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De Paola e la B senza Sky di 20 anni fa: «Se quel tunnel potesse parlare…»

De Paola e la B senza Sky di 20 anni fa: «Se quel tunnel potesse parlare…»

Luciano De Paola è stata una colonna del Cosenza a metà anni ’90 e a Brescia ha trascorso gran parte della sua carriera diventando poi allenatore: «Sarà un bel match». 

Nell’estate 1994 si trasferì al Cosenza un gladiatore. Luciano De Paola restò nella squadra calabrese per due stagioni dove collezionò 66 gare e 2 gol all’attivo. All’eta’ di 36 anni tornò poi al Brescia e contribuì ancora una volta alla promozione delle Rondinelle in Serie A che chiusero il campionato al primo posto. Restò in biancazzurro anche nella successiva stagione dove venne limitato da un lungo infortunio. «Sabato commenterò la partita per una tv bresciana, ma ho sempre Cosenza nel cuore».

De Paola, domani si affrontano due squadre a lei molto care, che partita si aspetta?
«Sicuramente si daranno battaglia perché è una gara molto difficile. Il Brescia è in un buon momento. Corini, il nuovo allenatore, ha dato una marcia in più e l’andamento delle prestazioni lo conferma. Il Cosenza è reduce da una bella vittoria contro il Foggia, che per me è una delle migliori compagini in corsa, e questo ha dato sicuramente morale. Si scontrano due squadre che hanno fame ed ognuna ha buone chance di riuscita».

Che significava 20 anni fa la serie b a Cosenza?
“Tanta roba! Ad ogni partita venivamo almeno 12mila persone, in altre lo stadio era pieno in ogni ordine di posto! Cosenza ha avuto allenatori che hanno fatto la storia del calcio ed hanno militato per tanto tempo in seria a basti pensare a Zaccheroni, Mutti, Reja. Vanta inoltre giocatori di spessore e di qualità sia dal punto di vista umano sia di quello meramente calcistico come Marulla, Zunico, De Rosa, Napolitano che erano di esempio per i giovani e che davano supporto agli stessi. La Serie B va affrontata con la testa, la qualità e la personalità».

Cosa ricorda della sua esperienza?
«Ho trascorso due anni meravigliosi, vissuti in maniera molto intensa che porto sempre dentro nel cuore. Sono stato in piazze come Bergamo, Lazio, Brescia e Cagliari, ma i tifosi rossoblù sono veramente cazzuti! Cosenza è tosta! Se non mi fossi fermato a vivere a Brescia, sicuramente avrei scelto Cosenza… io sono calabrese ed il sangue è il sangue».

Lei è sempre stato una persona molto carismatica, leader indiscusso dello spogliatoio, ci racconta qualche aneddoto?
“Ce ne sn tanti! – ride divertito – Nella stagione 94/95 ci davano già per spacciati ed alcuni compagni, che l’anno precedente avevano già vissuto una retrocessione, erano un po’ demoralizzati. Io ripetevo loro che ci saremmo salvati e così fu anche perché… nessuno ci vedeva e riprendeva nel tunnel degli spogliatoi altrimenti non avremmo mai potuto fare ciò che facemmo fatto nel sottopassaggio. Eravamo dei banditi! Se quell’anno non avessimo avuto una squadra così fisica e di carattere saremmo retrocessi davvero. Eravamo gente con le cicatrici in faccia che lottavano per la maglia a tutti i costi».

Qual è stato il momento più negativo?
«Sicuramente il periodo che concerne l’esonero di Silipo con cui partimmo molto male in campionato. Lui aveva già allenato in città, ma io mi esposi con tutti sostenendo che era necessario un cambio. Per questo fui molto attaccato, ma alla fine i fatti mi hanno dato ragione perché con l’avvento di Mutti disputammo un eccellente campionato salvandoci. Anzi, un certo periodo ci affacciamo anche nelle zone alte».

Andato via da Cosenza, ha seguito la storia del club?
«I fallimenti e le retrocessioni sono state pugnalate al cuore, ma ora sono contento che il Cosenza calcio abbia un ottimo presidente come Guarascio, che non conosco personalmente ma che stimo molto perché ha investito e creduto nei colori sociali. Nella finale dei playoff a Pescara ho veramente goduto anche se non ero lì fisicamente con tutti i miei ex compagni».

Da calciatore e’ sempre stato a stretto contatto con gli allenatori, sapeva già che sarebbe stato il suo futuro ?
«Mio padre mi diceva: “farai più soldi da allenatore che da calciatore”. Appese le scarpette al chiodo ho intrapreso questa carriera con l’appoggio da parte di tutti. Sono stato 7 anni nella Primavera del Brescia, ho avuto la possibilità di andare in piazze blasonate, ma per motivi personali volevo rimanere a Brescia!

C’è un calciatore moderno in serie b che associa alla figura e alla persona di De Paola?
«Tonali del Brescia mi somiglia, è un ottimo giocatore con le potenzialità per diventare un grande campione. Si tratta di un 2000 e deve crescere, ma ne ha tutte le capacità! Nel Cosenza c’è Tutino che ho avuto modo di vedere giocare ed è un atleta importante e di qualità. Sabato li vedremo contro, sarà un bello spettacolo per gli amanti del calcio».

Progetti per il futuro?
«
Continuare a fare ciò che amo che è ciò che ti da più soddisfazione nella vita e scendere in Calabria in estate». (Annalisa Mazzuca)

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