di lire alla Lazio che lo girò in prestito all’Empoli. Quel Cosenza-Verona, insomma, fu molto particolare.

Morrone, ricorda quella sfida?
«Sono passati vent’anni, ma ricordo che perdemmo nel finale di gara disputando anche una buona partita. Vivevamo un bel momento, eravamo al quarto o quinto posto, ma sicuramente tengo a mente quei 90’ minuti per il momento particolare. All’epoca c’era il mercato di novembre e si vociferava di un mio passaggio alla Juve. Poi la settimana successiva sono stato venduto alla Lazio».

Sapeva che il giorno dopo sarebbe stato ceduto?
«Che sarei stato ceduto in quel mercato no, l’anno dopo sì. Sapevo che ero seguito da diverse squadre, ma provavo a starne fuori per rimanere concentrato sul campionato del Cosenza».

La versione più accreditata racconta di come le avessero già prenotato un aereo per Torino…
«Leggende metropolitane!» afferma ridendo di gusto.

Cuccureddu, osservatore Juve presente in tribuna, si dice che non scrisse una relazione positiva su di lei. Ma in molti sostengono che la Lazio era disposta a pagare subito il cartellino, mentre i bianconeri solo a fine stagione. Quale delle due è la versione corretta?
«Ancora oggi non ho idea di come si andata la trattativa, credetemi, e né so chi abbia optato per la la Lazio anziché per la Juventus».

Ha un rimpianto di quella stagione?
«
Venivamo da una promozione dalla C alla B ed eravamo messi bene in classifica, quindi nell’aria era vivo il sogno di poter realizzare qualcosa di straordinario. Da cosentino mi sarebbe piaciuto continuare, ma giocare in Serie A alla fine era il mio obiettivo! Col senno di poi mi sarebbe piaciuto scoprire l’esito finale dell’annata col Cosenza perché avevamo una squadra che giocava bene, era forte e aveva un grande allenatore. Rimarrà sempre un’incognita, ma il calcio è fatto così».

In tutto ciò, quel Cosenza-Verona è simile alla gara che si disputerà domani? Una neopromossa al cospetto di uno squadrone.
«Da un certo punto di vista sì. Il Cosenza ha completato una cavalcata straordinaria lo scorso anno, pertanto arriva alla prima in casa con un entusiasmo incredibile. Il Verona parla da sé per storia e blasone. E’ presto per dare altri giudizi, siamo alla seconda di campionato e le compagini ancora devono trovare la quadratura. Sarà una partita bella, affascinante, e spero ci sia tanta gente al San Vito Marulla».

Morrone, ha visto di recente i rossoblù?
«Ho visto la finale di Pescara e sono onesto nel dire che sia stata un’emozione immensa, sia la partita in sé che il seguito in città con tutta quella gente in piazza. Per me è stato un tuffo nel passato. La città meritava una pagina del genere, ma adesso bisogna mantenere e consolidare la categoria».

I due Stefano: Morrone e Fiore

Appese le scarpette al chiodo, ha deciso di fare l’allenatore. Come va con la Primavera del Sassuolo?
«Va bene, molto bene. Fin da quando giocavo, sono sempre stato affascinato dalla panchina e da tutto ciò che riguarda la figura del trainer, dalla preparazione della gara alle scelte tecniche. Il passaggio da calciatore ad allenatore, pertanto, per me è stato abbastanza naturale».

Qual è l’augurio che Morrone fa a se stesso e al Cosenza?
«Dico sempre ai miei figli di fare nella vita ciò che li rende felici e ciò che faccio mi rende felice. Al Cosenza auguro di poter arrivare lì in alto dove tutta la città merita. Sognare è sempre bello e non fa mai male». (Elisabetta De Maddis) 

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