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«In Calabria la legge sull’aborto viene applicata correttamente?»

«In Calabria la legge sull’aborto viene applicata correttamente?»

In Calabria viene correttamente applicata la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza? Lo chiede, con due interrogazioni dirette al presidente della giunta regionale Mario Oliverio, il consigliere regionale e capogruppo di Democratici e Progressisti Giuseppe Giudiceandrea.

Un tema molto delicato su una legge che tutela di un diritto delle donne che troppe volte viene messo in discussione. La legge regionale 47 del 27 dicembre 2016, voluta proprio dal consigliere regionale di Democratici e Progressisti per la quale molto si è battuto durante l’iter di approvazione, norma la corretta applicazione sul territorio regionale della legge nazionale 194 del 1978 e, in virtù di ciò, Giudiceandrea chiede a che punto sia il lavoro delle Aziende sanitarie provinciali e delle Aziende ospedaliere calabresi.

Vuole sapere, il capogruppo di Democratici e Progressisti in consiglio regionale «Se le Asp e le Ao hanno, nel termine fissato dei trenta successivi alla pubblicazione della legge regionale n. 47/2016, inviato al Dipartimento interessato l’elenco completo delle figure professionali con l’indicazione puntuale, per ciascuna figura, della avvenuta dichiarazione dell’obiezione di coscienza, ora per allora, così come espressamente previsto all’articolo 9 della Legge 194/1978 al fine di verificare che le Asp e le Ao che all’interno della propria pianta organica non presentano figure professionali non obiettori, nella misura necessaria a garantire il corretto principio dell’applicazione della legge quali azioni abbiano intrapreso».

A questa interrogazione ne è seguita una successiva dopo che veniva pubblicato su un quotidiano online locale l’odissea di una donna cosentina che tra mille peripezie attraverso i consultori cittadini è finita per essere assistita, dal consultorio di Lamezia Terme per l’interruzione volontaria di gravidanza. Tale vicissitudine si può considerare un chiaro banco di prova sull’inefficienza dei consultori cosentini in merito all’interruzione volontaria di gravidanza. La donna si era rivolta ai consultori di Cosenza per usufruire di assistenza per un eventuale interruzione di gravidanza perché «La situazione economica non le permette naturalmente di pagare una visita ginecologica privata, né tanto meno di accedere ad alcun tipo di scorciatoia burocratica, e nemmeno spese per un eventuale viaggio fuori regione».

«Sulla base di questi nuovi e continui dati da noi forniti – insiste Giuseppe Giudiceandrea – quali azioni urgenti hanno intenzione di intraprendere le Asp e le Ao, per ottemperare agli obblighi derivanti dalla legge regionale n. 47 del 27/12/2016 al fine di assicurare ogni misura organizzativa necessaria a garantire la puntuale applicazione delle norme e delle disposizioni della Legge194/1978».

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