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Sec. Categoria, l’Agid Dipignano: «Ci rivolgeremo alla giustizia ordinaria»

Sec. Categoria, l’Agid Dipignano: «Ci rivolgeremo alla giustizia ordinaria»

Nel mirino dell’Agid Dipignano l’arbitro Pastore di Paola e le 4 giornate inflitte a Urso. «Squalificato perché qualcuno ha capito chissà cosa nel parcheggio dello stadio. I fatti stanno così…». 

«Nella giornata di ieri abbiamo appreso sdegnati e nauseati il verdetto del Giudice Sportivo nella parte in cui venivano inflitte al nostro tesserato Francesco Urso 4 giornate di squalifica perché, senza essere stato espulso dal terreno di gioco, a fine gara avrebbe tenuto un comportamento gravemente offensivo ed irriguardoso nei confronti dell’arbitro. Un senso di esasperazione non dovuto all’operato del Giudice Sportivo, che ovviamente delibera in base a ciò che viene refertato, ma relativamente all’assoluta falsità di quanto addebitato al nostro tesserato che ci porta di comune accordo con il nostro calciatore ad attivare con fierezza la giustizia ordinaria, di segno sia civile che penale, al fine di ricondurre i fatti verso la verità. A tal fine gli forniremo assistenza legale gratuita». Inizia così la nota ufficiale dell’Agid Dipignano che prende di petto i provvedimenti assunti dagli organi competenti dopo il 5-1 subito domenica al Riga di Lamezia Terme nel match contro la Fortitudo 1919 diretto da Giuseppina Pastore di Paola.

A far saltare il banco non è stato il passivo espresso dal campo, ma quanto successo dopo il 90’ a partita ampiamente conclusa. Nell’introdurre la propria versione dei fatti, l’Agid Dipignano non usa mezzi termini nel fotografare una situazione che per i gialloverdi si è fatta pesante. «Non siamo qui per parlare di errori arbitrali, anche se nella gara contro la Fortitudo Lamezia abbiamo subito 3 gol in fuorigioco e due ci sono stati annullati e potremmo dilungarci per ore e ore, come gli amici della Fortitudo, anche essi sbigottiti durante la gara, potrebbero ben testimoniare – scrivono – Non vogliamo parlare dell’accanimento che ci viene riservato da tre anni a questa parte ad ogni singola partita. Vogliamo andare oltre. Possiamo accettare tutto, anche le decisioni più assurde, ma non che si inventino storie, perché di questo si tratta, ovvero di pura invenzione, al fine di far pagare un prezzo assolutamente non dovuto ad un nostro tesserato, Francesco Urso, che, come tutti noi, ha tenuto un comportamento irreprensibile durante e a fine gara (altrimenti non si spiegherebbero le sole due ammonizioni durante la sfida, che già al 70’ era sul 5-1). Francesco Urso mai e poi mai, né durante la gara, né a fine gara, ha tenuto un comportamento offensivo e irriguardoso nei confronti dell’arbitro. Né lui, né nessun altro calciatore. Mai! E’ una circostanza questa che può essere dimostrata per mezzo di documenti e di centinaia di testimoni, che, rispettivamente, produrremo e chiameremo a testimoniare nelle sedi dovute che sono quelle della giustizia ordinaria. Quella sportiva, di giustizia, ha un ordinamento particolare che ha lo scopo relativo al terreno di gioco, a noi invece interessa quella ordinaria perché chi ha sbagliato è giusto che se ne assuma le responsabilità tanto sanzionatorie quanto risarcitorie. Non possono essere accettate dinamiche che onestamente, ribadiamo, ci provocano solo un senso di nausea. Siamo padri di famiglia, studenti, professionisti che sostengono sacrifici su sacrifici per questo giochino. Ma non vogliamo metterla sul lato pietistico, vogliamo semplicemente dire che, a fronte di questi sacrifici, della nostra dignità e dei nostri capelli bianchi, non possiamo lasciarci prendere in giro così e pertanto ci affidiamo alla giustizia affinché si ponga verità sulla questione. Non esisterà clausola compromissoria che tenga! In questi anni ne abbiamo sopportate di tutti i colori. Abbiamo sbagliato anche noi, però abbiamo sempre pagato in silenzio, sopportando le situazioni più disparate, tipo quelle di direttori di gara che, negli anni scorsi, rispetto alle nostre colorite e anche volgari proteste ci rispondevano, pensando di intimidirci, indicando le loro zone di provenienza; oppure di arbitri disegnati in gare che ci vedevano di fronte alla squadra del loro paese di origine, come se il Dipignano venisse arbitrato da un dipignanese. ORA BASTA, questo scempio deve finire!!! D’ora in poi, siccome per fortuna viviamo in una nazione dove la giustizia ordinaria conta di più di un campo di calcio, visto che non riusciamo a tutelarci in nessun altro modo, ci affideremo come detto al sistema giudiziario cui spetterà, in questa vicenda ed ogni vicenda che dovesse riguardarci, il compito di valutare chi ha sbagliato e chi no, chi ha fatto qualcosa e chi no. Riteniamo sia giusto che il punto su certe situazioni non spetti metterlo a diciassettenni ma a professionisti».

«Tornando al caso Urso – continua l’Agid Dipignano – ribadiamo la sua estraneità ad ogni addebito. Il ragazzo non ha assolutamente mai detto nulla all’arbitro, né mai lo ha incrociato. Ricordiamo l’esistenza di testimoni e documenti in ragion di ciò. Intorno alle 17.45 all’esterno della struttura sportiva, ovvero in mezzo alla strada, con l’arbitro ancora negli spogliatoi, il ragazzo era con i suoi compagni e stava commentando la partita entrando nell’auto, quando è stato oggetto di risposte provocatorie da parte di due soggetti estranei alla federazione e al mondo arbitrale. I ragazzi hanno risposto alle provocazioni ma senza alcun tipo di offesa (e la vicenda ha riguardato solo i presenti), ricevendo in cambio dei gestacci e soprattutto l’affermazione da parte di uno di essi: “Lui è il n.4, l’ho riconosciuto, ora gli faccio vedere”.  Francesco Urso quel giorno portava il n.4 e ieri ecco le 4 giornate di squalifica. Crediamo di non dover aggiungere altro».

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