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Maiellaro, amarcord Cosenza: “Lupi nel cuore. Marulla amico vero. Vi racconto il gol alla Viola

Maiellaro, amarcord Cosenza: “Lupi nel cuore. Marulla amico vero. Vi racconto il gol alla <em>Viola</em>“

Abbiamo intervistato Pietro Maiellaro. A Cosenza giocò nella stagione 1993/94 segnando 7 reti in 31 partite di campionato ma regalando al popolo rossoblù uno dei gol più belli visto nell’allora “San Vito”. Quello contro la Fiorentina fu un vero e proprio capolavoro che Maiellaro ricorda così: “Presi palla a centrocampo ma ad ogni dribbling che facevo la gente mi spingeva ad andare avanti”.

 

Un solo anno per rimanere nel cuore della gente di Cosenza. Un solo gol per raggiungere l’immortalità. Pietro Maiellaro, detto lo Zar , fa parte di quei calciatori quasi mitologici degli anni 80 e 90, che oggi fanno tanta nostalgia. Pensare che uno con il suo talento alla fine abbia raccolto molto di meno di quello che avrebbe potuto, lo rende calcisticamente ancora di più affascinante. Come disse Juan Sebastian Veron parlando del Chino Alvaro Recoba: “Non è il più forte di tutti solo perchè non ne ha voglia”. Di Maiellaro si potrebbe dire la stessa cosa. Il fantasista pugliese infatti era capace di giocate sorpaffine e gol sensazionali, così come di lunghi periodi della partita nei quali si vedeva abbastanza poco. (Nella foto contro Maradona ai tempi del Bari).

L’ex calciatore, oggi 55 anni, era un classico numero 10 di quegli anni. Dribbling ubriacante, irriverente, anarchico al punto giusto, poco propenso al sacrificio, talentuoso. Arriva a Cosenza nell’estate del 1993. E’ l’ultimo anno del Presidente Serra. Così come ci racconta: “Cosenza era una buonissima piazza per rilanciarmi. Dopo l’anno di Venezia non ci pensai su due volte a dire sì ai lupi”. In panchina c’era Silipo, anch’egli all’ultima esperienza in rossoblù, ed in campo, ovviamente, Marulla: “Con Gigi siamo stati amici fin da giovanissimi. Eravamo due bambini quando ci siamo ritrovati entrambi ad Avellino. Ci siamo aiutati a vicenda. Eravamo compagni di stanza. E’ stato un periodo bello ma allo stesso tempo duro. Quella in Irpinia fu la prima esperienza lontano da casa e non era facile al tempo. Quando venni a Cosenza devo ammettere che accettati l’offerta anche grazie a Gigi. Mi è dispiaciuto moltissimi non essere stato presente il giorno del suo funerale. Ma resta sempre nei miei pensieri e sono stato felice di aver conosciuto suo figlio Kevin quasi per caso”. Restiamo curiosi e Maiellaro ci racconta l’aneddoto: “Circa due anni fa il Cosenza venne a giocare a Foggia e si fermarono nel mio ristorante di Lucera senza sapere che ne fossi anche io proprietario e senza che io svelassi nulla. Il mio sguardo e quello di questo ragazzo si incrociarono più volte. Mi sembrava una faccia conosciuta, finchè non mi avvinai per dirgli chi fossi e chiedendo soprattutto chi fosse lui. Mi disse che era il team manager del Cosenza e che era il figlio di Gigi. Rimasi senza parole. Non potei far nient’altro che abbracciarlo e scusarmi con lui per non essere stato presente al funerale del papà. Fu un momento molto commovente per me”. Brividi. Ma è solo l’inizio.

