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Cosenza Horror Show

Cosenza Horror Show

– L’editoriale di Piero Bria –
Ieri è andato in scena uno scempio senza precedenti dove le vittime sono riconoscibili (la città di Cosenza) ed i colpevoli non si troveranno mai. Il primo caso internazionale di “calcio dilettantistico nei professionisti”.

C’è chi pensa che organizzare feste in una casa che non è la sua non comporti l’obbligo di arredarla ma, come organizzatore dell’evento, pensa bene di lasciar fare al padrone di casa senza nemmeno preoccuparsi di appurare le condizioni della struttura.

Ma la festa è stata organizzata da lui. Gli invitati non si rivolgeranno mai al padrone di casa, bensì a chi doveva fare in modo che tutto fosse al proprio posto.

E allora mi chiedo. Com’è possibile che il Cosenza calcio si sia accorto delle imbarazzanti condizioni del terreno di gioco solo ieri? Possibile che non abbia verificato le condizioni delle panchine (che devono essere a norma) la cui foto sta facendo il giro del mondo? Possibile che nessuno del Cosenza abbia pensato al danno d’immagine per la società, la città, la tifoseria. Possibile che nessuno abbia detto….stop! Così non ospito nessuno. Non voglio che dopo 15 anni di attesa questa festa possa essere rovinata.

Possibile che la Serie B sia troppo grande per l’organizzazione di una società come il Cosenza calcio?

Possibile che nessuno abbia calcolato il danno che è stato fatto?

Se è così, è anche dura parlare con chi non si rende conto della gravità di quello che è avvenuto ieri.

Doveva essere tutto perfetto, dopo 15 anni di attesa. Dagli abbonati alle code, dai diecimila sotto il sole, alle condizioni del campo. Non lo è stato

Ma la colpa di chi è?

Ah della Lega…no!

Ahhh dell’arbitro, essere ingiusto…no!

La colpa è del Verona che doveva giocare e perdere…no!

La colpa è del Cosenza che era la società ospitante….no!

La colpa è della ditta o quantomeno del Comune…no!

Mentre noi stiamo a cercare il colpevole nel frattempo siamo diventati lo zimbello del calcio.

Non voglio stare qui a puntare il dito. Tanto da ieri, e sarà così per giorni, ci sarà il classico scarica barile.

Più che altro vorrei capire perché il Cosenza non si è opposto dinanzi allo scempio. Forse perché c’è un filo che unisce società e Comune. E questo filo non poteva e non doveva rompersi per esaltare l’ego di chi voleva giocare e dimostrare a tutti la sua forza, la sua immensità e, consentitemelo, la sua incoscienza.

Perché ad oggi l’unica certezza è che qualcuno, non si sa chi purtroppo, ci ha reso lo zimbello d’Italia, anzi del mondo. Fate un giro su Facebook per rendervene conto.

Scherzando, ieri, a chi mi diceva che non c’erano precedenti ho risposto dicendo: “beh, un precedente c’è anche se non è professionismo. In Venezuela, nel campionato di Prima Categoria, non si è giocato perché non avevano i soldi per comprare la calce e tracciare il campo”. Così tanto per sdrammatizzare. Cosciente che eravamo dinanzi ad una delle peggiori figure che il calcio di casa nostra abbia mai conosciuto. Per non sentirmi il primo caso internazionale di “calcio dilettantistico nei professionisti”.

Resta lo scempio di proporzioni inaudite. E mentre attendiamo il colpevole che non arriverà mai siamo noi ostaggio di chi, in questi anni, ci ha illuso che la categoria fosse più importante dell’amore per la propria squadra. Siamo in Serie B ma con un’organizzazione che ha poco a che vedere con questi campionati prestigiosi. Cosa potevano fare il Cosenza, il Comune, la ditta e chiunque altro? Evitare una figuraccia agli occhi del mondo. Bastava questo. Ma ieri è andato in scena il Cosenza Horror Show dove le vittime sono riconoscibili (la città di Cosenza) ed i colpevoli non si troveranno mai.

Ed a proposito di vittime consentitemelo…chi è/sono il/i responsabile/i deve ringraziare il Signore e accendere un cero al nostro amato San Francesco. Perché ieri si poteva rischiare la tragedia. Esagerato? Ieri tra i diecimila che hanno occupato per ore via degli Stadi c’erano anche tanti bambini e anziani sotto il sole, senza acqua, accodati ad attendere.

Ecco l’unica notizia positiva. Che per fortuna non dobbiamo piangere per aver perso qualcuno ma dobbiamo piangere solo ed esclusivamente per aver perso la faccia dinanzi al mondo. Grazie al colpevole che non c’è.  E guai a chiedere scusa… si rischierebbe di veder cadere la maschera.

In chiusura voglio invitarvi a vedere il video che allego a questo mio editoriale. Anni fa rimasi stupito di come all’Amsterdam Arena, nel giro di poche ore, riuscissero a passare da un concerto ad una partita di calcio. Siamo una città europea, così urla qualcuno, che tra poco avrà lo stadio più bello del mondo (così qualcuno sussurrò). Prendiamo spunto da chi le cose le sa fare e le fa bene. Senza atteggiarci ma cercando di essere organizzati e meno “arruffoni”. In Olanda (1/4 della popolazione italiana), anche in stadi più piccoli, riescono a fare delle cose straordinarie. Per non parlare di quello che avviene nel mondo. E noi abbiamo perso la faccia per un paio di zolle e una ventina di sedie…dimenticandoci che un campo di calcio va obbligatoriamente tracciato (per tempo!).

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