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Iole&Patrizia: «Noi donne del branco. Vi raccontiamo il nostro calcio»

Iole&Patrizia: «Noi donne del branco. Vi raccontiamo il nostro calcio»

Iole Perito e Patrizia De Napoli sono le giornaliste per eccellenza del mondo Cosenza. Tra sessismo e calcio ha vinto la loro professionalità.

Iole Perito, portavoce del sindaco di Cosenza, e Patrizia De Napoli, attualmente voce di Radio Cosenza Nord, sono i due volti più noti nel mondo dell’informazione a tinte rossoblù. In passato sono state le responsabili dell’ufficio stampa del Cosenza calcio. Nella giornata dell’8 marzo dedicata alla donna, CosenzaChannel ha deciso di analizzare con loro il legame tra il mondo del calcio e quello femminile. Tante sono le donne che, negli ultimi decenni, hanno assunto ruoli importanti in emittenti radio-televisive, giornali on line e cartacei e assunto responsabilità istituzionali come Cristina Capotondi, vice presidente della Lega Pro o Evelina Christillin, membro del consiglio della FIFA.

Negli ultimi decenni il calcio è diventato un sport praticato, anche, dalle donne. Nazionali, club vari si sono adeguati, componendo rose che si sfidano in campionato uguali alle competizioni “tradizionali”. Ad oggi, com’è il legame tra il calcio ed il mondo femminile?
PATRIZIA DE NAPOLI: «Ogni sport può avere la “versione” femminile. Anche il rugby. Non ne faccio una questione di sesso. A prescindere. Certo il calcio non è un gioco da signorine. Bisogna avere una forza fisica, anche, perché i campi regolamentari sono abbastanza grandi. Oggi con allenamenti adatti la donna si può adeguare a qualunque sport, calcio compreso»
IOLE PERITO: «Negli ultimi anni il rapporto donne-pallone è molto cambiato, anzi, migliorato. Le donne si stanno facendo strada in generale ovunque. In tutti i settori dove possa esserci un’immagine naturalmente la donna ha grande spazio. Anche in merito ai contenuti ci sono donne, e questo è stato ampiamente trattato sui giornali nazionali, si stanno facendo largo nel mondo del calcio non solo come semplici statuine, ma con dei contenuti, una preparazione specifica. Detto questo, dico che per quanto mi riguarda il mondo del calcio resta uno dei mondi più maschilisti e sessisti in assoluto. E’ una mia opinione, comunque».

Settimane fa Fulvio Collovati, nel corso di una trasmissione televisiva della Rai, ha detto che le donne non capiscono alcunché di tattica. Al riguardo cosa pensate?
PATRIZIA: «Ognuno deve avere il suo ruolo. Quello di Fulvio Collovati è quello di giocare a calcio, in un rettangolo di gioco. Solo quello può fare. Per il resto lasciasse fare a uomini e a donne».
IOLE: «Fulvio Collovati ha espresso, senza alcun dubbio, una affermazione infelice e retrò, da vecchio conservatore anziché campione contemporaneo, che avendo vinto i Mondiali dell’82  – proprio quei Mondiali – resta nell’immaginario collettivo come un eroe e dunque a maggior ragione da lui ci aspettiamo che dica cose sensate e rispettose. È da idioti precludere a qualcuno, uomo o donna che sia, di parlare di qualcosa solo perché l’argomento non gli apparterrebbe per via del genere sessuale. Le donne oggi vanno sulla luna, vincono dei Nobel, pilotano aerei, e vogliamo che non parlino con cognizione ad esempio di un 4-4-2? Che poi, magari, l’ideale di femminilità di Fulvio Collovati non sia proprio una donna che tratta di calcio, beh, quello è un altro discorso, anzi, è un problema suo. Ma sta di fatto che è stato irriguardoso e offensivo. Dovrebbe guardare alle specifiche competenze di chi ha davanti, non generalizzare in base al fatto che chi parla di moduli abbia il rossetto o meno».

Wanda Nara è forse la donna che si è insinuata nel “club” più maschile del calcio, ovvero quello dei procuratori. Cosa pensate della vicenda che interessa lei, suo marito Mauro Icardi e l’Inter?
PATRIZIA: «Intanto, non è questione di sessismo le critiche che vengono fatte a Wanda Nara. Assolutamente. Ci sono tanti procuratori non amati, come Mino Raiola, il fratello di Higuain. A prescindere dal sesso. Ne faccio una questione di ruolo. Essendo la moglie di questo calciatore, parla probabilmente un po’ troppo. Ci sono delle situazioni che vanno chiarite nello spogliatoio. Soprattutto con il ruolo che lei si ritrova, quello di opinionista la domenica sera a Tiki Taka, non dovrebbe parlare male dei compagni del marito, non dovrebbe parlare male della società dalla quale mangia. Che faccia il bene del suo assistito e che deve incassare più soldi ci sta, ci mancherebbe. Però, né accetto né apprezzo che lei pubblicamente dia opinioni, ma giudichi compagni e dirigenza dell’Inter».
IOLE: «Lei è il simbolo di tutto quello che ho appena detto. Lei ha osato, non solo entrare nel mondo del calcio, quindi, non solo la bella statuina, presentatrice messa la con le gambe lunghe e bella da guardare. Lei è entrata nella sacralità del mondo del calcio, delle trattative, che è quello che decide, scardina un sistema. Questo i maschi non te lo perdonano».

