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Oliverio torna in Consiglio regionale: «No all’autonomia regionale»

Oliverio torna in Consiglio regionale: «No all’autonomia regionale»

Governatore autorizzato a partecipare alla seduta del consiglio regionale. Ecco di cosa si è parlato.

«E’ importante lo sforzo di questo Consiglio regionale di definire una linea unitaria, perché su queste problematiche guai a dividersi» ha detto il presidente della Regione, Mario Oliverio, intervenendo in Consiglio regionale, dedicato al tema del regionalismo differenziato alla luce del prossimo accordo tra il governo nazionale e tre Regioni del Nord – Lombardia, Veneto ed Emilia – che chiedono maggiore autonomia su alcune materie.

Autorizzato dal gip di Catanzaro

Il gip di Catanzaro ha autorizzato Oliverio a tornare in Consiglio regionale per la prima volta, nonostante l’obbligo di dimora nel suo comune di residenza, San Giovanni in Fiore.

Contro il federalismo voluto dalla Lega

«E’ un tema strategico, e dobbiamo partire dal passato e da certi egoismi, come quelli espressi dalla Lega. Oggi si ripropone questo tema attraverso un’impostazione che è sottratta al dibattito dalla sua sede naturale, il Parlamento, e invece rimanda a una trattativa tra singole Regioni e il governo. I referendum di Veneto e Lombardia hanno inserito quesiti che vanno ben oltre l’articolo 116 Costituzione, arrivando a 23 materie su cui e’ possibile sottoscrivere intese.

L’impressione – ha aggiunto il governatore – è quella di Repubbliche che stanno avviando un processo di secessione, nel momento in cui ci sono quesiti come vuoi tu cittadino lombardo o veneto che l’80% del gettito prodotto in quelle regioni resti in quelle regioni?».

Cosa deve fare il Consiglio regionale?

Secondo Oliverio «questo tema si sta riproponendo in modo surrettizio. Su alcuni organi di informazione si è parlato giustamente di rischio di secessione dei ricchi, ed è evidente che un processo che punta alla marginalità di alcuni territori e che per questo va anche nella direzione opposta dell’Europa, che punta a sostenere le aree più deboli, e addirittura in direzione opposta anche della legge Calderoli, un leghista, del 2009 che prevedeva il vincolo di destinare al Sud del paese il 34% delle risorse ordinarie.

C’è, naturalmente, il problema di come ripensare il regionalismo, ma dobbiamo partire da dati oggettivi, anzitutto quello di un differenziale non solo di risorse ma anche di diritti tra aree del Paese e una disarticolazione del Paese. Credo – ha rimarcato il presidente della Regione – che il Sud, non con un approccio assistenziale e datato ma con un’impostazione proiettata al futuro, deve farsi sentire: ecco perché questo Consiglio regionale e’ importante e altre iniziative sono importanti».

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