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Caso Riace, Pippo Civati: «Possibile vuole aprire una sede»

Caso Riace, Pippo Civati: «Possibile vuole aprire una sede»

Il Modello Riace, dopo le disposizioni per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero degli Interni di trasferimento degli migranti in altre strutture, formalmente è stato cancellato.

Dopo la manifestazione dello scorso 6 ottobre, alla quale parteciparono tutte le isole dell’arcipelago del centrosinistra, sigle sindacali, associazioni vari e gente comune, un passo in più lo ha fatto, oggi, “Possibile”.

Il partito è stato fondato nel 2014 da Giuseppe Civati, sulla base dell’Associazione People, uscito intanto dal Partito democratico. Lo stesso Civati, dunque, con l’attuale segretario Beatrice Brignone, ha detto che Possibile aprirà una sede a Riace, «al momento che la sfida di Riace – sottolinea Civati – entra nel vivo e saranno mesi difficili per le persone ospitate e anche per la comunità che le ospita e con loro vive, Possibile apre una sede a Riace. La presenza politica è importante e grazie all’impegno dei compagni calabresi, vogliamo essere sul «posto» (dove siamo stati, più di una volta, con Beatrice Brignone, Stefano Catone e Andrea Maestri, in tempi in cui di Riace parlavano in pochissimi)».

L’iniziativa, lanciata sul proprio blog (ciwati.it) e ripreso dall’organo ufficiale di Possibile, verte verso «per raccogliere informazioni e raccontare la buona accoglienza. Chi vuole partecipare, con la propria disponibilità, in provincia di Reggio Calabria e non solo, è il benvenuto. Ciò che forse non si comprende – continua Civati – è che la campagna di Salvini, che si basa su un’indagine avviata molto prima del suo arrivo, colpisca gli Sprar in generale, non solo la realtà di Riace. Nel decreto-comizio che prende il nome dal ministro dell’Interno e che tutti nel governo hanno votato, ora all’esame delle Camere per la sua conversione, il modello Sprar è sotto attacco».

Da qui ad intraprendere un impegno di natura politica in sostegno di questa tipologia di integrazione: «sappiamo che l’amministrazione di Riace farà ricorso e che la questione, dal punto di vista amministrativo, non finisce con la circolare del Viminale. Sappiamo però anche che, dal punto di vista politico, è fondamentale che ciò che è stato fatto a Riace per l’integrazione, o meglio per la convivenza delle persone, non si perda. E che si possa continuare – conclude -, in ogni caso, a difendere un piccolo patrimonio di umanità e di sperimentazione sociale, al di là delle questioni giudiziarie e delle scandalose polemiche politiche». (g.c.)

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