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La storia di Alessandro Bozzo raccontata da un giornalista di Repubblica

La storia di Alessandro Bozzo raccontata da un giornalista di Repubblica

Una storia che ricorda la carriera e la vita di Alessandro Bozzo, giornalista calabrese suicidatosi nel 2013.

In occasione dell’uscita del libro “L’altro giorno ho fatto quarant’anni” (Laurana Editore), di Lucio Luca, giornalista e vice-caporedattore della cronaca del quotidiano la Repubblica, gli amici e le amiche, i colleghi e le colleghe vogliono ricordare Alessandro con una serata al Teatro dell’Acquario di Cosenza fissata per venerdì 7 dicembre alle ore 18.

Chi interverrà alla presentazione del libro “L’altro giorno ho fatto quarant’anni?”

Lucio Luca, giornalista de La Repubblica e autore del libro “L’altro giorno ho fatto quarant’anni“; Carlo Tansi, geologo; Claudio Dionesalvi, insegnante, giornalista e scrittore; Eugenio Furia, giornalista. Letture a cura di: Giovanni Turco, attore e regista.

Cosa racconta il libro dedicato ad Alessandro Bozzo

Alessandro è un ragazzo calabrese che seguendo la sua passione decide di fare il giornalista. Il ragazzo ha talento, mappa la politica, taccia le ’ndrine, ausculta il cuore pieno di aritmie della sua terra. Lo fermano, lo vessano, lo sottopagano, lo isolano ma lui resiste. Sa che ciò che fa è più grande della miseria che subisce. Si aspettava tutto questo ma poi qualcosa si rompe. E tutto lo schifo che lo assediava e il dolore che montava da dentro le fibre lo inghiotte. Per sempre.

Chi era Alessandro Bozzo

Nella nota di presentazione dell’evento, viene ricordata la figura di Alessandro Bozzo. «Alessandro Bozzo era un giornalista professionista. Redattore ordinario del quotidiano “Calabria Ora”, morì il 15 marzo 2013, poco dopo aver compiuto 40 anni: metà della sua vita la dedicò al giornalismo. La sua storia è anche quella di chi continua tenacemente, con passione e resistenza, a esercitare e difendere questo lavoro in territori difficili e isolati come la Calabria.

Collaboratori pagati – se va bene – 4 centesimi a riga, cronisti che, in condizioni di continua precarietà e incertezza, fanno i contenuti del giornale trovando notizie e scoop e ricevendo spesso minacce e intimidazioni da uomini delle ‘ndrine, oppure querele temerarie dalla politica e da chi gestisce il potere. Giornalisti che, nonostante ciò, rischiano di perdere il posto.
Dall’altra parte editori poco coraggiosi, che tendono a tutelare più le amicizie tra politici e imprenditori rispetto alla dignità dei loro giornalisti».

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