Cosa resta a Maiellaro di quell’anno in Calabria? “Cosenza è sempre nel mio cuore. Mi è dispiaciuto perchè quell’anno avevamo una squadra con un grande potenziale ma alla fine dovemmo lottare per salvarci. Se a dicembre avessimo preso un paio d’elementi di categoria, sono certo che avremmo potuto ambire alla promozione. Purtroppo la situazione societaria era nebulosa e la squadra ne risentì”. Un solo anno in riva al Crati condito da 31 presenze in campionato e 7 reti messe a segno. “A fine anno mi chiamò Salvemini che per me era come un padre, e lo raggiunsi a Palermo. Peccato. Se ci fosse stata più tranquillità, mi sarebbe piaciuto rimanere. Resta però un grande rapporto con mister Silipo, con il quale ogni tanto ci sentiamo, e soprattutto l’affetto dei tifosi che sui social sono sempre molto affettuosi con me”. Lo interrompiamo. Resta soprattutto un gol storico. Quello contro la Fiorentina del 12 settembre 1993, dopo aver dribblato mezza squadra. “Quello contro i viola resta uno dei miei gol più belli in carriera. La mia intenzione non era quella lì all’inizio. Presi palla a centrocampo ma ad ogni dribbling che facevo la gente mi spingeva ad andare avanti. Percepivo il loro incitamento. L’azione fu molto veloce ma sentivo i calciatori della Fiorentina che si chiamavano tra di loro su chi dovesse fermarmi. Più avanzavo e più mi esaltavo. Fino a quando arrivai davanti a Toldo battendolo con un bel piazzato. Fu un’emozione indescrivibile. Ancora oggi tutti i miei amici mi fanno rivedere spesso quel gol”. Brividi, parte seconda. (Guarda il video sotto).

 

E pensare che solo due anni prima, proprio a Firenze, Maiellaro s’era giocato, male, la più grande chance della carriera. La Fiorentina, orfana della fantasia di Baggio finito alla Juve un anno prima, lo chiama dopo gli anni meravigliosi di Bari. Rimpianto quello viola? “No. C’erano calciatori fantastici come Batistuta e Dunga in squadra ed ebbi la possibilità di confrontarmi con una piazza importante del calcio italiano. Alla fine giocai comunque diverse partite segnando anche qualche gol. Ma in quegli anni ero uno che decideva troppo d’istinto. Non ero molto riflessivo e diciamo che non mi piaceva soltanto allenarmi”. Andò via dopo una sola stagione, salutando definitivamente la Serie A a 29 anni. “Se devo essere sincero l’unico rammarico che ho della mia carriera di calciatore è quello di non aver esordito in Nazionale. Mi sarebbe bastata una presenza. E pensando tutti quelli che oggi hanno avuto una chance dopo un paio di partite buone, fa ancora più rabbia”.

E oggi, cosa fa Maiellaro? “Oggi sono socio di una scuola calcio, ho altre attività come il ristorante e sono ospite fisso nelle tv locali in Puglia. Ho provato ad allenare ma per il momento sono fermo. Ricomincerei solo se ne valesse davvero la pena”. E di questo Cosenza cosa pensa? “I lupi sono una squadra tostissima ma devono volare bassi. La Serie B è un campionato particolare. Bisogna ascoltare i consigli di un allenatore esperto come Braglia e non bisogna andare con la testa troppo oltre. Sono contento per Sciaudone, che vedevo spesso dal vivo quando giocava a Bari, ma soprattutto per Perina, che ho avuto il piacere di allenare con la Primavera del Bari. La sua freddezza già risaltava da allora nonostante non fosse un portiere con un fisico esagerato come molti che si vedono adesso. Il Maiellaro del Cosenza? Come talento penso che Tutino ne abbia davvero da vendere. Anche se come caratteristiche tecniche siamo abbastanza diversi”. (Nella foto Maiellaro oggi).

Ed il match contro il Foggia come finirà? “Non chiedetemi pronostici ma sarà un banco di prova durissimo. I rossoneri giocano bene e sono affamati di punti. Ci vorrà il miglior Cosenza per uscire indenni dallo Zaccheria”. A proposito, visto la vicinanza dalla sua Lucera, ci sarà anche Maiellaro sugli spalti? “Deciderò domani mattina. Mi piacerebbe salutare qualcuno del Cosenza, ma praticamente non conosco nessuno. Mi sarebbe piaciuto tornare. Da quando sono andato via sono passato dalla città soltanto un paio di volte anche se ho lasciato qualche buon amico con il quale ogni tanto mi sento”. (Alessandro Storino)

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