Com’è stato il rapporto tra voi due e l’ambiente rossoblù agli inizi del vostro lavoro?
PATRIZIA: «E’ stato sempre abbastanza positivo. Sono stata sempre dalla parte del tifoso. Una giornalista alquanto atipica. Vicina ai tifosi e non mantenendo quel distacco professionale che, invece, hanno i miei colleghi. E’ vero che se mi vedevano parlare con un calciatore partiva la battutina, il commento per finire al pettegolezzo. All’inizio mi davano fastidio. Nel tempo, sono passati più di 30 anni, ho capito che la città parla. Anche da addetto stampa. Ho avuto un bel rapporto con la tifoseria. Se devo essere sincere, non sono una che caratterialmente abbassa la testa a prescindere. Se vedo la cosa che non mi piace, ne ho parlato con chiunque. Che potesse essere un presidente, dirigente. In quanto donna sono stata sempre trattata bene».
IOLE: «Credo di aver vissuto una stagione che non esiste più. Un giornalismo di marciapiede, di strada. Si andava, sempre, agli allenamenti del Cosenza calcio per riportarli successivamente in redazione. Non so dire in modo oggettivo com’è andato realmente. Perché o incontri degli imbecilli o delle persone intelligenti. Racconto un aneddoto: quando sono stata nominata addetto stampa del Cosenza calcio, un collega, molto più grande di me, mi disse con disincanto: “sono andato a protestare con la società, perché secondo me una donna non può fare l’addetto stampa del Cosenza”. Risposi che erano problemi suoi. Ho sempre reagito con il mio lavoro. Un giorno questo giornalista venne allo stadio a seguire un allenamento insieme alla figlia. Era la prima volta che incontravo questa ragazza. Alla fine lei guarda il padre, davanti a me, dicendogli: “papà io da grande voglio diventare come lei”. Per me quella è stata una grandissima vittoria».

Il calcio storicamente è stato uno sport maggiormente letto e raccontato da maschi. Rispetto a queste firme, cosa può notare in più l’occhio femminile?
PATRIZIA: «Senza ombra di dubbio il lato emozionale. Il dettaglio della partita. Non guardo quasi mai i 90 minuti, il risultato finale. A me piace il pre-partita, osservare le persone quando entrano in campo, l’esultanza di un goal».
IOLE: «Le sfumature. Una donne le coglie sempre. Personalmente non mi piaceva scrivere le cronache delle partite… al minuto tot accade questo. Detesto chi mi annoia, figuriamoci se voglio annoiare la gente. Gigi Marulla mi diceva sempre che gli piaceva leggere le mie cronache. Mettevo il colore, i sentimenti. Anche quando commentiamo in televisione. Un uomo il calcio lo pratica. Si immedesima nel calciatore che sbaglia un goal sottoporta. Le donne che commentano in genere non giocano a calcio».

Ultima domanda. Quale calciatore, allenatore e momento della vostra carriera da giornaliste al seguito dei Lupi ricordate con affetto?
PATRIZIA: «Giocatore in assoluto è Gigi Marulla. Non c’è un allenatore in particolare. Ricordo Roselli per la Coppa Italia Lega Pro, Braglia per la promozione in B. Però il primo allenatore che ricordo come emozione forte è Gianni Di Marzio, avendo vissuto la promozione 87/88. Momenti belli ce ne sono stati tanti. Forse è paradossale, ma mai ho pianto come il 31 luglio 2003».
IOLE: «Ho tanti amici calciatori. Tra i migliori ci sono Mark Edusei, Stefano De Angelis e Vincenzo Riccio. Come allenatore Mimmo Toscano. Venne esonerato quando ero addetto stampa, tra le altre cose, nel giorno di pasquetta. Fu duro…anche presentare Glerean. Per il momento, non dimenticherò mai la promozione in B del’87-88, però, andando in ordine cronologico quello che mi viene subito in mente è Pescara. Indimenticabile. Una città intera che si muove. Ogni tappa era come se Cosenza fosse in ogni regione italiana. Sono momenti in cui la città ritrova unione ed identità». (Giulio Cava)

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