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In Consiglio regionale nessuno pensa alle dimissioni di Oliverio

In Consiglio regionale nessuno pensa alle dimissioni di Oliverio

Un minuto di silenzio per la morte del giornalista di origini calabresi Antonio Megalizzi e il dibattito politico sul terremoto che ha travolto il governatore Oliverio.

Inizia così il Consiglio regionale post “Lande desolate”, l’inchiesta della Dda di Catanzaro che ha scoperchiato presunti appalti truccati per favorire l’imprenditore Giorgio Ottavio Barbieri, ritenuto dai magistrati antimafia di Catanzaro referente e finanziere del clan “Muto” di Cetraro. Tuttavia, il bilancio è stato approvato e per questo motivo la legislatura è salva.

Gli interventi dei consiglieri regionali

Gianluca Gallo, capogruppo della “Casa delle liberta”: «Come opposizione abbiamo dimostrato una grande civiltà nell’approccio, non essendo giustizialisti a differenza di altre parti politiche. In consiglio regionale non si possono fare processi, però non si può far finta che non sia successo nulla e valutazioni sul piano politico vanno fatte, perché ricordo anzitutto come il presidente Oliverio cambiò la sua prima Giunta all’indomani di un’inchiesta giudiziaria. Ritengo che il presidente Oliverio debba prendere atto del fallimento politico della sua esperienza di governo e fare una riflessione politica sulle dimissioni».

Giuseppe Giudiceandrea, capogruppo di “Dp”: «L’auspicio è che si possa dare continuità per la prima volta a un lavoro che ha segnato una svolta, grazie alla Giunta, che in questi giorni sta lavorando anche in assenza del presidente, e altrettanto farà quando il presidente Oliverio tornerà nel suo ruolo, a mio avviso il più presto possibile».

Carlo Guccione, consigliere regionale del Pd: «Non sono qui per chiedere le dimissioni del presidente Oliverio, perché ero e resto garantista anche se in quest’aula si sono utilizzati avvisi di garanzia per azzerare una giunta. C’è una questione politica: oggi vengono al pettine i nodi di un fallimento dell’azione di governo regionale in questi quattro anni. Il rischio è la chiusura anticipata di questa legislatura non solo per vicende giudiziarie ma per incapacità politica».

Baldo Esposito, ex Ncd: «Al di là delle doverose considerazioni sul garantismo, c’è un problema politico, e cioè il fatto che attualmente è in campo una Giunta che non ha alcuna guida e alcuna connotazioni politica. In questa fase difficile propongo da qui a fine legislatura un crono-programma snello in tutte le commissioni del Consiglio, con due-tre punti condivisi da maggioranza e minoranza, in attesa di spegnere questa legislatura. Siamo disponibili, ma la maggioranza dica cosa intende fare».

Domenico Bevacqua, consigliere regionale del Pd: «Sono sicuro che il presidente Oliverio dimostrerà la sua estraneità ai fatti contestati. Apprezzo le parole dell’opposizione e dello stesso Guccione. Faccio un appello per calendarizzare un Consiglio regionale finalizzato a ricreare un clima di serenità e collaborazione».

Domenico Tallini, consigliere regionale di Forza Italia: «Apprezzo il fatto che il presidente Irto non abbia nascosto la testa, a conferma che c’è una politica che ha dignità e vuole affrontare le questioni. Ci auguriamo che il presidente Oliverio possa dimostrare la sua innocenza, confermando la massima fiducia nella magistratura, non faremo sciacallaggio anche se siamo preoccupati dell’immagine che daremo anche al Paese. Compito del Consiglio regionale è trasmettere un messaggio di fiducia nelle istituzioni».

Giuseppe Aieta, consigliere regionale del Pd: «Non è apprezzabile chi aleggia di dimissioni, non apprezzo poi l’abuso d’ufficio, rispetto al quale anche secondo il presidente dell’Anticorruzione Cantone esprime perplessità, non apprezzo la legge Severino che è un obbrobrio giuridico. Trovo incredibile e dolorosissimo aver visto il nome di un politico integerrimo, onesto e rigoroso, che ha fatto grandi battaglie dai tempi dell’uccisione di Gianni Losardo, associato a certi clan: sono convinto che il presidente, che sul tema della lotta alla mafia è maniacale, dimostrerà la sua innocenza, difenderlo non significa attaccare la magistratura, e oggi è stato giusto parlare di questa vicenda perché altrimenti avremmo fatto una pessima figura».

Vincenzo Pasqua, consigliere regionale Gruppo Misto: «La politica deve tornare centrale e riappropriarsi di un ruolo anche ha smarrito. Non siamo qui per sostenere le ragioni di maggioranza o minoranza, siamo qui per rivendicare la centralità dell’azione politica».

Sebi Romeo, capogruppo del Pd: «Inizialmente ero perplesso all’idea di parlare della vicenda relativa al presidente, ma invece oggi segniamo un punto di grande maturità di tutta l’istituzione calabrese, a partire dalla minoranza. Oggi il Consiglio regionale si riunisce per discutere documenti fondamentali in assenza del presidente della Giunta, la cui sedia è scandalosamente vuota. E’ stato impedito a un uomo innocente, trasparente, con una storia indiscutibilmente prestigiosa, di esercitare il suo mandato, coinvolto in un’operazione senza capire il perché, ed è un fatto molto grave: si faccia chiarezza su un provvedimento abnorme e infondato.

Si dovrà fare piena chiarezza anche sul perché l’ordinanza di quell’inchiesta era già nelle mani di media e organi di stampa molto prima della conferenza stampa del procuratore di Catanzaro, sul perché ben prima della conferenza stampa il presidente della commissione antimafia Morra già chiedeva le dimissioni di Oliverio. Su questo presenterò un esposto. E perché Morra e l’europarlamentare dei 5 Stelle Ferrara chiedono le dimissioni di Oliverio che ha la stessa imputazione della sindaca di Roma e della sindaca di Torino che militano nello stesso loro partito? Questa è doppia morale.

E cosa dire del ministro Salvini, che tra una foto con pregiudicati e un banchetto con un imputato per mafia strumentalizza il fatto e dice che la mafia sarà presto sconfitta: povera Italia. Colpire Oliverio significa fare un regalo alla ‘ndrangheta, basti pensare alla bonifica che il governatore ha fatto con gli enti strumentali della Regione. Il governatore uscirà presto da questa vicenda, perché è un uomo perbene, ma non rinuncerà, e noi come lui, a difendere la giustizia e la dignità dei diritti delle persone. Su questi temi diremo la nostra e faremo le nostre battaglie».

 

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