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Cosenza, serve fiducia e pazienza

Cosenza, serve fiducia e pazienza

– l’editoriale di Piero Bria –
Attenzione a giudicare i singoli giocatori. Chi ora non riesce ad esprimersi come vorrebbe, sarà utile alla causa. Una volta ci si lamentava dei voti sui giornali il lunedì. Oggi i calciatori sono soggetti “sensibili” che vengono di fatto denigrati o osannati h24 sui social.

Il Cosenza gioca bene. E’ un dato di fatto. Lo ha fatto per un tempo e mezzo complessivamente, è vero, ma c’è un’idea di gioco. A dispetto dei moduli i silani giocano con intensità. Quell’intensità che ha consentito di conquistare la serie B tanto agognata. Il problema ad oggi sembra più di natura fisica, ma, col tempo, nei siamo certi la squadra aumenterà il rendimento per tutti i novanta minuti.

E attenzione a giudicare i singoli giocatori. Perché Di Piazza, a dispetto di quanto si possa credere, è un giocatore che ha colpi interessanti. E, seppur ora non riesce ad esprimersi come vorrebbe, sarà utile alla causa. Così come Saracco o altri come lui. Non bisogna frettolosamente dire che “non sono giocatori di categoria”. Un luogo comune che rischia soltanto di incidere sulla testa dei giocatori.

Prendete Torricelli, Birindelli e compagnia. La Juve vinse lo scudetto con giocatori che venivano da campionati inferiori e il cui pedigree non era elevato. Altri tempi o altro calcio? Falsità. Perché ci sono esempi più recenti ed anche all’estero. Sui giocatori incide l’ambiente più della categoria. Lo dice uno studio effettuato dall’università di Oxford che ha preso in esame più di cinquantamila atleti professionisti di più attività sportive. Nel calcio, più che negli altri sport, incide l’ambiente più dell’allenatore. Incidono i compagni di squadra più che l’allenatore. Ci sono giocatori che in una squadra riescono ad esprimere il proprio potenziale e, quando vengono ceduti, non rendono per come ci si attendeva.

E questo nell’era dei Social diventa ancora più evidente se si considera che i calciatori leggono tutti i vari post che li riguardano. Una volta ci si lamentava dei voti sui giornali il lunedì. Oggi i calciatori sono soggetti “sensibili” che vengono di fatto denigrati o osannati nel giro di 90’.

E dietro ogni commento si puntualizza che “prendono soldi e fanno la vita dei nabbabbi” senza considerare che sono uomini come noi. Detto questo dobbiamo saper attendere e avere fiducia dell’allenatore e della squadra. Non siamo i più forti, ma di sicuro abbiamo una squadra che può salvarsi con tranquillità. E giocando così il Cosenza può realmente ambire a qualcosa di più che una semplice salvezza.

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