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Tentò di uccidere la moglie, revocati gli arresti domiciliari

Tentò di uccidere la moglie, revocati gli arresti domiciliari

Il Tribunale di Castrovillari ha rimesso in libertà il 55enne rossanese T. S., sottoposto a misura cautelare con l’accusa di tentato omicidio aggravato ai danni della moglie.

Secondo la prospettazione accusatoria, l’uomo avrebbe colpito la moglie al capo con un martello per chiodi procurandole una ferita lacero contusa al cuoio capelluto, compiendo atti idonei e diretti in modo non equivoco a cagionarle la morte e non riuscendo nell’intento per cause indipendenti dalla propria volontà.

Le accuse all’uomo

All’imputato si contestano anche le aggravanti di aver commesso il fatto contro il coniuge e di aver agito per futili motivi sulla scorta di alcune dichiarazioni rese dallo stesso al momento dell’arresto effettuato dai carabinieri. Proprio i militari intervenuti sul posto, nel corso della perquisizione all’interno della camera da letto dei coniugi, avevano riscontrato la presenza di macchie, verosimilmente di sangue, e di un martello occultato individuato quale arma utilizzata per l’aggressione.

Nell’immediatezza la vittima veniva trasportata presso il Servizio di Pronto Soccorso del Centro Spoke di Corigliano Rossano – U.O.C. di Medicina e Chirurgia d’Accettazione e Urgenza – dove veniva visitata e refertata per trauma per riferita aggressione.

A supportare il quadro accusatorio anche le dichiarazioni di una vicina di casa, che nell’immediato sentì la donna urlare “Mi ha ammazzato, mi ha ammazzato” e intervenne per tamponare la ferita in attesa dei soccorsi, la quale riferì che almeno due o tre volte a settimana sentiva i due coniugi litigare pur non essendo in grado di indicarne i motivi.

La nuova misura cautelare

Sottoposto inizialmente alla custodia cautelare in carcere, il Gip aveva poi disposto il regime dei domiciliari. Ora, in accoglimento dell’istanza della difesa, rappresentata dall’avvocato Francesco Nicoletti, residua all’imputato un divieto di avvicinamento all’abitazione e ai luoghi frequentati dalla parte offesa.

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