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ACHERUNTIA | Il ministero revoca il 41bis a Giuseppe Perri

ACHERUNTIA | Il ministero revoca il 41bis a Giuseppe Perri

Sarà un detenuto come gli altri Giuseppe Perri, ritenuto dalla Dda di Catanzaro boss di Acri.

Prima della sentenza di condanna nel processo “Acheruntia”, Giuseppe Perri aveva avuto l’applicazione del 41bis, ovvero la norma dell’ordinamento penitenziario che regola il carcere duro. Viene dato a coloro i quali hanno un ruolo di vertice nel clan di appartenenza e nel caso di Perri la Dda di Catanzaro ritiene che lui sia a capo della cellula del clan Lanzino di Cosenza, operante nel territorio di Acri. Per lui e per Angelo Gencarelli, nasce l’inchiesta “Acheruntia”, che travolge tutta la politica cittadina.

A distanza di tre anni dal giorno in cui Giuseppe Perri si apprestava a cambiare cella, isolandosi dal resto dei detenuti, il ministero della Giustizia ha revocato il 41bis, in quanto il tribunale di Cosenza in primo grado lo aveva assolto dall’accusa di associazione mafiosa. Un contesto, quello criminale, che è parte della sua vita carceraria visto che si trova dietro le sbarre anche per l’omicidio di mafia del mammasantissima Antonio Sena. Una condanna a 20 anni già passata in giudicato.

Sulla revoca del 41bis, soddisfatti i suoi legali, vale a dire gli avvocati Giuseppe Manna, Marcello Manna e Luca Acciardi. (a. a.)

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