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Cosenza, lunga vita al Generale

Cosenza, lunga vita al Generale

– l’editoriale di Antonio Clausi –
Mettere in discussione Piero Braglia significa mettere in discussione l’unica persona che è in grado di salvare il Cosenza. Lo ha già fatto, da un epilogo deprimente, in Primavera dopo un derby. Ora da un altro derby può iniziare a scrivere il nuovo capitolo.

Mettere in discussione Piero Braglia significa mettere in discussione l’unica persona che è in grado di salvare il Cosenza. Lo diciamo subito, così chiunque non avesse la voglia di leggere il pezzo per intero avrebbe ugualmente recapitato forte e chiaro il messaggio.

Se non sui i social, terreno fertile per populismi pallonari assimilabili in piccolo a quelli che hanno consentito la formazione di un governo che sbraita urbi et orbi verso i dissidenti, il tecnico non è mai stato a rischio esonero. Sabato sera il patron si è arrabbiato, certo, ma si è arrabbiato al pari di qualsiasi tifoso. Braglia avrà pur sbagliato la formazione iniziale, nessuno avanza dubbi in merito, ma aveva rimesso in sesto una gara ormai compromessa trasmettendo la giusta grinta alla sua squadra.

E’ per il carattere di Piero Braglia se Guarascio oggi siede al tavolo con gli altri presidenti di Serie B. E’ per il modo in cui ha scosso uno spogliatoio in frantumi se la città ha potuto vivere notti magiche e brindare fino all’alba in una notte di giugno. Piero Braglia, più dei gol di Tutino, è insomma il volto del Cosenza e nessuno chiede riconoscenza. Basterebbe avere un minimo di buon senso per capire che le parole dette o scritte in libertà potrebbero (forse) ancora avere un peso in un contesto storico dove chiunque può discutere di fisica nucleare con il direttore generale del Cern e dirgli che non capisce niente.

Il burbero toscanaccio va conosciuto fino in fondo per rendersi conto che non è come appare davanti alle telecamere. Dissacrante per natura, diretto e schietto, non le ha mandate a dire a nessuno. Ne ha avuto per tutti, ma mica sempre con ragione tanto che talvolta ha ammesso di aver esagerato. E gli va dato merito, perché in giro non se ne trovano molti che tornano sui propri passi. Lo ha fatto anche con Perina dopo un colloquio in settimana: la convocazione nasce da lì, dall’aver chiesto ai ragazzi se avessero qualcosa da dirgli. A presentarsi nella sua saletta, su spinta dei compagni, è stato solo il portiere. Braglia non ha avuto remore neppure del sindaco Mario Occhiuto che, prima di Cosenza-Verona, in una sua nota stampa gli ricordava di aver mantenuto la parola data sul campo di gioco dopo essere stato stuzzicato in precedenza. L’epilogo racconta di come al tecnico dei Lupi bruci da morire leggere nella classifica dei gol incassati un -3 mai esistito.

Braglia ha già salvato capre e cavoli in Primavera. Alla giornata numero 38 Trinchera era già un ex, Tutino aveva vissuto una stagione con più ombre che luci ed Okereke sarebbe stato ricordato per gli errori di un derby in cui il Rende aveva passeggiato al Marulla. In un mese e mezzo ha tramutato in oro ogni cosa che ha toccato miracolando le persone, leggende narrano a margine di un discorso a muso duro in cui non risparmiò nessuno.

La riscossa dei rossoblù dovrà iniziare da un altro derby, da Crotone, e nel calcio nulla arriva mai a caso. Sono corsi e ricorsi storici, cerchi che si chiudono per dar vita a nuove pagine di un libro. L’allenatore sa come si fa, conosce l’arma da brandire e le frasi da utilizzare quando tutto sembra precipitare. Che piaccia o no, è il Cosenza di Piero Braglia. Come lo era quello di Bruno Giorgi.

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