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Sequestro annullato al boss Muto: la sentenza della Cassazione

Sequestro annullato al boss Muto: la sentenza della Cassazione

La prima sezione penale della Corte di Cassazione ha emesso una sentenza di annullamento con rinvio in riferimento al sequestro di un’auto disposto dal tribunale del Riesame di Cosenza contro il boss di Cetraro, Franco Muto. Il provvedimento era stato eseguito dalla Guardia di Finanza, ma secondo i principi enunciati dagli ermellini non vi erano i presupposti per firmare il decreto di sequestro.

Il sequestro di una macchina appena acquistata da Muto risale al marzo scorso, mentre l’udienza davanti alla Suprema Corte si è tenuta a fine settembre, quando l’avvocato Luigi Gullo, difensore dell’indagato, ha ribaltato le tesi accusatorie, che avevano portato al decreto firmato dal Riesame di Cosenza, sostenendo che vi fosse l’insussistenza del fumus commissi delicti.

Le istanze difensive si sono basate anche sull’omessa valutazione della impossibilità di Muto di effettuare la dovuta comunicazione, essendo stato costui raggiunto da un’ordinanza custodiale in carcere soltanto quattro giorni dopo l’acquisto del veicolo Jeep, quindi prima che spirasse il termine di 30 giorni fissato per l’obbligo in questione. «Trattasi di una impossibilità materiale di adempiere al comando di legge, che rende inesigibile la condotta dovuta, ovvero quanto meno si riflette sull’elemento psicologico del reato, escludendolo» affermava l’avvocato Gullo.

Per altro profilo, riteneva il difensore del boss Muto, l’interpretazione seguita dal Riesame di Cosenza non era conforme alla Costituzione. «L’accertamento della responsabilità penale deve essere necessariamente filtrato dall’art. 27 Cost. che impone la verifica dell’imputabilità soggettiva del fatto di reato».

LE MOTIVAZIONI. Per la Cassazione, dunque, il ricorso è fondato. Secondo gli ermellini, infatti, «ove si accertasse – sia pure a livello di mera delibazione – che il Muto abbia omesso colposamente di adempiere l’obbligo di comunicazione, il reato non potrebbe ritenersi nemmeno astrattamente configurato, non essendo previsto in forma colposa. Il collegio cosentino non ha affrontato approfonditamente il problema, essendosi limitato a liquidare come questione di merito la verifica se l’omissione dell’indagato sia stata o meno dolosa, mentre il punto richiede più ampia riflessione: invero “In sede di riesame dei provvedimenti che dispongono misure cautelari reali, il giudice, benché gli sia precluso l’accertamento del merito dell’azione penale ed il sindacato sulla concreta fondatezza dell’accusa, deve operare il controllo, non meramente cartolare, sulla base fattuale nel singolo caso concreto, secondo il parametro del “fumus” del reato ipotizzato, con riferimento anche all’eventuale difetto dell’elemento soggettivo, purché di immediato rilievo» scrivono i giudici di Cassazione. Ora un nuovo esame, tenendo in considerazioni i richiami in diritto emersi nella sentenza. (a. a.)

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