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Negata ad una poliziotta la detenzione di armi, Tar annulla il provvedimento

Negata ad una poliziotta la detenzione di armi, Tar annulla il provvedimento

Una poliziotta, difesa dall’avvocato Giuseppe Carratelli, si è vista negare la possibilità – dalla stessa amministrazione in cui presta servizio – di ereditare pistole e fucili dell’anziano padre, ed quindi ha impugnato dinanzi al TAR Calabria-Catanzaro il provvedimento con il quale il Questore della Provincia di Cosenza le ha negato il nullaosta per detenere armi, attualmente in possesso del padre ultraottantenne. 

Il diniego era motivato dalla circostanza che un congiunto convivente della ricorrente è gravato da alcuni precedenti di polizia ed è stato notato, in circostanze non meglio precisate, con soggetti controindicati.

La poliziotta, tramite il proprio legale, ha quindi contestato dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale gli assunti della Questura, lamentando il difetto di istruttoria, in quanto il provvedimento impugnato ometteva di tener conto di significative circostanze, e cioè che la carriera della poliziotta è immune da rilievi critici e, anzi, connotata da numerosi attestati di merito; la poliziotta detiene e porta l’arma di ordinanza, senza che vi siano stati mai aspetti problematici collegati a tale situazione; il marito convivente della ricorrente, in cui è plausibile riconoscere il “congiunto convivente” cui fa riferimento il provvedimento impugnato, è titolare della licenza di porto d’armi per uso personale e detiene regolarmente nove armi, senza che ciò abbia mai evidenziato profili di criticità; i precedenti di polizia del congiunto non sono sfociati in provvedimenti di condanna da parte del competente giudice penale; anzi, i procedimenti si sono conclusi con l’archiviazione; le frequentazioni del congiunto con soggetti controindicati sono indicate in maniera generica e comunque non consentono, da sole, di inferire la mancanza di affidabilità della poliziotta.

Il TAR Calabria, con sentenza n. 1660/2018; ha quindi accolto il ricorso ed annullato il provvedimento emesso dalla Questura di Cosenza, condannando l’amministrazione al pagamento di circa 3mila euro di spese legali.

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