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Cosenza, presunti maltrattamenti al nido: la ricostruzione dei fatti

Cosenza, presunti maltrattamenti al nido: la ricostruzione dei fatti

In questi giorni si parla tanto dei presunti maltrattamenti in un nido privato commessi su un bambino di 22 mesi.

Quando si parla di bambini e di storie di presunti maltrattamenti è fondamentale la massima cautela nel rispetto di chi accusa e di chi viene accusato, soprattutto quando le indagini degli inquirenti ancora sono in corso e poco si può capire dalla vicenda. 

Parliamo della storia che vede coinvolta una famiglia di Cosenza e un nido privato situato nel centro città. Tutto inizia quando i genitori iscrivono il bimbo di 18 mesi presso la struttura oggetto d’indagine. 

Cosa succede dopo l’iscrizione di un bimbo in un nido?

C’è una prassi molto rigida da seguire affinché un bimbo possa considerarsi pienamente inserito in un contesto diverso da quello familiare. Esiste in questi casi il pericolo che il bimbo o la bimba recepiscano l’allontanamento dei genitori dal luogo in cui ci sono altri bimbi come una forma di abbandono. Per questo motivo, ogni nido chiede la presenza dei genitori per più incontri che durano progressivamente sempre di più. Terminato questo periodo, che in genere può allungarsi per venire incontro alle difficoltà del bimbo o della bimba di inserirsi nel nido, i genitori accompagnato il figlio e lo lasciano nelle mani delle maestre e/0 delle educatrici.

La ricostruzione dei fatti

L’inserimento vero e proprio il bambino lo termina dopo le feste natalizie, quando tornando dal nido sembra cambiare comportamento e modo di fare nei confronti dei suoi genitori. Il padre e la madre avrebbero riferito agli inquirenti che il bambino era aggressivo e aveva il sonno disturbato. Questo accade quattro mesi dopo dall’iscrizione.

La diagnosi del pediatra e la determinazione dei genitori

Preoccupati del fatto che il bimbo avesse avuto questo cambiamento, decidono di confrontarsi con il pediatra che ravvisa uno stato d’ansia. Certificato medico che verrà allegato alla documentazione oggi in possesso della questura di Cosenza.

Inoltre la mamma, insospettita del fatto che il bambino pronunciasse il nome della sua educatrice in modo terrorizzato, chiede chiarimenti alla direttrice. Quest’ultima l’avrebbe rassicurata, ma ciò non tranquillizza i genitori tanto che installano una microspia negli indumenti del bambino. La microspia registra per ben sette ore. 

Alla fine della giornata scolastica, i genitori ascoltano l’audio e ritengono di approfondire la situazione, andando al nido per discutere con la titolare. Chiedono in questa circostanza cosa fosse successo quel giorno specifico al bambino, ma sia la dirigente sia l’educatrice raccontano fatti diversi da quelli rappresentati nell’audio. A loro dire i genitori sarebbero eccessivamente apprensivi, aggiungendo che il bimbo stava bene nel contesto dell’asilo situato nel centro di Cosenza.

Il colpo di scena

E’ in questo momento che i genitori del bambino fanno capire alle due donne che hanno in mano una registrazione audio che rappresentava una giornata del bambino vissuta in maniera diversa rispetto a quanto sostenuto dall’educatrice e dalla dirigente. Così, al termine di un alterco tra le parti, i genitori si recano con l’avvocato di fiducia negli uffici della questura di Cosenza che attualmente ha in mano tutta la documentazione prodotta dalla famiglia. (a. a.)

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