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Il massone Perfetti vince la battaglia giudiziaria contro l’ex pm Cordova

Il massone Perfetti vince la battaglia giudiziaria contro l’ex pm Cordova

Epilogo della vicenda giudiziaria apertasi dopo un’intervista rilasciata dal massone Antonio Perfetti al Quotidiano della Calabria.

La Cassazione mette fine alla vicenda giudiziaria tra il massone Antonio Perfetti e l’ex procuratore capo di Palmi, Agostino Cordova, dichiarando infondato il ricorso presentato dal togato in pensione nei confronti dell’esponente del Goi, accusato di averlo diffamato in un’intervista rilasciata al Quotidiano della Calabria. Perfetti, per la cronaca, era stato condannato in primo e secondo grado, ma gli ermellini avevano annullato la condanna, rinviando ad un’altra sezione della Corte d’Appello di Catanzaro.

Le fasi processuali

La nuova sezione della Corte d’Appello di Catanzaro aveva assolto il massone Antonio Perfetti perché “il fatto non costituisce reato”. Una sentenza non condivisa dall’ex procuratore Agostino Cordova che si era rivolto nuovamente alla Cassazione. E come nel primo caso, la Suprema Corte ha dato ragione all’imputato. L’assoluzione quindi è definitiva.

Massoneria e mafia

La storia giudiziaria in questione è molto importante da un punto di vista storico, perché aveva riaperto alcune ferite nella magistratura calabrese e non, riguardanti il periodo in cui la procura di Palmi indagò sugli accordi tra massoneria e ‘ndrangheta. Un’inchiesta che fece discutere, creando malumori tra gli stessi togati e aprendo un fronte anti-Cordova, nel mirino di tutta la massoneria italiana. Quella massoneria accusata di aver aperto la porta ai mafiosi, generando la cosiddetta “massoneria deviata”. Intrecci pericolosi, come sosteneva Cordova, che oggi sono al centro ancora una volta della magistratura calabrese. Infatti, nel processo ‘Ndrangheta Stragista si parla dei rapporti tra le due associazioni, mentre la Dda di Catanzaro è interessata agli elenchi sequestrati dalla Finanza su ordine della commissione nazionale antimafia, guidata all’epoca da Rosy Bindi.

Cosa aveva dichiarato il massone Antonio Perfetti?

«Siamo stati oggetto da parte del giudice Agostino Cordova – il quale è entrato nelle nostre case senza alcun permesso, di una dettagliata, minuziosa (…) e l’inchiesta si è chiusa con un nulla di fatto con un’assoluzione e con le dichiarazioni del pm che ha affermato come lo stesso Cordova ha perseguitato gente perbene spendendo i soldi della Giustizia», disse l’avvocato del foro di Cosenza, iscritto al Goi. Parole che avevano portato l’ex pm di Palmi a denunciare Perfetti per diffamazione.

Nel merito della vicenda

La Cassazione, nelle motivazioni depositate pochi giorni fa, non ritiene che le dichiarazioni rese da Perfetti ledano l’operato di Cordova. «Il diritto di critica giudiziaria ha una estensione necessariamente ampia, posto che in democrazia, a maggiori poteri (quali sono quelli riconosciuti al magistrato) corrispondono maggiori responsabilità e l’assoggettamento al controllo da parte dei cittadini, esercitabile anche e proprio attraverso il diritto di critica. Pertanto, è indubbia la ricorrenza, nel caso di specie, del predetto requisito, dal momento che le esternazioni di Perfetti sono espresse in relazione all’esercizio del potere giudiziario».

Per questo motivo, «le esternazioni di Perfetti sono state correttamente ritenute finalizzate a confutare un’indagine percepita come ingiusta e non sorretta da elementi validi, sicché sono state riconosciute scriminate, sotto il profilo della veridicità». Pietra tombale dunque sul caso Perfetti-Cordova. L’imputato è difeso dagli avvocati Enzo Belvedere e Renato Vigna, mentre l’avvocato Michele Miccoli si è costituito parte civile per conto dell’ex procuratore di Palmi. (Antonio Alizzi)

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