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Lucano a Rende attacca Minniti e difende il “modello Riace”

Lucano a Rende attacca Minniti e difende il “modello Riace”

Continua a parlare Mimmo Lucano. Lo ha fatto questo pomeriggio durante il congresso regionale della Cigl andato in scena nell’aula magna “Beniamino Andreatta” dell’Università della Calabria. Lucano, a settimane di distanza dalla decisione del Tribunale del Riesame di Reggio Calabria che ha revocato gli arresti domiciliari ma imponendo il divieto di dimora dell’ex sindaco nella sua Riace, continua a battere pugno sulla vicenda che lo vede direttamente interessato, ma soprattutto sui temi più a cuore, ovvero la ricostituzione di un campo, quello della sinistra alla ricerca di rappresentanza, ma lesinando pareri sull’uscita dell’ex titolare del Viminale Marco Minniti, che nei giorni scorsi ha detto di Riace “modello da difendere, ma rispettiamo la legalità”.

«Ognuno – dice Lucano – può ricredersi, ma lui ha lasciato un segno indelebile di uomo di sinistra, militante del Partito comunista, che quando assume incarichi governativi applica politiche di destra. Inutile girarci attorno. In sostanza è stato aperto lo scenario della deriva attuale. L’atteggiamento ostile contro le Ong, al loro lavoro straordinario di salvataggi in mare, poi quello su Riace scelto come punto più avanzato dell’accoglienza che la si vuole condurre ad una dimensione dove tutto diventa negativo e problematico, tutto ai fini della propaganda politica».

Il primo cittadino sospeso del paesino della locride, però, è durissimo nel giudicare l’operato del governo precedente e di quello attuale: «Inoltre, non dimentichiamo gli accordi che l’allora ministro ha stretto con i capi clan della Libia. A quale prezzo? Quel governo, come l’attuale, si è macchiato di crimini contro l’umanità».

Tra lasciando il presente, Lucano snobba le domande sul suo futuro: «Regionali o Europee? Non ci penso proprio – tira dritto -, non lo dico per strategia. Io solo una cosa dico e desidero, che la sinistra sia tutta insieme perché è l’unica strategia possibile per contrastare il fronte della destra estrema». A proposito del costellato arcipelago, nella giornata odierna, lontana dalle cronache televisive e discussa marginalmente dai giornali, è avvenuta un ulteriore spaccatura all’interno dell’arcipelago del centrosinistra. Liberi e Uguali, partito sorto nel dicembre 2017 dall’alleanza dei fuoriusciti Pd, ex Sel e Possibile di Pippo Civati, sostanzialmente non esiste più. Regge il nome ed il simbolo, ma la componente Articolo 1 – Mdp in campo di Pier Luigi Bersani, Roberto Speranza, Guglielmo Epifani ha deciso di staccarsi dal progetto, all’interno del quale resta, ancora, Pietro Grasso e Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni.

Se i primi guardano con interesse alla candidatura del governatore del Lazio Nicola Zingaretti alla segreteria del Pd, i secondi tessono rapporti con il movimento Dema, fondato dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris. «Ci vuole un linguaggio chiaro – spiega Lucano – facendo, soprattutto, fatti. Da sindaco sono stato coerente con gli aspetti teorici del mio pensiero. La sinistra deve ripartire dalle persone più deboli, dei dimenticati della Piana di Gioia Tauro, dove persone di sacrificano, come Soumaila Sacko, per difendere gli ultimi. In una parola, sinistra è uguaglianza. Per esempio, io non riuscirei a muovermi con auto di lusso. Servono, anche, delle forme». Tuttavia, il pensiero di Riace è li vigile nella mente di Lucano: «Mi manca. E’ dura non poter tornare a Riace. E’ un peso forte nell’anima».

Infine, Lucano offre parziali lumi sull’incontro di ieri in Procura a Reggio con l’aggiunto procuratore Lombardo: «potrebbero emergere nuove cose. Ma vi dico una cosa. Mi viene contestato il modo con cui ho affidato la raccolta dei rifiuti a delle cooperative sociali del luogo. Ho parlato molto con il Gip. Due cooperative, veramente sociali (totale di 52 mila euro), composta da due rifugiati e due italiani riacesi. Questi ragazzi africani lavoravano in cambio del versamento della giornata agricola. Alla fine la contestazione è che a queste cooperative mancava l’iscrizione all’albo delle cooperative regionali, poi ci siamo, però, accorti che tale albo manco esisteva. Ricordiamoci che siamo in Calabria, e che molte aziende si legano, anche, culturalmente alle mafie». (Giulio Cava)

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