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Fondi Lega, il legale cosentino che ha tirato fuori dai guai Umberto Bossi

Fondi Lega, il legale cosentino che ha tirato fuori dai guai Umberto Bossi

Il fratello del penalista è il sindaco di Mongrassano. Ha difeso il senatore della Lega nel processo di secondo grado.

Se Umberto Bossi ha ottenuto una sentenza di non doversi procedere, il merito è anche dell’avvocato Domenico Mariani, originario di Mongrassano, nonché fratello del sindaco Ferruccio Mariani, penalista come il difensore del senatore.

Al termine del processo di secondo grado, tenutosi presso la Corte d’Appello di Milano, l’avvocato Domenico Mariani ha risposto alle domande dei giornalisti.

La mancata querela di Salvini e il presunto caso di appropriazione indebita

«Avevamo un appello nel merito e nel momento in cui manca la condizione di procedibilità non si può neanche valutare una posizione processuale, quindi pur volendo emettere una sentenza perché il fatto non sussiste o perché il fatto non costituisce reato non potevano farlo perché non si instaura un giusto rapporto processuale» ha affermato Domenico Mariani, difensore del senatore della Lega, Umberto Bossi, accusato di appropriazione indebita relativa ai fondi pubblici della Lega.

«Più che altro, mi ha sorpreso il tentativo della procura generale di far finta che non ci fosse la querela» quella che avrebbe dovuto depositare Matteo Salvini «un tentativo previsto, sul quale ho replicato, presentando una memoria a tre giudici seri. Se ci fosse stata? Poteva anche essere interesse di Salvini presentarla, ma nessuno ha mai chiesto indietro qualcosa relativa a una presunta appropriazione indebita, non da oggi ma da sette anni e mezzo a questa parte» ha rimarcato l’avvocato Mariani.

Bossi caduto in una trappola

Nel corso della requisitoria, la procura generale di Milano ha sottolineato come la mancata querela sia una scelta politica. «La scelta è giuridica e non politica» ha ribattuto il penalista Mariani. «Chi aveva diritto di querela sa benissimo che il senatore Umberto Bossi non sapesse molti di quei fatti per cui era stato processato. Non si occupava e non si occupa di aspetti economici, a maggior ragione dopo la malattia che lo ha colpito».

«Cosa c’era nella cartellina Family? Se io oggi contabilizzo un assegno e l’importo lo faccio diventare come corrispondente monetario e poi dico che quei soldi sono andati per… penso che sia troppo facile accusare così. Il tutto parte dopo aver reso dichiarazioni e dalle intercettazioni emerge che quella documentazione non c’era e bisognava prepararla per coinvolgere anche il senatore Bossi. Il senatore è caduto in una trappola, cosa che penso dopo aver letto la sentenza di primo grado. Peccato che la mancanza della querela non mi abbia permesso di avere una sentenza nel merito» ha concluso l’avvocato Domenico Mariani. (Antonio Alizzi)

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