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Galati temeva di essere ucciso, ma era un’auto civetta della Finanza

Galati temeva di essere ucciso, ma era un’auto civetta della Finanza

Le nomine all’Asp di Catanzaro sarebbero state decise dall’onorevole Pino Galati sia durante il governo regionale di centrodestra, epoca Scopelliti, sia negli anni a seguire.

Lo sostengono i finanziari dello Scico di Roma che, coordinati dalla Dda di Catanzaro, hanno condotte le indagini denominate “Quinta bolgia”, nei confronti delle cosche del Lametino, di due politici, Galati e Muraca, e di due gruppi imprenditoriali a disposizione, secondo l’accusa, del clan “Iannazzo-Torcasio-Daponte”.

Tra le nomine contestate dalla magistratura inquirente, sinonimo del controllo totale della presunta associazione mafiosa all’interno dell’Asp di Catanzaro, e in particolare nell’ospedale di Lamezia Terme, vi sarebbe quella di Giuseppe Pugliese a direttore amministrativo avvenuta il 26 settembre 2011.

Quattro anni dopo, ovvero quando le attività investigative sono in corso ed entrano nel vivo, i finanzieri intercettano una conversazione ambientale tra Vincenzo Torcasio, Luigi Muraca, ex consigliere comunale, e Pietro Putrino, in cui parlando di Pugliese, Vincenzo Torcasio afferma: «Pugliese, Direttore amministrativo di Catanzaro, lo abbiamo messo noi».

Gli esiti delle attività intercettive avrebbero permesso di constatare come effettivamente lo stesso, con la determinante intermediazione di Galati, si sia adoperato al fine di poter addivenire ad un incontro con Pugliese nel tentativo di favorire Pietro Putrido per l’aggiudicazione della gara d’appalto nel settore sanitario, campo in cui proprio Putrino aveva investito con le sue aziende. Incontro, a dire degli inquirenti, avvenuto come da programma. I successivi incontri tra Muraca, Putrino e Galati vengono filmati dai finanziari, anche perché uno in particolare avviene all’interno dell’aeroporto di Lamezia Terme. Poi la telefonata della discordia che secondo i magistrati dimostra il legame tra Pugliese e Galati.

«Quell’amico consigliere (Luigi Muraca, ndr) vorrebbe sottoporre “problematiche qui per la città importanti». E il riscontro alla telefonata arriva il 30 luglio 2015 alle ore 10.30, quando gli uomini del Gico monitorano la riunione nello studio di Pugliese.

Galati temeva di essere ucciso, ma era un'auto civetta della Finanza
Galati temeva di essere ucciso, ma era un’auto civetta della Finanza

GALATI SCOPRE DI ESSERE SEGUITO… Il dibattito sulla possibile realizzazione dell’affaire prosegue anche nei mesi successivi, quando succede un evento che mutua completamente il comportamento degli indagati. Pugliese e Galati si incontrano nei pressi di una importante auto concessionaria a Ionà, poi di fronte un ristorante sulla S. S. 18, il “Marechiaro”, dove è lo stesso Galati ad individuare l’auto civetta del Gico della Guardia di Finanza.

Galati, poi, tornando da un viaggio nella Capitale, presenta una denuncia, temendo per la sua vita. «In data 08 u.s. mi sono recato in localià Feroleto presso il concessionario Audi per parlare con il titolare, in quanto amico di vecchia data ed esponente del mio partito. Nella circostanza, alle ore 13,30 circa, mentre ero negli uffici che parlavo con il mio amico, il mio collaboratore mi faceva notare che antistante il piazzale della concessionaria vi era un’autovettura Fiat Bravo di colore avorio targata “omissis”, con a bordo due uomini, che faceva avanti e indietro mentre scattava delle foto nella nostra direzione».

Per la Finanza la denuncia, di carattere meramente strumentale, consentiva a Galati di acquisire notizie relative alla macchina che lo stava “pedinando”, allettandolo sul fatto che, al momento dell’incontro, egli era sotto indagine. Ed in effetti, al fine di reperire notizie utili, il 10 settembre 2015 la denuncia viene trasmessa alla DIGOS della Questura di Catanzaro.

Il 16 settembre 2015 la DIGOS della Questura di Catanzaro, non individuando l’intestatario della targa dell’autovettura del GICO, che ne utilizzava una di copertura, scriveva alla Motorizzazione di Roma per conoscerne l’ente proprietario.

Questi fatti, come dicevamo, cambiano radicalmente l’approccio di Galati, Muraca e Pugliese, nonché dell’ex dg dell’Asp di Catanzaro Giuseppe Perri.

Temendo di essere indagati il 4 dicembre 2015 Giuseppe Pugliese, con Giuseppe Perri, insieme al Direttore sanitario Carmine Dell’Isola chiedevano un incontro con l’allora Comandante del Nucleo di Polizia Tributaria di Catanzaro, al cui esito veniva redatta un’annotazione di polizia giudiziaria, che ha portato all’apertura del p.p. 196/16 RGNR Mod. 45, poi passato a mod. 21 al n. 3345/18 e riunito al p.p. 2714/18/21.

Pugliese rappresentava una serie di disservizi nel servizio ambulanze di proprietà dell’Asp imputabile sostanzialmente a Putrino di Lamezia Terme, titolare di un’impresa in grado di poter sostenere il servizio di soccorso.

«La gestione delle autoambulanze affidata senza bando di gara»

Tutti gli interlocutori evidenziavano peraltro di essere stati avvicinati da personale vario della azienda ospedaliera che, con frasi più o meno velate, indicavano di non essere troppo pignoli o troppo insistenti nel verificare lo stato del mancato funzionamento o inefficienza del soccorso.

Infine indicavano il dottor Eliseo Ciccone, direttore della Centrale Operativa del 118 di Catanzaro, quale persona vicina a Putrino, circostanza confermata dal fatto che, nonostante il contratto stipulato con l’imprenditore lametino fosse scaduto da diverso tempo, gli operatori del 118 continuavano a richiedere in via esclusiva l’intervento delle sue autoambulanze quale servizio sostitutivo.

Tutti e tre lamentavano, senza però fare nomi o indicazioni precise, di sentire una sensazione di “pressione” circa la situazione sopra riportata, senza tuttavia fornire ulteriori elementi informativi di maggior dettaglio. Tutti però facevano riserva di pensarci e lasciavano l’ufficio con il proposito di farsi risentire, circostanza poi mai verificatasi.

In un’altra annotazione, Pugliese riferiva inizialmente che il motivo principale che li aveva spinti a chiedere un colloquio con la polizia giudiziaria derivava dalla loro preoccupazione scaturita a seguito dell’intenzione di bandire una nuova gara per l’acquisto di ambulanze in leasing che avrebbe estromesso le aziende riconducibili a Pietro Putrino, personaggio a loro dire “poco raccomandabile” e che sino a quel momento aveva il sostanziale monopolio di quel servizio. (Antonio Alizzi)

 

 

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