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In memoria di Alessandro Bozzo: amava il giornalismo, amava il tennis

In memoria di Alessandro Bozzo: amava il giornalismo, amava il tennis

«Alessandro ha talento. Lo fermano, lo vessano, lo sottopagano, lo isolano ma lui resiste.

Poi, però, qualcosa si rompe. E tutto lo schifo che lo assediava e il dolore che montava da dentro lo inghiotta», sono le parole espresse da Roberto Saviano nella brevissima presentazione del libro di Lucio Luca, giornalista vice-caporedattore della cronaca al quotidiano “la Repubblica”, L’altro giorno ho fatto quant’anni (Laurana Editore), un romanzo, presentato al Teatro dell’Acquario di Cosenza nel tardo pomeriggio di oggi, che ricalca, in prima persona, la vita giornalistica di Alessandro Bozzo.

Una serata con familiari ed ex colleghi per ricordare il caso che ha attanagliato la persona di Alessandro e, oltre alla discussione sul libro in sé, ricordarlo come uomo allargando il punto di vista alle dinamiche attuali del mondo, sempre più precario, del giornalismo nostrano. Il processo, tutt’ora in corso, ha visto la condanna in primo grado dell’ex editore di Calabria Ora Piero Citrigno. 

Al dibattito, coordinato da Claudio Dionesalvi, hanno preso parola insieme all’autore, Eugenio Furia, giornalista e amico di Bozzo e l’ex capo della Protezione civile regionale Carlo Tansi, mentre l’attore Giovanni Turco ha curato alcune letture dell’opera.

Come se fosse Alessandro

Lucio Luca ha scelto di utilizzare la prima persona, cercandosi di immedesimarsi, per quanto possibile, nella figura di Bozzo. «Nel giugno del 2016 la nostra corrispondente dalla Calabria ci informa della data sul processo sulla morte di Alessandro, dove l’editore del giornale, per cui lavorav,a veniva accusato di violenza privata. Era molto tardi in redazione e il giornale era quasi chiuso. Dopo feci alcune ricerche e mi chiesi: “come mai non conosco questa storia?”. Attraverso la figura di Alessandro – continua Luca – ho voluto raccontare una parte del giornalismo, tramite un personaggio molto vicino alla realtà. Il senso del libro è quello di portare questa storia fuori dalla Calabria». Eugenio Furia, così come Claudio Dionesalvi, hanno ammesso la bravura di Luca di riproporre una scrittura molto simile a quella di Alessandro perché «Lucio – afferma Furia – si è calato in una situazione ex post ricostruendola, anche, tramite a processi. Mi è piaciuta l’assenza di romanticismo, in una scrittura senza aggettivi. Il libro è uno schiaffo, un atto d’amore di Lucio verso il giornalismo».

Il tennis

La copertina e le primissime pagine iniziali del libro hanno al centro, allegoricamente, il tennis. E’ l’elemento che accomuna l’autore con il giornalista di Donnici. «Ho scoperto – afferma Luca – di avere molte cose in comune con Alessandro. Una di queste è la passione per il tennis. Tuttavia, anche lo stesso percorso lavorativo. Sono siciliano, quando scrivevo nella mia regione su 22 mesi lavorativi conto 12 di arretrati. Ancora non ho visto quei soldi».

Lo schiaffo di Alessandro

Lucio Luca porta con se 3 notizie positive. Non le dice tutte, perché «la terza, che è la più bella, ancora non la posso svelare. Comunque vi comunico che il sindacato dei giornalisti ha deciso di schierarsi parte civile nel processo Bozzo. L’altra è che fra una settimana a Roma si terrà la festa di Articolo 21, associazione schierata per la tutela della stampa. La festa sarà dedicata, anche, ad Alessandro». Lo scrittore tiene, però, a precisare un messaggio importante di questa vicenda. La storia di Alessandro ci avverte che è arrivato il momento di «svegliarci e restare svegli. Questo è il fortissimo schiaffo che ci tira».

La storia di Alessandro Bozzo raccontata da un giornalista di Repubblica

Il ricordo di Dionesalvi e Tansi e la commozione di Marianna

Carlo Tansi, ancora nel pieno del dibattito dopo la sua sospensione da capo della ProtCiv, trova punti in comune con Bozzo: «Ho molte similitudini. Non tutti i giornalisti sono uguali. Alcuni vivono con la dignità, altri si vendono al migliore offerente», accusa, ricordando i suoi quasi 3 anni all’interno dell’istituzione calabrese: «Alessandro ha visto il potere cosentino, quello di alcuni imprenditori che hanno versato milioni di euro per costruire una multisala su una zona a rischio idrogeologico. Quando arrivai alla Protezione civile, trovai la parte più malata della Regione Calabria. Su 180 persone, 91 stavano nella Sala operatoria, mentre in Lombardia sono in otto. Ho fatto tagli agli sprechi per un milione e mezzo. E fui pesantemente attaccato mediaticamente fino alla sospensione».

Si ricorrono molti avvenimenti nelle parole dei relatori: «Sedici anni fa – dice Dionesalvi – fui arrestato per associazione sovversiva. Solo Alessandro e due ragazzi di 12 anni scrissero che non ero un terrorista. Anzi, si inventò una sorta di sentenza la quale è stata confermata dai giudici anni dopo e dopo i tre gradi di giudizio. La restante parte dei giornalisti – afferma – si è chiusa in un silenzio omertoso».

Il libro è un modo per restituire luce e chiarezza sulla vicenda, ma, avvisa Dionesalvi, «non deve diventare uno strumento di vendetta. Va bene considerarlo come una forma di giustizia. Infine, non giudichiamo sulla scelta, ultima, di Alessandro. E’ qualcosa di molto, ma molto profondo. Pensate al Leopardi, le sue tesi non dipendevano dalla sue condizione fisica».  Alla fine ha preso parola pure la sorella di Alessandro, Mariana Bozzo che ha voluta ringraziare tutti i presenti. «Alessandro è stato un figlio e un padre esemplare. Ha tenuto lontano la sua famiglia dal suo malessere. Noi abbiamo saputo del suo dolore solo dopo, quando abbiamo letto quello che scriveva nei suoi diari». (Giulio Cava)

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